Un giallo la vendita delle carte dell'artista. Il facoltoso russo vittima di un incidente il 9 settembre Il morto c'è. Anzi due, nel giro di un mese. Non mancano poi le strane coincidenze che Agatha Christie farebbe considerare come indizi all'investigatore Poirot. Insomma, gli ingredienti del giallo internazionale ci sono tutti nell'affare da 150 milioni di euro che riguarda la misteriosa compravendita dell'archivio vasariano di Arezzo. Il caso scoppia subito dopo la morte del conte Giovanni Festari, avvenuta nella sua villa di Chianni il 17 ottobre. I quattro eredi annunciano che il padre, prima del decesso, aveva raggiunto un accordo con la holding Ross Group di Mosca, la quale era disposta a mettere sul piatto 150 milioni di euro per avere in documenti storici di famiglia, molti dei quali autografati da Giorgio Vasari e da Michelangelo: un archivio che contiene anche molte epistole tra Vasari e i papi del tempo. L'offerta è clamorosa: prima di tutto per la cifra ingente, considerato anche che sull'archivio pesa un vincolo del Ministero che ne impedisce il trasferimento fuori dalla casa museo di Arezzo. Ma il vero problema riguarda le casse dello Stato: se l'Italia non vuole perdere la proprietà di quelle carte deve pagare agli eredi almeno i 150 milioni di euro offerti dai russi. Apriti cielo! Divampano le polemiche che finiscono anche in Parlamento. Possibile che ci siano davvero persone disposte a pagare un'enormità per delle carte che non possono avere con sé? E perché? La risposta può arrivare solo dalla persona che ha dato mandato di trattare con il conte defunto. Ma, per una strana coincidenza, anche il misterioso acquirente russo sarebbe morto. E quando è avvenuto questo secondo decesso? Anche qui le coincidenze si sprecano: il misterioso oligarca cresciuto in Armenia con la passione del Vasari, sarebbe morto il 9 settembre. E ora che succede? «L'archivio non lo acquistiamo più» dice al Corriere della Sera Vasilij Stepanov, presidente della La Ross Group, il quale conferma l'offerta: «Si era rivolto a me un vecchio amico conosciuto all'università ma ormai, dice, il caso è chiuso». Subito contraddetto dai legali degli eredi, in primo luogo l'avvocato Cosulich, che ieri sera al Tg3 ha dichiarato che non è vero che sia saltata la trattativa tra gli eredi Festari e la società russa per la vendita dell'archivio di Giorgio Vasari. «Ho avuto la conferma, non più tardi delle 13 - ha detto - che tutto sta andando avanti. Non ci sono interruzioni nelle trattative». Sullo stesso tono le affermazioni dell'avvocato Alberto Marchetti, unico legale riconosciuto dalla famiglia Festari. «Abbiamo un contratto sottoscritto tra le parti e la parte acquirente non ci ha mai comunicato l'intenzione di recedere», ha affermato, Dal legale una precisazione a nome degli eredi: «il signor Cosulich, intervistato dal Tg3, parla a titolo personale, in quanto non ha mai partecipato ad alcuna delle fasi della transazione relativa alla vendita dell'archivio Vasari». E' evidente che gli eredi non sono disposti a rinunciare a cuor leggero a quei 150 milioni di euro che dovevano arrivare dalla Russia o dallo Stato italiano. Oltretutto i due defunti, o chi per loro, avevano convenuto che il foro competente per eventuali controversie fosse quello di Mosca. «In questa storia sono troppe le zone d'ombra - afferma ora Fabio Evangelisti, vicepresidente del gruppo Idv alla Camera - Chiediamo al ministro dei Beni culturali di chiarire gli aspetti oscuri».
TOSCANA - La "maledizione" dell'archivio Vasari Morto l'acquirente
Il conte Giovanni Festari è morto nella sua villa di Chianni il 17 ottobre. Il suo archivio, che contiene documenti storici autografati da Giorgio Vasari e Michelangelo, è stato oggetto di un'offerta di 150 milioni di euro dalla holding russa Ross Group. I quattro eredi del conte hanno annunciato che avevano raggiunto un accordo con la società russa per la vendita dell'archivio. Tuttavia, il ministro dei Beni culturali non ha ancora dato il via libera al trasferimento dell'archivio fuori dalla casa museo di Arezzo. La questione è diventata un giallo internazionale, con polemiche in Parlamento e accuse di corruzione.
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