DIciotto voti favorevoli. udc e prc assenti, verdi astenuti Sì della commissione senza premi volumetrici. La battaglia si trasferirà in consiglio. Maggioranza in difficoltà Genova. Astenuti i Verdi, assenti Rifondazione comunista e Udc. Una maggioranza ridotta all'osso ha approvato ieri in Commissione ambiente e territorio il disegno di legge sul Piano casa della Liguria. Alla fine sono bastati i 18 voti di Pd, Italia dei valori e Comunisti italiani per licenziare il testo che domani sarà sottoposto al voto decisivo del consiglio regionale e che per il momento resta sostanzialmente quello approvato dalla giunta regionale il luglio scorso. Dunque, tanto rumore per nulla? In realtà la partita è ancora aperta e le norme che il Pd aveva in serbo per ampliare le possibilità di intervento dei proprietari di immobili (siano essi residenziali o produttivi), ritirate ieri in commissione potrebbero essere riproposte in Aula, proprio dal centrosinistra. Luigi Cola, il consigliere democratico che ne ha firmato la maggior parte, è fiducioso. «Domani (oggi per chi legge, ndr) - spiega - ne parleremo in un vertice di maggioranza. Chiederò di poter sottoporre al voto del consiglio alcune delle mie proposte, alle quali non ho affatto rinunciato. La possibilità di ampliamento per gli edifici industriali, artigianali e agricoli fino ad un massimo di 1000 metri cubi, ad esempio; o la norma che premia con un ulteriore incremento di volume del 5 chi nell'intervento edilizio usa materiali riciclati o ecologici, legno di origine certificata, o realizza impianti per il recupero dell'acqua piovana. E ancora - prosegue Cola - chiederò il "via libera" alla norma che consentente il cambio di destinazione d'uso per garage, magazzini, cantine al piano terra o nel seminterrato di ville e villette. E l'estensione dei benefit agli alloggi che hanno ottenuto il condono per abusi edilizi minori». Nel frattempo Cola ha già incassato un sì in commissione. «All'articolo 3 - spiega - abbiamo introdotto un'opportunità in più per i proprietari di case sotto i 200 metri cubi di volume: potranno ampliarle fino ad un massimo di 60 metri cubi». È evidente, insomma, che restano sul tavolo, almeno fino a domani, tutte le ipotesi di ampliamento del Piano casa preannunciate dal Secolo XIX e che tante polemiche hanno provocato anche all'interno del Pd. Ecco perché il "partito anti- cemento" mantiene alta l'attenzione. Tutto può ancora succedere. E così il blog di Beppe Grillo rinnova l'invito alla mobilitazione e gli ambientalisti stanno con il fiato sul collo della maggioranza. Sull'altro fronte, sono i potentati dell'edilizia e i sindacati di categoria a sostenere, per la verità con molta meno enfasi, le ragioni di un ulteriore ampliamento del disegno di legge. «La mia sensazione è che alla fine non cambierà nulla rispetto al testo, molto equilibrato, che abbiamo approvato in giunta a luglio», ha dichiarato pochi giorni fa il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. L'esito della commissione gli ha dato ragione, ma Cola insiste ed è difficile credere che la sua sia una battaglia solitaria. Non a caso l'assessore regionale all'Urbanistica Carlo Ruggeri si dice pronto «ad accogliere ogni proposta migliorativa nell'ambito della discussione che si terrà in consiglio regionale, fermi restando, oltre ai criteri di salvaguardia del territorio, la scelta di agevolare particolarmente le piccole abitazioni e di promuovere il risparmio energetico e l'uso di materiali tradizionali della cultura edilizia ligure». L'opposizione di centrodestra, intanto, dopo aver votato contro il Piano, spara ad alzo zero. «Vincoli e restrizioni, di fatto non consentiranno ampliamenti degli edifici» sostengono i consiglieri del Pdl, Nicola Abbundo e Luigi Morgillo. E aggiungono: «Non si è entrati neppure nel merito dei nostri emendamenti, bocciati a scatola chiusa, con la solita arroganza». Secondo il Pdl, la giunta ha dimostrato di «essere ostaggio della sinistra più estrema e dei Verdi». Non solo: «Ha ignorato le esigenze dei cittadini e del territorio, dimostrando di non aver a cuore lo sviluppo economico e di non voler porre rimedio alla grave situazione occupazionale». lugaroilsecoloxix.it