parla il segretario ligure dei centristi Genova. Il «mezzo colpo di scena» - lo definisce così Gianni Plinio dai banchi dell'opposizione di centrodestra - irrompe in consiglio regionale qualche minuto prima di mezzogiorno: l'Udc non vota il piano casa, «non fa mancare il numero legale», come spiega il segretario ligure Rosario Monteleone (che è pure vice presidente del consiglio regionale) per l'occasione seduto accanto ai colleghi di maggioranza, ma neppure «può accettare questo disegno di legge». Poi mentre in aula scorrono le relazioni di maggioranza e di minoranza, Rosario Monteleone improvvisa una conferenza stampa per spiegare. Già perché quel no suona come una presa di distanza. Futura più che attuale. Perché oggi, tecnicamente, l'Udc è anima libera e indipendente rispetto alla maggioranza di centrosinistra, e il fatto che poi spesso finisca per votare in sintonia con la maggioranza di Burlando si verifica poiché nel 2005, un'era geologica fa della politica, sia Rosario Monteleone sia l'altro esponente del partito di Casini, Luigi Patrone, erano stati eletti con altri simboli, Margherita il primo e Gente di Liguria il secondo, componenti a pieno titolo della coalizione di Claudio Burlando. Monteleone, cosa non la convince di questo piano casa? «Questo strumento, che è importantissimo per lo sviluppo della Liguria, portato al voto in questo momento pre elettorale, è vittima dei veti incrociati. Si stanno litigando tutti, tutti vogliono qualcosa, dal centrodestra agli ambientalisti. A nostro avviso era meglio prendere un bel respiro e rimandare tutto». Rimandare a quando? «A maggio, subito dopo le elezioni. Si poteva riportare il piano in commissione Territorio e Ambiente e lasciarlo lì, con l'impegno di riprenderlo come primo punto del programma della nuova maggioranza. Uno stop di qualche mese non avrebbe cambiato le sorti dell'economia ligure e neppure quelle delle famiglie, ci sarebbe stato il tempo di riflettere a mente fredda, aggiustare il tiro sul alcuni aspetti e consegnare ai liguri un piano migliore, più completo che serva davvero allo sviluppo della regione. Ho sperato di poter ricondurre alla ragionevolezza il consiglio regionale e francamente mi dispiace che il buon senso non sia prevalso». Quindi secondo l'Udc questo non è un piano casa organico. I motivi? «L'Udc è contro le colate di cemento e lo abbiamo detto. Non va bene mettere dentro il piano casa tutto quello che può saltare in mente, ma neppure niente di quello che serve». Faccia qualche esempio. «Questo piano non parla, ad esempio, del recupero del patrimonio edilizio esistente. Eppoi perché escludere dai benefici del piano casa le strutture artigianali, industriali ed agricole? In più c'è questo emendamento che da' la possibilità ai Comuni, entro 45 giorni, di ampliare la zona di inoperatività del piano casa. A questo punto l'Udc si domanda a cosa serva il piano casa della Regione, quando poi i comuni lo possono riscrivere in meno di un mese e mezzo». Suona come una presa di distanza da una possibile coalizione con Claudio Burlando per le prossime regionali. «Questa vicenda conferma quello che dico io: non si può andare al voto semplicemente riproponendo una rivincita tra Sandro Biasotti e Claudio Burlando. Ci vogliono elementi di novità. Capisco anche che la questione di oggi (ieri, ndr) non aiuta il dialogo. Ma non è Monteleone che tira le cose per le lunghe per alzare il prezzo, come sento dire in giro, è che ci vogliono idee nuove, elementi nuovi. Altrimenti l'Udc, lo abbiamo detto, va per la sua strada». Al. Cost. 29102009