Una porzione di terreno di proprietà comunale a Bassa è stata oggetto di asta pubblica. Da 34milioni delle vecchie lire, quanto l'amministrazione comunale aveva pagato il terreno circa dieci anni fa, agli odierni 360mila euro, base d'asta del mese passato. Un'azione che dal punto di vista amministrativo è corretta, ma che sul versante morale solleva le proteste di parte dell'opposizione locale, in particolare della lista civica Uniti per cambiare Cerreto. «Si tratta di un appezzamento prossimo alla zona sportiva e a quella scolastica - spiegano il capogruppo in consiglio comunale della lista civica Simone Barontini e il consigliere Alberto Mercuri - per il quale il regolamento urbanistico approvato all'unanimità nell'aprile del 1999 prevedeva 550 mq di superficie utile lorda su tre piani». Era stato acquistato dalla Fattoria di Colle Alberti, la stessa che negli anni aveva donato alla popolazione il terreno per costruire la scuola elementare e il campo di tamburello. «L'obiettivo- dice ancora Barontini, che all'epoca sedeva tra i banchi della maggioranza e che, come tutti, aveva votato a favore del regolamento urbanistico, - era quello di chiudere una fascia che comprendeva servizi pubblici. L'ideale, mai formalizzato ma ampiamente condiviso, sarebbe stato quello di destinare l'appezzamento ad area Peep». Diversa invece la piega che con il tempo hanno preso gli eventi, fino ad arrivare all'asta dello scorso settembre. «Già nel 2004 - proseguono - il terreno era stato inserito tra i lotti alienabili. Questo nonostante avessimo a più riprese paventato altre soluzioni, non ultima quella di far sorgere lì la nuova scuola». All'inizio del mese di settembre l'asta, con base di 360mila euro. «Non possiamo accettare questa scelta - dicono i due consiglieri della lista civica - che altro non è se non il passo finale di una linea di condotta che mira esclusivamente a far cassa. In sintesi il comune ha acquisito un terreno da dei cittadini ignari, ha cambiato il regolamento e poi ha rivenduto. Dal punto di vista amministrativo sono inattaccabili, ma da quello morale non possiamo condividere».