Dalla Russia con ardore, quell'ardore che serve a respingere ogni ipotesi di assalto all'archivio Vasari. In quel romanzo sterminato che sta diventando la vendita delle carte, più lunga di «Guerra e Pace» e pure più complessa, tocca al ministro della Giustizia Angelino Alfano dire la sua. Lo fa da Mosca dopo un incontro col collega russo Konovalov. E' appunto all'uscita del colloquio che i giornalisti prendono d'assalto il ministro e lui non si sottrae: le carte, dice secco, non si toccano, ad Arezzo sono e lì restano. «C'è grande attenzione - scandisce Alfano - del governo e del ministro dei beni culturali Bondi sulla vicenda». Premessa indipensabile per arrivare al nocciolo della questione: «L'archivio è legato a un doppio vincolo, patrimoniale e pertinenziale, non credo proprio che si possa spostare, gli occhi del governo sono bene aperti, la situazione è sotto controllo». Tutto qui ma non è affatto poco, soprattutto dopo i particolari da intrigo internazionale che sono trapelati nelle ultime ore, a cominciare dal fatto che l'acquirente «Ross Engineering» potrebbe essere legata al colosso «Gazprom», una delle colonne portanti dell'economia e della strategia politica di Putin. Intanto è la prima volta che un ministro si espone in prima persona con una dichiarazione sull'affaire. Bondi finora aveva avuto parole altrettanto secche ma mediate dai comunicati. E poi l'impegno è preciso: qualunque sia la proprietà, il destino delle carte non cambia perchè è legato a un doppio vincolo che il governo è intenzionato a confermare. Intanto, il giallo venuto dal freddo come le spie di Le Carrè resiste intatto. I russi della «Ross» insistono nel dire che non è loro intenzione spostare l'archivio dalla sua sede naturale. Fonti a loro vicine lasciano trapelare che l'affare c'è già così, che potrebbe bastare lo sfruttamento pubblicitario del clamore suscitato. Resta aperto un altro fronte, quello giudiziario su cui si era mosso il defunto conte Giovanni Festari, il proprietario che ha venduto in luglio. Da parte dell'aristocratico pisano c'è sempre stata un'accusa di incuria nei confronti del Comune e della sovrintendenza. Quell'incuria che ha fatto da motivazione alla sentenza della corte d'appello con cui la corte d'appello dichiarò risolto il deposito perpetuo presso il Comune effettuato nel 1921. Con annesso riconoscimento della possibilità di avviare una causa in separata sede per i danni che i Festari non hanno mai concretizzato. Lo faranno i russi per tenere sotto pressione l'interlocutore pubblico? E c'è l'ipotesi che un'accusa di incuria (secondo i vecchi proprietari mancano 600 preziosi fogli ma la sovrintendenza contesta) possa giustificare un ricorso per dichiarare decaduto il doppio vincolo? Allora sì che l'archivio Vasari sarebbe in pericolo. Ancora intrigo internazionale su chi siano i russi acquirenti.
Il ministro Alfano da Mosca: l'archivio Vasari non si tocca
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha dichiarato che l'archivio Vasari non si tocca e rimarrà a Arezzo. L'acquirente Ross Engineering potrebbe essere legata al colosso Gazprom, una delle colonne portanti dell'economia e della strategia politica di Putin. Il governo è intenzionato a confermare il doppio vincolo che lega l'archivio alla sua sede naturale. Il proprietario del defunto conte Giovanni Festari ha mosso un'azione giudiziaria contro il Comune e la sovrintendenza per l'incuria. La corte d'appello ha dichiarato risolto il deposito perpetuo presso il Comune, ma i vecchi proprietari contestano che mancano 600 preziosi fogli.
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