ARTE E ABBANDONO. Il complesso appartiene all'Inps. Il declino irrimediabile è cominciato all'inizio degli anni Sessanta. Mobilitazione anche su Facebook Va in sfacelo una delle più preziose testimonianze veronesi del neoclassicismo Si sbriciolano gli affreschi, cedono i muri. Il restauratore: «Il Comune intervenga» Non c'è pietà per Villa Pullé. La balconata, dal lato della sala degli stemmi, è crollata e così anche quattro statue sono cadute dal cornicione. Del parapetto in pietra di prun, che un tempo abbelliva la balconata della villa, non rimane quasi più nulla. Dal 1984 i cittadini denunciano lo stato di degrado di quella che nei trattati di architettura del Settecento era considerata una delle «possenti ville veronesi». Non bastano nemmeno i 1.250 iscritti nel gruppo di Facebook, la piattaforma sociale, che chiedono la tutela e la salvaguardia di quello che è a tutti gli effetti un bene collettivo dal momento che è espressione di arte e quindi di storia della città. Lorenzo Vicentini, restauratore, è l'artefice del gruppo su Facebook, per altro rappresenta a Verona la Società italiana per la protezione dei beni culturali, il Sipbc (organizzazione un tempo legata alle forze armate: nei territori di guerra si adoperava nella tutela delle opere artistiche e di carattere storico, ora si è allargata accogliendo anche i civili). È Vicentini a lanciare l'allarme. «Non si può più aspettare, occorre che chi di dovere agisca o presto la villa non sarà più possibile restaurarla e quindi recuperarla», assicura. All'interno gli affreschi si sbriciolano, già uno del Cignaroli è rovinosamente crollato e non è più possibile recuperarlo. Vi sono buchi sulle pareti, segno evidente che alcuni affreschi sono stati asportati. Ora con il crollo della balconata, pare del tutto segnato il destino della Villa che fino agli anni Sessanta non si presentava di certo in questo stato. Di proprietà di Elvira Miniscalchi Erizzo nel 1919 venne lasciata in eredità alla Cassa di previdenza, oggi diventata Inps, con la clausola specifica che l'edificio venisse tradotto in un sanatorio. Il testamento della nobildonna veronese che a sua volta aveva ereditato l'edificio da Erminia Turati Pullè, venne rispettato fino a quando nel 1960 i vigili del fuoco non denunciarono la pericolosità delle strutture lignee e venne chiuso. È da allora che l'Inps si è limitata a sigillare le porte, le finestre, lasciando l'edificio al più completo abbandono. «Era inevitabile che anche i muri iniziassero a crollare», spiega Vicentini, «con l'abbassamento della temperatura, l'umidità rimane più a lungo sia sulle superfici dei materiali lapidei, sia al loro interno, fino ad arrivare ad indebolire l'intera struttura. Quando il freddo si farà più intenso e la temperatura di notte scenderà sotto lo zero, l'acqua presente all'interno della pietra si tramuterà in ghiaccio, aumentandone il volume e mettendo ancora a dura prova l'intero edificio». Vicentini come delegato Sipcb lancia un nuovo appello affinché questo pezzo di storia veronese non vada perduto: «La situazione di Villa Pullé è sfuggita di mano. Invito il Comune a intervenire».
Villa Pullè, crollano balconata e statue
La villa Pullé di Verona, un edificio del neoclassicismo, è in stato di abbandono e degrado. Il complesso appartiene all'Inps e il declino è iniziato negli anni Sessanta. I cittadini hanno denunciato lo stato di degrado, ma non sono stati sufficienti i 1.250 iscritti in un gruppo di Facebook. Lorenzo Vicentini, restauratore e delegato della Società italiana per la protezione dei beni culturali, ha lanciato un allarme e ha spiegato che il freddo e l'umidità stanno indebolendo la struttura. Vicentini ha chiesto al Comune di intervenire per salvare la villa. Gli affreschi si sbriciolano, i muri cedono e le statue cadono.
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