SAREBBE bello che venisse giù, che battesse una boccata sul pavimento dell'Accademia l'uomo più bello del mondo, con quel magnifico volto bisex. Ci vorrebbe un sisma di proprozioni tali da far crollare il Campanile di Giotto che sta lì da 700 anni» scherza Antonio Paolucci, soprintedente al Polo museale di Firenze, ossia del patrimonio più cospicuo d'Italia. Sorride delle congetture intorno al David di Michelangelo, appena presentato per il restauro e, ovviamente al centro di polemiche stizzose. «Si tratta - spiega Paolucci - d'un intervento di igiene estetica, come una signora che si fa bella prima d'un appuntamento». E ricorda i danni subiti in 500 anni: prima, tra il 1504 e 1873, quando la statua era collocata in piazza della Signoria, per l'azione di sole e pioggia; poi, all'interno dell'Accademia, per le polveri e gli aliti del milione e 200 mila visitatori l'anno. Pure Bruno Zanardi, professore di teoria e storia di restauro all'Università Carlo Bo di Urbino, parla non di restauro, ma di piccola manutenzione, lavaggio con acqua bidistillata, inferiore ai numerosissimi interventi dal 1504 a tempi recenti, come «protezioni» eseguite con cerature e oliature o puliture, l'ultima documentata risale al 1843, con aggiunta di acido cloridrico. Non si quietano però i fuochi alti delle polemiche sopra il bellissimo David. Puntuale, inesorabile, implacabile il solito James Beck anche questa volta ha strepitato contro il restauro italiano. Il professore di storia dell'arte, pittura e scultura italiana del Rinascimento alla Columbia University di New York, ha trovato questo modo per diventare famoso, sostengono Paolucci e Zanardi, altrimenti sarebbe uno dei tanti professori «sommersi» d'America, studiosi d'arte italiana. Dopo avere attaccato i restauri della Cappella Sistina, del Cenacolo di Leonardo, della Cappella Brancacci e di quella degli Scrovegni, il professore questa volta tuona contro l'asportazione della patina sporca. Per lui il David è troppo pulito. Si è detto «assai preoccupato per il metodo che avrebbe dovuto essere più leggero e privo di solventi». Per fortuna Beck non sapeva ancora del ventilato pericolo alle caviglie troppo sottili che, in caso di terremoto e sconvolgimenti potrebbe addirittura far cadere la scultura. Lo ha stabilito l'ingegnere Fernando De Simone di Padova, membro della Società Svizzera di Ingegneria sismica e dinamica. Si è concluso un convegno sui pericoli per le 5 tonellate che formano il più bel nudo maschile della storia, con assicurazioni della direttrice dell' Accademia Franca Falletti e di Paoluccci, i quali hanno chiarito che, in caso di sisma di tale potenza, tutte le opere di Firenze sarebbero in pericolo, monumenti e architetture. Il problema è altro: perché l'Italia, che ancora possiede i migliori restauratori al mondo, ogni volta viene vilipesa da stranieri che trovano subito terreno fertile alle accuse? Intanto è certo che la polemica attecchisce più del plauso e della critica benevola. E poi in Italia amiamo autoflagellarci e lasciarci flagellare, come dimostrano riti della Via Crucis o Sacri Monti, tuttora in uso. Il gusto della punizione, forse di origine cattolica, offre un piacere prelibato. Gli altri, come James Beck che certo cattolico non è, conoscono le fragilità degli italiani, specie di storici dell'arte e restauratori. Ci si domanda come mai l'illustre professore non intervenga mai su opere disastrate, ultra ripulite, scorticate, che fioriscono nel suo Paese. Basta un giretto nelle sale del Metropolitan e c'è da urlare finché si vuole, e perfino nella splendida mostra su Bisanzio, appena conclusa, non mancavano opere restaurate da far rabbrividire. Perché lì tace? Se proprio deve esercitare il suo mestiere solo in Italia, il buon Beck farebbe bene a occuparsi delle migliaia di opere restaurate ogni anno con imperizia dagli oltre 60.000 autodichiarati «restauratori», cioè artigiani iscritti alla Camera di Commercio, senza preparazione, che mettono in serio pericolo il nostro patrimonio. Si torna al problema della preparazione del restauratore che il ministero dei Beni Culturali sta elaborando sulla base del nuovo Codice. Se ne parlerà il 22 giugno al convegno dedicato a Giovanni Urbani dalla Normale di Pisa, con interventi di Salvatore Settis, Zanardi, e altri, presente il ministro Giuliano Urbani.