Assoluzione per tutti al processo per il traffico di reperti archeologici che si sta svolgendo a Catania davanti ai giudici della IV sezione del tribunale. Ieri, al termine di una lunghissima requisitoria, il pubblico ministero, Andrea Ursino ha chiesto l'assoluzione per tutti gli imputati accusati a vario titolo di associazione per delinquere, associazione mafiosa, ricettazione, corruzione, concussione, abuso d'ufficio, nella vicenda del business dei pezzi archeologici che nel dicembre del '98 provocò un vero e proprio terremoto a Piazza Armerina, «regno» del barone Vincenzo Roberto Pio Cammarata, esperto di reperti archeologici e, all'epoca, secondo le accuse, trafficante di pezzi d'arte di valore inestimabile. Con lui finirono nell'inchiesta anche, una direttrice di carceri, professori universitari, liberi professionisti. Adesso, a più di cinque anni da quell'inchiesta dai nomi eccellenti, la pubblica accusa ha chiesto l'assoluzione per una sfilza di reati. Tranne per uno contestato proprio a Cammarata; l'evasione dalla sua villa-museo di Piazza Armerina, il giorno che la polizia si recò lì per arrestarlo. Per quel reato il pm ha chiesto 8 mesi di reclusione. Per gli altri, associazione per delinquere semplice e mafiosa, ricettazione, l'assoluzione. Stessa richiesta nei confronti dei fratelli Giuseppe e Antonino Bertone, responsabili dell'istituto di vigilanza Sant'Antonio di Aidone, per l'ex sovrintendente ai Beni culturali di Enna Gianfilippo Villari, l'ex direttrice della casa circondariale di Enna e moglie di Cammarata, Agata Bianca; Salvo Di Bella, docente universitario di Scienze politiche, Giacomo Manganare, docente universitario a Lettere, Morando Moretti, commerciante di attrezzature per l'agricoltura, Alfio Daniele Attanasio commerciante di attrezzature per l'edilizia, Gaetano Mannino, Gioacchino Arena (tutti ruoli che avevano al momento degli arresti). L'inchiesta della Digos di Catania parlò di reperti archeologici trafugati nelle aree archeologiche ennesi da tombaroli e comprati da professionisti, che in parte sarebbero stati smistati in Italia e all'estero. Il pm, Andrea Ursino ha ricostruito nella requisitoria la storia di tutti i reperti rinvenuti e catalogati, nella villa-museo del Barone Cammarata a Piazza Armerina, analizzando tutti i vari passaggi di acquisto dei pezzi archeologici e arrivando alla conclusione che gli acquisti erano regolari.
Traffico dei tesori d'arte a Enna chiesta l'assoluzione per tutti
Il pubblico ministero Andrea Ursino ha chiesto l'assoluzione per tutti gli imputati nella vicenda del traffico di reperti archeologici a Catania. La requisitoria è stata presentata davanti ai giudici della IV sezione del tribunale. Gli imputati sono stati accusati di associazione per delinquere, associazione mafiosa, ricettazione, corruzione, concussione, abuso d'ufficio. Tra gli imputati ci sono il barone Vincenzo Roberto Pio Cammarata, esperto di reperti archeologici e trafficante di pezzi d'arte, una direttrice di carceri, professori universitari, liberi professionisti.
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