Promette di diventare sempre più intrigante, anche per chi non mastica d'arte, l'affaire internazionale legato alla vendita dell'archivio Vasari che tanto scalpore sta suscitando. Sia per l'oggetto in sé, e cioè il tesoretto rinascimentale del padre della storia dell'arte italiana, sia per il suo travagliato percorso che attraversa cinque secoli di storia italiana, tra tribunali e blasoni nobiliari, sia per il prezzo a nove cifre, 150 milioni di euro, al quale dovrebbe aggiudicarselo l'acquirente: una holding russa, la Ross Engineering con sede a Mosca, colosso del settore dell'edilizia. Insomma, gli ingredienti per un blockbuster hollywoodiano ci sono tutti. E fra le star ci sono anche due messinesi, con un ruolo di primo piano: l'avv. Alberto Marchetti e il prof. Aldo Tigano, rappresentanti legali dei figli del conte Giovanni Festari che, dopo la morte del padre avvenuta lo scorso 17 ottobre, ne hanno raccolto l'eredità. A uscire allo scoperto ora è proprio l'avv. Marchetti, soprattutto per cercare di chiarire alcuni punti e placare il polverone sollevatosi attorno ad una vicenda che farà ancora discutere, specie per i timori legati ad un eventuale depauperamento del patrimonio culturale nazionale. Il legale messinese, 45 anni, un passato caratterizzato anche da diversi incarichi politici, da dieci svolge la sua attività professionale a Roma e dallo scorso mese di maggio ha ricevuto l'incarico di rappresentare la famiglia Festari nella trattativa finalizzata alla vendita dell'archivio vasariano, avvalendosi della collaborazione del prof. Tigano, uno dei più noti amministrativisti messinesi, con una lunga carriera accademica. Al momento, come ha spiegato Marchetti alla Gazzetta dei Sud, il trasferimento di proprietà è già giuridicamente perfezionato, anzi lo era già quando il conte era ancora in vita, a seguito delle trattative portate avanti dal suo procuratore Enrico De Martino. Il contratto, redatto in italiano e in russo, è stato poi trasmesso al Ministero per i beni culturali così come prevede la legislazione italiana lo scorso 23 settembre, fissando in 180 giorni il termine per la prelazione. «La proprietà rileva il legale è già stata trasferita con l'accettazione, da parte del procuratore, della proposta di acquisto irrevocabile fatta dai russi. C'è soltanto una sospensione dell'efficacia traslativa, che viene posticipata per consentire al Ministero dei beni culturali di esercitare una eventuale prelazione nell'acquisto. Se ci accade, il Ministero si sostituisce in tutto e per tutto all'acquirente, alle condizioni previste dal contratto, altrimenti, la proprietà passerà ai russi. Marchetti, tra l'altro, interviene anche per correggere alcune affermazioni diffuse nei giorni scorsi, ad esempio dal segretario generale del Ministero per i beni culturali Giuseppe Proietti, in merito al vincolo apposto sui carteggi. Provvedimento risalente al 1994 che, lo ricordiamo, ne decreta la permanenza nella Casa Vasari: «Nel contratto di adesione rileva c'è un chiaro riferimento all'esistenza del vincolo di pertinenzialità. Sono in grado di affermare che la società russa conosce bene l'esistenza del vincolo, che è anche oggetto di una comunicazione specifica inoltrata alla Soprintendenza. La portata di questo vincolo, ovviamente, è un problema che si porranno i russi. E non so dire quali siano le loro intenzioni in merito all'archivio». «La famiglia Festari continua l'avvocato messinese ha deciso di vendere un bene di sua proprietà, come ha riconosciuto una sentenza passata in giudicato, ponendo in essere tutti gli atti che la normativa prevede per consentire al Ministero di esercitare le sue prerogative. E a questo proposito, i miei assistiti giudicano opportuna anche l'ispezione disposta dal ministro Sandro Bondi: gli interessi alla cura e tutela infatti sono coincidenti, anche alla luce delle passate problematiche in merito alla custodia. Anzi, a nome dei figli del conte Festari affermo che sarebbero felici di poter essere presenti, per verificare personalmente lo stato dei documenti. Riguardo all'informativa trasmessa dalla Soprintendenza alla Procura credo che sia un atto dovuto, visto l'oggetto di cui si tratta e la sua natura di bene culturale soggetto a vincolo». «Il conte aggiunge Marchetti finché è stato in vita ha sempre cercato di vendere l'archivio, ma ha rifiutato tutte le proposte ritenendole troppo basse. Il Comune di Arezzo, ad esempio, propose una cifra di 1,8 milioni, mentre l'allora ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli offrì 75 milioni. A chi ritiene che 150 milioni siano troppi, replico che credo ci sia contraddizione fra chi afferma che si tratta di un bene di importanza inestimabile e poi dubita del suo valore. Inoltre, fra i fogli ci sono anche disegni di Michelangelo. E un analogo pezzo fu battuto da Sotheby's a 11 milioni». Sempre Marchetti, tra l'altro, ha scritto anche al sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, per manifestare «fortissime preoccupazioni dei miei assistiti che si ritengono lesi nel proprio diritto di liberamente disporre della loro proprietà». Marchetti, inoltre, ricorda che proprio il Comune di Arezzo «è stato ritenuto gravemente inadempiente quanto all'adeguata conservazione dei beni facenti parte dell'archivio e ha subito una condanna generica al risarcimento dei danni, procurati ai legittimi proprietari dei beni per aver smarrito rilevanti porzioni di documenti». Risarcimento che ancora non è stato quantificato e che potrebbe essere consistente: tra i fogli smarriti , infatti, secondo il legale, ci sarebbe anche addirittura un autoritratto del Vasari. E ad incassare potrebbe essere il nuovo acquirente, al quale con la proprietà potrebbero essere trasmessi anche tutti i diritti ad essa connessi. Ma la vicenda sta facendo discutere anche gli ambienti politici: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti ha annunciato ieri che chiederà al ministro Bondi di bloccare la vendita, mentre il sindaco Fanfani auspica che sia il Ministero a comprare: «I soldi possono essere trovati. Inoltre, sarebbe bello poter esporre l'archivio alle Scuderie del Quirinale nel 2011, nel cinquecentesimo anniversario della nascita di Vasari». Ma un acquisto statale sembra potersi escludere, alla luce di quanto affermato ieri dal segretario generale del Mibac Proietti: «Centocinquanta milioni sono una cifra inverosimile, fuori dai parametri di mercato. La Corte dei Conti chiederebbe a chiunque di rispondere della responsabilità di un atto del genere». Dunque, se il Ministero decidesse di esercitare la prelazione occorrerebbe «una legge speciale, varata dal Parlamento». La cifra, tra l'altro, è stata definita «stravagante» anche dalla Soprintendente ai beni artistici della Toscana, Diana Toccafondi. «Sono ventanni ha sottolineato che combattiamo a tutela di quell'archivio. L'abbiamo restaurato tutto e tutto con i soldi dello Stato. Vedremo chi vincerà». E sulla scena irrompe anche Vittorio Sgarbi, che attribuisce all'archivio (che visitò su richiesta del proprietario) un valore di «circa 15 miloni di euro», gettando sospetti sull'intera operazione.