Solo pochi giorni fa era giunta la notizia della morte di Dietrich von Bothmer, il curatore delle collezioni del Metropolitan Museum di New York coinvolto nell' «acquisto illegale» del Cratere di Eufronio, il capolavoro etrusco da poco rimpatriato (dopo una lunga querelle) in Italia, al Museo di Villa Giulia, Dalla Venere di Morgantina (che tornerà in patria dal Getty Museum di Malibu l'anno prossimo) alla Biga etrusca che il comune di Monteleone (Umbria) rivuole indietro dal Met: la storia dei reperti trafugati e contesi sembra davvero infinita. E non tocca solo l'italia (basta pensare ai Fregi del Partenone contesi tra Gran Bretagna e Grecia e agli affreschi egizi divisi tra Francia e Egitto). Ma la notizia che l'attuale direttore del Getty, Steven Clark, dovrà testimoniare il zi dicembre davanti al gip di Pesaro Lorena Mussoni sulle circostanze in cui l'Atleta di Lisippo (ripescato ai largo di Fano un venerdì dell'estate del 1964) venne acquistato dal museo americano potrebbe essere il preludio a qualcosa di assai simile all'accordo stilato (nel 2007) tra Usa e Italia «per la restituzione di 39 opere d'arte esportate illegalmente dal nostro Paese» (Venere di Morgantina compresa). Il pm Silvia Cecchi che (sulla base di un esposto presentato dall'associazione culturale «Le cento città») aveva a suo tempo avanzato la richiesta di confisca del cosiddetto Getty Bronze, pur smorzando «facili entusiasmi», si dice fiduciosa: «È un punto a favore per l'Italia. Perché sembra aprire la strada ad un ventaglio di possibili soluzioni. Dalla restituzione spontanea per via diplomatica al provvedimento di recupero in loco attraverso un'azione civile. Tutto dipenderà dalle motivazioni dell'ordinanza che il gip emetterà dopo l'audizione. Più forti saranno, maggiori saranno le possibilità». E la decisione sull'eventuale confisca potrebbe addirittura arrivare in tempi brevi, una ventina di giorni dopo la stessa audizione (quindi con l'anno nuovo). ll gip Mussoni sembra dunque «confermare» le teorie del pm Cecchi: che aveva sostenuto che la statua è diventata un bene dello Stato nel momento stesso in cui è stata imbarcata sul peschereccio «Ferri Ferruccio» e ha toccato il suolo di Fino. ll direttore del Getty (da ricordare tra l'altro che il mecenate fondatore del museo Paul Getty aveva «fermato» l'acquisto dell'Atleta per il sospetto di un'esportazione illecita) tenterà invece «di dimostrare le buono fede del Getty» (la statua era stata acquistata per 3,9 milioni di dollari dopo una serie di strani passaggi da Gubbio a Monaco al Brasile). Certo, «non ci sono convenzioni internazionali che obblighino gli USA alla restituzione», ma le speranze dell'italia sembrano farsi più concrete.