ROMA C'è chi ha chiesto il Palazzo Reale di Napoli per una festa di matrimonio e chi è disposto a pagare migliaia di euro per una visita privata alla Galleria dell'Accademia di Firenze. Per non parlare delle schiere di medici, dirigenti di multinazionali, professori, convegnisti di vario calibro che chiudono i lavori di seriosi congressi in spazi storici affittati per l'occasione, luci soffuse e cena servita tra finestre rinascimentali o antichi capitelli. Perché se il Louvre viene affittato a privati anche in ltalia i musei possono essere dati in concessionequesto è il termine esatto spazi ristretti, certo, attività controllate, senza dubbio, di sicuro un business per le sovrintendenze che magari ci pagano le bollette. «Permettiamo solo foto di matrimonio nel cortile della Ca' d'Oro», spiega Giovanna Nepi Scirè, sovrintendente speciale del polo museale veneziano. . «Spesso ci chiedono di poter fare anche del catering ma evitiamo, ci dicono che il buffet è freddo e poi è caldo, lo trovo scorretto, portano le cucine, non si può fare. Noi non cediamo il museo ma solo il cortile, per un prezzo che va dalle 200 alle 500 euro. Altra occasione di concessione ai privati sono le visite privilegiate, per gruppi. Le attività sono limitate, i nostri musei non hanno grossi spazi, non hanno quinte». Da Venezia a Roma a Napoli, il business del bene culturale in affitto ha preso piede, fa prestigio, si paga la cornice maestosa, l'atmosfera esclusiva, l'odore di cultura. «Ci sono proposte che non prendiamo neanche in considerazione come la promozione di prodotti», dice Mimma Sardella, direttore al Palazzo Reale di Napoli. «Ci sono stati personaggi pubblici importanti che ci hanno chiesto spazi per feste private a cui abbiamo detto no, il museo non è un albergo, le iniziative devono avere una valenza culturale. Le richieste vengono valutate di voltata volta. Gli spazi che concediamo sono quelli più adatti come il Teatro di Corte. Molte richieste ci vengono anche per festeggiare la chiusura di congressi, sono soprattutto medici». Tutto partì dalla legge Ronchey del 199394 che stabilì un tariffario per ogni tipo di iniziativa. Allora si partiva da un milione e mezzo delle vecchie lire per «cortili e giardini» fino a cinque milioni per spazi con «arredi storici e decorazioni». Oggi tutti i prezzi sono modifìcati e il nuovo Codice dei beni culturali del ministro Urbani dovrà mettere ordine in tutta la materia. La decisione finale però per "l'affitto" spetta alla sovrintendenza. «L'idea è buona, sono stata tra i primi a utilizzare la legge Ronchey e le persone sono entusiaste», spiega Franca Falletti che dirige la Galleria dell'Accademia a Firenze, quella del David di Michelangelo. «Di richieste ce n'è abbastanza, spesso sono visite private per gruppi particolari che terminano con un rinfresco. I musei non nascono per questo ma ci sono spazi più adatti, dove non ci sono dipinti e oggetti e allora è possibile fare qualcosa ma bisogna ogni volta ricordare ai clienti che il museo non è una sala da ballo». Musei in affitto, un business in crescita anche se i controlli non mancano. Per esempio la splendida terrazza Caffarelli, a Roma, accanto ai musei capitolini, è molto richiesta ma non tutti possono averla. «Non l'abbiamo mai affittata per matrimoni», dice Fulvio Vento, presidente di Zetema, società che gestisce beni culturali a Roma e non solo. «È stata concessa a società per serate di rappresentanza, eventi di una certa sobrietà, siamo liberi ma all'interno di regole della sovrintendenza». Sovrintendenze che spesso si lamentano: «Si crea una discriminazione tra grandi e piccoli musei, tra quelli centrali e quelli di periferia», dice Nicola Spinosa, sovrintendente del polo museale napoletano. «Si corre il rischio che la copertura delle spese non arrivi più da fondi statali o regionali ma solo dagli introiti della legge Ronchey».
Il sogno di dire sì a Palazzo Reale; musei in affitto, il nuovo business
In Italia, i musei vengono spesso affittati a privati per eventi come matrimoni e congressi. Le sovrintendenze culturali valutano le richieste e concedono spazi storici, come cortili e giardini, per un prezzo che varia da 200 a 500 euro. Il business del bene culturale in affitto è in crescita, ma i controlli non mancano. Le sovrintendenze spesso si lamentano di discriminazione tra grandi e piccoli musei, e si preoccupano che la copertura delle spese non arrivi più da fondi statali o regionali. Alcuni direttori sovrintendenti spiegano che i musei non sono destinati a essere alberghi, e che le iniziative devono avere una valenza culturale.
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