Palazzo Cernezzi replica alle accuse di Villa Saporiti: «Regolari tutte le opere» Un affollato vertice sul muro andato in scena ieri a Palazzo Cernezzi - presente anche l'ormai ex assessore alle paratie (quanto a delega), Fulvio Caradonna - ha definitivamente sancito la rottura tra Comune e Provincia sul versante tecnico della vicenda. Dopo l'avvio da parte di Villa Saporiti del procedimento sanzionatorio verso l'amministrazione comunale per le presunte difformità tra opere realizzate sul lungolago e progetti, Palazzo Cernezzi ha ribaltato le tesi di via Borgovico. Il mezzo per farlo è stato uno scarno comunicato stampa nel quale il Comune rivendica l'assoluta giustezza dell'operato sul cantiere. «Sulla scorta di quanto pubblicato dai quotidiani - si legge nella nota inviata da Palazzo Cernezzi - allo stato degli atti, non avendo avuto ancora lettura delle contestazioni avanzate dall'amministrazione provinciale, l'amministrazione comunale, sentiti i tecnici, ribadisce che le opere eseguite corrispondono al progetto autorizzato». Termini freddamente burocratici, che sono stati messi nero su bianco dopo un incontro al calor bianco tra tutti i protagonisti del Comune per il cantiere delle paratie. Nell'ufficio del segretario generale, Nunzio Fabiano, si sono infatti radunati il direttore lavori delle paratie, Antonio Viola, il responsabile del procedimento, Antonio Ferro e persino l'assessore Fulvio Caradonna. Quest'ultimo, evidentemente, in virtù del fatto di essere stato il "padre politico" delle paratie, visto che in linea teorica il sindaco Bruni gli avrebbe tolto ogni competenza diretta sul presente e sul futuro del lungolago. Altra presenza assai significativa al vertice di ieri, peraltro, è stata quella dell'architetto Renato Conti, uno dei tre storici progettisti delle paratie insieme con Ugo Majone e Carlo Terragni, ai quali venne però revocata ogni competenza. Due - almeno secondo le indiscrezioni - i punti maggiormente contestati dai tecnici comunali rispetto al procedimento sanzionatorio (trasmesso anche in Procura) avviato dalla Provincia. Il primo riguarda le altezze del muro. Nel documento firmato dal dirigente provinciale Giuseppe Cosenza, infatti, si accusava il Comune per il fatto che «le quote del manufatto realizzato (il muro, ndr) risultano eccedenti fino a un massimo di circa 20 centimetri rispetto alla quota autorizzata di un metro costante». La difesa dei tecnici comunali sarebbe interamente racchiusa nella posizione espressa dall'ingegner Antonio Ferro, il quale ha specificato che - vista la natura provvisoria delle opere visibili nel cantiere - non si può trarre alcuna indicazione circa l'aspetto definitivo della passeggiata. Anzi, al contrario, Ferro ha ribadito che degli eventuali centimetri eccedenti non sarebbe rimasto nulla a lavori finiti perché ne sarebbe già previsto il taglio. Altro punto contestato dal Comune, l'accusa rivolta dalla Provincia circa la possibile forma sbagliata delle fioriere già realizzate con forma ellittica e non rettangolare con gli angoli smussati. Anche in questo caso, Palazzo Cernezzi opporrebbe la tesi dell'aspetto assolutamente non definitivo delle opere. A breve il Comune renderà note tutte le controdeduzioni alle accuse mosse da Villa Saporiti. Ma la guerra tra i due enti - tecnica e di nervi - pare soltanto all'inizio. Emanuele Caso