Città immerse nel verde, spazi urbani dove le persone si sentono a loro agio, edifici belli da guardare. «Se gli abitanti stanno meglio, anche l'economia migliora», Charles Landry ne è sicuro. La pianificazione del territorio deve tener conto delle esigenze di chi ci abita. Tra i primi ospiti del Festival della Scienza, oggi alle 18.30, Landry sarà a Palazzo Ducale, Salone del Maggior consiglio, per una conferenza, intitolata "City making". Con lui, Paolo Verri, direttore del progetto Italia 150. Sempre oggi arriva in libreria la traduzione del nuovo libro di Landry, "City making. L'arte di fare la città" (Codice, 2009). Nato nel 1948 in Inghilterra, negli anni Settanta Landry ha fondato Comedia, una società che fornisce consulenze su come progettare gli spazi urbani. Ha lavorato a centinaia di progetti in diverse Paesi del mondo, dall'Europa alla Cina, dall'India al Canada. «Negli ultimi ottant'anni» racconta Landry «le città sono state pianificate dagli ingegneri. Si è tenuto conto soprattutto delle infrastrutture, delle strade, i tecnici hanno dominato la scena, non rendendosi conto che le città sono abitate da esseri umani, dotati di sensi e percezioni. La dimensione estetica è stata messa in secondo piano rispetto ai secoli precedenti. La pianificazione urbana ha bisogno di un approccio sociale e culturale. La funzionalità deve tenere conto della forma, per dirla in altre parole l'hardware deve essere in sintonia con il software: separare questi due aspetti non ha senso». Secondo lei i cittadini dovrebbero essere coinvolti nell'ideazione degli spazi urbani? «Certo, se si creano le condizioni per coinvolgere gli abitanti, sarà più facile trovare soluzioni ai problemi urbani. Inoltre, chi pianifica dovrebbe usare di più l'immaginazione. Non bisogna solo tener conto dei numeri e dei codici, ma anche l'estetica ha un ruolo fondamentale. Se si costruisce un'autostrada, bisogna cercare di renderla più attraente possibile. E chi, se non gli abitanti, possono contribuire con idee e proposte?» Il paesaggio italiano ha subito notevoli aggressioni di cemento ed è mancata la pianificazione territoriale. Qual è il suo giudizio? «La prima impressione è che in Italia non ci sia nessuna strategia e nessun controllo. E che ci sia una forte corruzione: lo si legge nel paesaggio. Attraversando le città italiane si percepisce l'attenzione per gli spazi pubblici solo nei centri storici, ma non nelle zone costruite di recente, dove sembra non esserci nessuna comprensione da parte di chi le ha progettate, di cosa sia ciò che rende bella una città. Sono state dimenticate le lezioni del passato, in Italia non si riesce neanche più a costruire una strada ben fatta». Qualche esempio virtuoso? «La pista ciclabile tra Sanremo e Imperia, un buon intervento che ha visto interagire pubblico e privato. Genova nell'area vicino al porto antico: salendo da via San Lorenzo verso piazza de Ferrari si percepisce una forte capacità di capire come deve essere uno spazio pubblico. Purtroppo Genova è un intrico di autostrade e superstrade. Bisogna però riconoscere la buona volontà degli amministratori negli ultimi anni, anche se è molto difficile riconvertire una città con un forte passato industriale». L'Italia è punteggiata di centri storici... «Quello di Torino, ad esempio, è uno spazio eccellente che favorisce la convivialità tra le persone. Gli italiani hanno le potenzialità per comprendere lo spazio meglio dei britannici. Ma tutto ciò che è stato costruito al di fuori degli spazi storici nell'ultimo secolo lascia senza fiato: non c'è nessuna attenzione per la gente che ci vive. Il vecchio e il nuovo dovrebbero trovare un'armonia, dialogare tra loro. Gli italiani dovrebbero imparare la lezione dal loro passato e trasportarla nel contemporaneo, creando spazi dove la gente possa star bene. Il vostro governo vuol dare l'impulso all'industria del mattone per far riprendere l'economia. Non sono d'accordo, se dietro non c'è un'attenta pianificazione che tiene conto della qualità della vita dei cittadini». Che cosa pensa dell'espansione urbanistica in Cina? «Le metropoli cinesi sono costruite come gli allevamenti intensivi per le galline, spazi minuscoli che ne contengono migliaia oppure come le navi stipate di container che puoi vedere nel porto di Genova». Da quali città europee dovremmo prendere l'esempio? «Bilbao è uno dei migliori esempi, non solo per il museo Guggenheim, ma per come è stato costruito l'aeroporto, la metropolitana, i ponti e le infrastrutture in generale. Sono tecnicamente perfetti, ma anche belli e gradevoli».
LIGURIA - Città future attenzione al mattone
Charles Landry, un esperto di pianificazione urbana, sostiene che le città che sono state progettate solo con attenzione alle infrastrutture e alle tecnologie sono meno attraenti e meno funzionali per gli abitanti. La pianificazione urbana dovrebbe tenere conto anche della dimensione estetica e coinvolgere gli abitanti nella creazione degli spazi pubblici. Landry critica la mancanza di pianificazione territoriale in Italia e la corruzione che ne deriva. Egli sostiene che gli italiani hanno le potenzialità per comprendere lo spazio meglio dei britannici, ma che il paesaggio italiano è stato gravemente danneggiato dall'espansione urbanistica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo