A Selinunte, nascosto all'estremità di una delle zone archeologi-che più affascinanti della Sicilia, da un paio d'anni è incastrato un grazioso gioiellino: l'Antiquarium della Gaggera. Peccato solo non poter fare ulteriore sfoggio, non poter continuare a sciorinare frasi stereotipe tipo "Un gioiellino attende i visitatori " che poco si attaglierebbero alle circostanze. Né all'ingresso, né in nessun altro luogo, nulla lascia presagire in alcun modo qualche segno dell'esistenza del piccolo museo. L'Antiquarium, mi dicono, è presidiato 24 ore su 24, ma è normalmente chiuso: i custodi, invocando norme che li istruirebbero in tal senso, aprono solo su richiesta, cioè gridando per essere uditi da qualcuno all'interno. Né si può dire che il gioiellino 'brilli di luce propria', giacché viene tenuto nella più stretta oscurità. Era stata la finestra aperta al secondo piano a tradire la loro presenza; dopo qualche minuto arriva anche l'immancabile sgraziata voce di un custode: "Unni su' i chiavi?". Sono le 10 del mattino di domenica 13 giugno e abbiamo la netta impressione di averli disturbati nel più profondo dei loro sonni. Peccato, fosse stato inverno avrebbero potuto tranquillamente continuare a dormire per l'intera mattinata. Chissà se poi, nell'arco della giornata, avranno fatto in tempo ad andare a ringraziare con il loro voto chi ha concesso loro la grazia di un posto di lavoro dove si può tranquillamente dormire fino a tardi al dolce canto degli uccellini. E il loro sonno è tra i più sodi e tranquilli, neanche moglie e figli a disturbarli: il dono è vitalizio, rispetto a qualunque altro tipo di assicurazione, funziona meglio e in più è gratis, basta poi votare e fare votare: si sa, in Sicilia, i regali si devono sempre ricambiare. Trovate finalmente le chiavi, siamo ammessi nel vestibolo, ma il resto è tutto al buio. Il custode, immusonito più che mai, scrolla le spalle, intende forse dire che entrando nelle stanze del tesoro le luci si attiveranno automaticamente? Dato che non accade nulla di tutto ciò, continuo a non capire e cerco di aprire le imposte. Vengo fermata come una ladra, aprire le imposte è proibito, poco importa fare presente che la sera precedente quelle stesse imposte erano state aperte da un altro custode che in confronto a questo era un signore, sospettiamo che oggi non si devono aprire perché oggi nessuno ha poi voglia di richiuderle. Alla fine si scende a un compromesso, il custode tiene duro sulle imposte, (è uomo di saldi principi...), ma trova infine gli interruttori giusti, evidentemente è la prima volta che gli capita di doverli accendere. Ma ritorniamo indietro nella nostra visita a Selinunte, e procediamo con ordine. Il biglietto di 4,50 euro non assicura al visitatore, come dovrebbe, una semplice cartina dell'immenso parco che, come avevamo letto in un vecchio dépliant, è 'il più grande del Mediterraneo'. Non è affatto detto che la gente abbia avuto, prima di entrare, l'accortezza di fermarsi al piccolo ufficio dell'Azienda Turismo di Trapani, o abbia visto i cartelloni esplicativi che, chissà perché, invece che all'ingresso, sono appesi sugli orribili capannoni all'esterno. Giunti sull'acropoli quindi, la maggioranza dei visitatori non noterà neanche la piccola freccia marrone che indica, senza specificare di che si tratti, 'Malophoros'; per gli stranieri potrebbe anche significare 'gabinetti'. Solo i curiosi più incalliti riescono a sospettare la splendida passeggiatina che conduce a uno dei luoghi più suggestivi di Sicilia, dove arte e natura si coniugano ancora perfettamente, malgrado incombano all'orizzonte, dall'altra parte del fiume Modione, i mostri informi di Triscina e Trefontane. Ai siciliani queste sembrano distanze infinite, eppure siamo un popolo che per secoli usò solo piedi e muli per tutti i suoi spostamenti. In realtà basta un quarto d'ora per arrivare a piedi (o cinque minuti con il trenino elettrico), fino al palcoscenico dei culti misteriosi di Demetra Malophoros ['portatrice di frutti') e di Zeus Meilichios ('dolce come il miele'). Che poesia di nomi, meglio non diffondere troppo il segreto. Ci sono persino gruppi (di stranieri, come ben sappiamo più pronti a tali 'stranezze') che percorrono a piedi, campagne campagne , gli otto chilometri che dividono la Malophoros da un altro luogo magico delle vicinanze, le Cave di Cusa, dove sembra, come dice Vincenzo Tusa, che i Greci possano tornare ad ogni istante per riprendere il lavoro interrotto nel 409 a. C. all'arrivo dei Cartaginesi. Ma tutte queste bellezze naturali e artistiche i nostri bravi custodi non sembrano neanche vederle, ansiosi come sono di andarsene a casa o di fare gli affari propri. In caso di necessità, su una delle vecchie sedie impagliate dell'Antiquarium, è già pronto un cartello scarabocchiato a mano 'Chiuso per restauri'. Il problema è generale: la maggioranza di queste persone non maschera nemmeno la grande soddisfazione provata nel dirci che quel tal monumento è chiuso o che sta per chiudere. Tranne rare eccezioni, l'ignoranza sui beni che sono chiamati a tutelare e la diffusa indifferenza alle sorti degli stessi nonché alla fruizione che il pubblico dovrebbe essere in grado di trarne sono quasi totali. Non si dovrebbero scegliere le persone preposte a vigilare un museo, con gli stessi parametri con i quali si selezionano gli operai per una catena di montaggio o gli autisti che guidano gli autobus? In linea generale, tanto più un Paese è povero, tanto minore è la sensibilità della gente verso la protezione dei beni ambientali e culturali. In Italia, malgrado le associazioni protezionistiche godano di crescente seguito specie fra gli strati più colti della popolazione, per certi versi siamo più indietro dei paesi del Terzo Mondo. Il lungo regime democristiano ha enormemente contribuito a diseducare la gente inducendola a sostituire rapidamente ai valori secolari della società contadina, conservatrice, forse arretrata, ma solida, quelli di una società consumistica che, specie qui al sud, affonda i suoi pilastri su un clientelismo parassita, le cui funeste conseguenze è difficile esagerare. Occorre soprattutto che i direttori dei musei controllino personalmente il lavoro dei loro dipendenti. Chissà se, a casa sua, il nostro simpaticissimo custode usa lasciare i propri ospiti al buio o indica loro, come ha fatto con noi, un bagno a 500 metri di distanza, pur sapendo che è sempre chiuso a chiave.
Viaggio surreale in uno dei siti archeologici più belli del mondo. Il museo nascosto di Selinunte
L'autore visita l'Antiquarium della Gaggera a Selinunte, un piccolo museo nascosto all'estremità di una zona archeologica. Il museo è chiuso per la maggior parte della giornata e i custodi sono poco disponibili. L'autore trova il museo in uno stato di abbandono e i custodi sembrano non curarsi della sua preservazione. Il museo è chiuso per restauri, ma non ci sono cartelli esplicativi per avvertire i visitatori. L'autore nota che la maggioranza dei visitatori non sa nulla dei beni che il museo tutela e sembra non curarsi della sua fruizione. L'autore conclude che la sensibilità della gente verso la protezione dei beni ambientali e culturali è bassa in Italia, specialmente al sud.
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