Il giallo La misteriosa morte dell'acquirente, l'altolà di Mosca. L'avvocato degli eredi: «Noi andiamo avanti» Non solo la vendita dell'archivio. L'archivio Vasari è solo una tessera, nemmeno la principale, di un gigantesco mosaico d'affari immobiliari e finanziari italo-russo che parte da Roma e approda a Mosca: miliardi di euro, cifre astronomiche e non ancora quantificabili. Nelle prossime ore partiranno da Roma per la capitale russa l'avvocato romano della famiglia Festari, Alberto Marchetti, con Enrico De Martino, imprenditore e procuratore nella vendita delegato dal conte Giovanni Festari poco prima della sua morte. Ma ci saranno anche altri professionisti (progettisti, legali internazionali) che avranno nelle loro borse le planimetrie e i progetti, quasi pronti per l'attuazione, di un centro commerciale da 45mila metri quadrati (con tue torri per uffici alte settanta metri l'una) da realizzare, con capitali italo-russi, molto vicino al centro storico di Mosca. Capogruppo dell'intera vicenda (assicura l'avvocato Marchetti) proprio la holding industriale russa Ross Engineering Group , che ieri sul «Corriere della Sera» ha annunciato da Mosca, attraverso il presidente del Consiglio di amministrazione Vasilij Stepanov, di non voler più acquistare l'archivio Vasari per 150 milioni di euro dopo la scomparsa di un oligarca russo, che sarebbe stato il vero e finale destinatario dell'affare legato a quello straordinario bene culturale. Ma Enrico De Martino solo per qualche giorno è stato il «delegato del conte Festari», probabilmente nel nome di una vecchia amicizia in base alla quale aiutò (come socio di capitali) il nobile toscano a uscire dai suoi guai col fisco e a chiudere una pendenza da 400mila euro. Nella vita quotidiana, in realtà, con la sua EDM Consulting , Enrico De Martino è un attivo imprenditore che si occupa di grandi affari immobiliari italiani e internazionali. Sostiene l'avvocato Marchetti: «Per gli eredi Festari non c'è nulla di nuovo né una notizia ufficiale da Mosca in più. Quello firmato il 9 settembre, vorrei chiarirlo una volta per tutte, non è un compromesso né una ipotesi di accordo. È in tutto e per tutto una 'proposta irrevocabile di acquisto' e un 'accordo di trasferimento' del titolo di proprietà comunicato al ministero per i Beni culturali, firmato in due lingue il 9 settembre e confermato e registrato presso il Consolato italiano di Mosca due giorni dopo, l'11 settembre. C'è, in quella data, la firma dei responsabili della Ross Group . Il che dimostra la loro volontà di acquistare anche due giorni dopo l'ipotetica morte del non meglio precisato oligarca russo di cui il 'Corriere della Sera' ha parlato. E del quale noi non sappiamo nulla. Per quanto ci riguarda, è un affare concluso » . La proposta di acquisto, afferma l'avvocato Marchetti, potrebbe «essere interrotta solo se lo Stato italiano manifestasse l'intenzione di ricorrere al diritto di prelazione, cioè acquistando l'archivio. Ma...». E qui c'è un altro colpo di scena: Marchetti assicura che i suoi interlocutori russi, attraverso non meglio identificate fonti italiane, già saprebbero che il ministero per i Beni e le attività culturali avrebbe deciso di non ricorrere a questo diritto. Ieri dal ministero non è uscita nemmeno una riga sul caso Vasari. A riprova che la proposta irrevocabile avrebbe tutti i crismi di un accordo già concluso, nell'atto è allegata una lettera di garanzia della Sberbank , forse la più grande banca russa, che assicura a Festari l'adeguata copertura finanziaria. Il contratto ospita un passaggio particolare: la procura a vendere del conte Festari, poi scomparso il 17 ottobre, risale al 7 settembre e la vendita a due giorni dopo. Perchè? Nessun giallo, assicura Marchetti: «Il precedente accordo, notificato alla soprintendenza archivistica per la Toscana, ad avviso di quegli uffici era incompleto. Festari, a intesa già raggiunto, volle essere sicurissismo di ogni particolare. Stava già molto male e decise di appoggiarsi a chi comunque potesse rappresentarlo in ogni momento». Ma il giallo non finisce qui. Stando a quanto dichiara Marchetti, i quattro figli eredi del conte Festari (Francesco, Antonio, Tommaso e Leonardo) avrebbero già deciso di vedere chiaro nella sparizione di alcune porzioni dell'archivio, avvenuta prima del 1990, cioè quando il conte ritrovò per caso tra le carte di sua zia Flora Rasponi Spinelli, di cui era erede, l'effettivo titolo di proprietà di quel bene: «Un fascicolo è sparito e non è mai più riapparso, chissà dov'è». Tra queste carte c'è sicuramente un foglio volante piegato che porta impresso la xilografia ovale in legno dell'immagine del Vasari, poi posta in testa all'autobiografia vasariana, e un piccolo disegno dello stesso Vasari. Mancherebbe anche un appunto di Marcantonio Vasari, nipote di Giorgio, che conteneva l'elenco di tutte le opere lasciate incompiute dall'artista al momento della morte. «Invece una parte dell'archivio continua Marchetti è stata prima trafugata poi, diciamo, 'indirizzata' verso una grande università americana che ora la custodisce nei suoi archivi. Attiveremo tutti i canali legali per rientrarne in possesso». Marchetti non indica l'ateneo statunitense. Ma nei giorni scorsi, ad Arezzo girava insistentemente una voce: la storica università di Yale, custode di altri documenti vasariani, avrebbe offerto 50 milioni di euro per acquistare l'intero archivio Vasari. Infine, una lite. Ieri fotografi e telecamere della Rai sono stati autorizzati a riprendere l'archivio. Marchetti sbotta: «Gli eredi sono irritatissimi, quel bene è privato, non appartiene allo Stato. Si tratta di un gesto della Soprintendenza archivistica a dir poco inopportuno: non esisteva alcun permesso da parte nostra. Ci faremo vivi con i vertici politici e amministrativi del ministero». Ma se davvero i russi si tirassero indietro? Marchetti: «Sono abituato ad affrontare problemi simili solo quando, e se, si presentano davvero...».