Il premio viene assegnato ogni tre anni da una giuria internazionale, che sceglie da un gruppo di pezzi già selezionati da una commissione italiana. Facile intuire che nella lista dei premiati appaiano oltre a grandissimi nomi di progettisti oggetti che sono entrati a far parte della storia del costume, che hanno influenzato il nostro gusto o cambiato le nostre abitudini di vita. E che hanno accompagnato almeno due generazioni nel mondo intero, portandovi il nome di Milano. Non si tratta di facile nostalgia, ma di consapevolezza del valore di un patrimonio culturale. Che è scandaloso dimenticare. La collezione che comprende duemila oggetti è stata dichiarata nel 2004 «bene di interesse nazionale» e viene accresciuta ogni anno con nuove acquisizioni. Si tratta di un patrimonio «vivo» in continuo divenire, per il quale il presidente di ADI, Luisa Bocchietto, sta da tempo cercando una sede adeguata, senza ricevere risposte dalle autorità latitanti di una città che non sa valorizzare il suo patrimonio. E che assiste, passivamente, alla sua decadenza. Quella del design è l'unica leadership internazionale che Milano ha conservato e che non è condivisa, come accade invece per la moda, con Parigi, Londra o New York. Ma fino a quando? Fino al giorno in cui si affacceranno alla ribalta altre città, più attente e intraprendenti. E toglieranno a Milano l'ultimo primato che le resta. Gianni Ravelli