VENEZIA - Non sarà colpa di quell'infilata di film «rossi» uno dietro l'altro approdati all'ultima Mostra del Cinema, neanche fosse il porto rifugio della sinistra: i «vecchi» Montaldo e Maselli, i «giovani» Placido e Tornatore, seppure prodotti dalla Medusa del premier. Non sarà colpa di una Biennale d'arte poco amata dal ministro, che quando la visitò, in giugno, guardò solo il Padiglione Italia che aveva fortemente voluto e il Padiglione Venezia perché l'aveva invitato Galan, snobbando le scelte del curatore Birnbaum. Piuttosto, dopo un anno e mezzo alla finestra a rimirare i successi di un uomo non suo come Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia nominato da Francesco Rutelli, al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi sarà un po' venuta a noia la pletora di lamentele che da centrodestra gli rimproveravano che alla guida di un'istituzione alla quale il ministero elargisce molto e dove conta pochino bisognava mettere un «proprio » uomo. Così, dopo settembre, quando si erano diffuse le prime voci, ieri il brusio - complice un articolo di «Italia oggi» che dava in pole position Alain Elkann - è diventato un vociare talmente alto che il ministro non ha potuto fare a meno di rispondere, dicendo che no, lui non pensa assolutamente a «spedizioni punitive», ma da tempo sta ripensando «compiti e funzioni della Biennale», oggetto da parte sua di una «profonda riflessione». Tradotto: il ministro sta pensando a cambiare lo statuto, l'unico mezzo che gli permetterebbe di azzerare il consiglio d'amministrazione - composto, oltre che da Baratta, da Massimo Cacciari, Franco Miracco, Amerigo Restucci e Giuliano da Empoli - e ricominciare con uomini suoi. Tempi? Presto, molto presto. Quanto a settembre sembrava dunque lontano, oggi appare improvvisamente più concreto. Complici anche le scadenze elettorali: Cacciari è lì in quanto sindaco di Venezia, quindi a marzo sarà sostituito dal nuovo primo cittadino; Miracco, se Galan non sarà riconfermato governatore, subirà la stessa sorte. Quanto a Restucci, rappresentante della Provincia, è lì perché la nuova amministrazione a guida leghista non ha ritenuto di doverlo sostituire, ma è chiaro che un cambio non dispiacerebbe a nessuno dalle parti di Ca' Corner. Infine a da Empoli, in quota ministero: anche lui è stato nominato da Rutelli e perciò da tempo e da molte parti gli si chiedevano dimissioni mai arrivate. Circolano anche i nomi: oltre a Elkann, Luca Barbareschi e lo stesso Galan. Ce n'è abbastanza per fare una previsione non troppo azzardata: un autunno caldissimo per la Biennale, con uno statuto molto complicato da riformare. Comune e Regione ieri hanno fatto quadrato. «Leggo esterrefatto - ha scritto ieri Cacciari - un articolo di 'ItaliaOggi' che riporta una frase in cui una non specificata fonte comunale affermerebbe che 'ogni momento è buono per far saltare la poltrona che oggi è affidata a Paolo Baratta'. Si tratta di parole prive di senso, mai pensate né da me né da alcuno dell'amministrazione comunale, offensive non soltanto nei confronti del presidente Baratta che conosce benissimo la mia stima e la mia amicizia, ma anche del ministro Bondi, estraneo a ogni pratica da spedizione punitiva». Stesso tono per Miracco: «Nessuno ha mai messo in dubbio la correttezza istituzionale e l'onestà intellettuale del ministro Bondi, che è persona assolutamente contraria a colpi di mano. D'altra parte, il ministro si è dimostrato particolarmente attento e sensibile a tutto ciò che potesse essere d'aiuto e di sostegno alla Biennale. La Regione in anni recenti, per merito del presidente Giancarlo Galan, si è attivata in modo significativo a vantaggio di attività e di iniziative che hanno di sicuro ridato grande prestigio alla più importante istituzione culturale italiana. Un ritrovato prestigio il cui merito non può essere disgiunto dall'impegno di Baratta». Le parole di Bondi, però, dicono molto bene come stanno le cose: «Sono e sarò estraneo durante tutto il mio mandato a qualsiasi pratica da 'spedizione punitiva'. Cosa diversa tuttavia è l'opportunità di ripensare ai compiti e alle funzioni della Biennale. Compiti e funzioni sui quali, da tempo, ho avviato una profonda riflessione e che intendo proseguire ascoltando naturalmente le proposte di tutti gli Enti Locali interessati».