BENI Inesistenza del compratore o vendita avvenuta? Forse è morto, forse no. Comunque il ricchissimo magnate russo che attraverso il suo intermediario avrebbe dovuto acquistare l'archivio Vasari per la cifra iperbolica di centocinquanta milioni di euro, sembra essere sparito. E l'affare per i venditori (l'archivio è privato pur se sotto tutela della soprintendenza e con un vincolo pertinenziale che lo lega indissolubilmente alla Casa dell'artista che si trova ad Arezzo), probabilmente sfumato. Ma il giallo si complica. Secondo Alberto Marchetti, legale dei proprietari, l'affare «è stato fatto in proprio, non per conto terzi. Basta leggere il contratto. Non abbiamo nessuna comunicazione che il compratore sia diverso da quello che ha siglato l'accordo». Oggi l'avvocato andrà in Russia; salvo ulteriori colpi di scena però, l'indagine aperta dalla procura potrebbe chiudersi per un «vizio di forma» della trattativa: inesistenza del cliente. Nonostante l'assalto delle tv e lo stress «da notizia» per un patrimonio storico e un luogo (la Casa Vasari) che di solito non conquistano la ribalta mediatica, la soprintendente ai beni archivistici della Toscana Diana Toccafondi affronta volentieri la questione, puntando soprattutto su un fatto: in Italia, degli archivi - tesoro della memoria inestimabile - si parla poco e si sa ancora meno. Non si conosce per esempio tutto il lavoro che c'è dietro ogni carteggio conservato, la solerzia con la quale i funzionari dei beni culturali seguono le vicende (e prevengono le loro «patologie») di lettere, conti, ricordi di personaggi del passato, al centro di intrecci di piccole storie private e di quelle più grandi. Così, l'archivio Vasari - carte private, appartenenti al conte Giovanni Festari, ultimo erede della famiglia Spinelli, deceduto il 17 ottobre scorso - non è andato perduto anche grazie alla lungimiranza del Vasari stesso e dei suoi nipoti (i testi erano stati messi in ordine dai famigliari fino al 1687, poi molti vennero venduti e dispersi). Ma queste trentuno unità documentarie «sopravvissute» - tre sono finite a Yale - hanno avuto una vita tempestosa. Ritrovate nel 1908 in casa del conte Luciano Rasponi Spinelli, «beni contesi» per decenni con la Pia Fraternita dei Laici di Arezzo, vennero in seguito notificate a causa del loro interesse storico. Il conte le consegnò nel 1921 in «deposito perpetuo» presso la Casa Vasari (immobile che lo Stato aveva acquistato nel 1915, adibendolo a museo), costituendo così un unicum nel suo genere. Il deposito perpetuo è però diventato l'oggetto di un contenzioso legale con gli eredi e il 6 luglio 2005 è stato revocato, con tanto di riconsegna formale a Giovanni Festari. Riconsegna mai avvenuta perché a salvare l'archivio e le sue diciassette lettere con un Michelangelo anziano («Messer giorgio, amico caro, voi direte ben che io sie vecchio e pazzo, a vole' far sonecti; ma perché molti dicono ch'i son rimbambito, ò a far l'ufficio mio....»), le missive al Granduca di Firenze, i carteggi con la cancelleria papale, i registri dei conti, è stato il vincolo pertinenziale, quello che dal 1994, grazie ad un decreto Ronchey, lo lega alla Casa del pittore, architetto e storico dell'arte. «Non si può dare solo una valutazione economica di questo patrimonio, anche se appartiene ai privati - spiega la soprintendente Toccafondi - Il valore aggiunto è proprio il posto dove si trova. E naturalmente, meno che mai può uscire dai confini dello Stato». Anche l'architetto Agostino Bureca, soprintendente ai beni storico-artistici di Arezzo, insiste sull'importanza di quel vincolo provvidenziale che, impugnato dai proprietari, è stato confermato con una sentenza del Tar della Toscana. Resta l'incognita del futuro: un ministro potrebbe cambiare quel decreto ma, afferma Bureca, «è un'ipotesi tutta da verificare. Qui non si tratta di un vincolo paesaggistico, quindi di un bene in continua evoluzione. Il collegamento fra archivio e edificio architettonico è qualcosa di costitutivo. In Italia non si riscontrano situazioni analoghe». Casa Vasari, comprata dal pittore appena trentenne, è oggi un museo che è anche un raro esempio di casa d'artista del Rinascimento. Oltre a affreschi, dipinti e opere di manieristi, vanta anche un giardino all'italiana e un «orto», già in essere ai tempi del Vasari. Restaurata in passato, necessita però di altri lavori di consolidamento. Se questi verranno finanziati con un progetto speciale (i fondi ordinari del ministero, decurtati drammaticamente, non lo permetterebbero) la Casa si preparerà a festeggiare il 2011, cinquecentenario vasariano. Foto: PARTICOLARE DELLA CASA VASARI