Mentre il sindaco Renzi reclama per l'amministrazione cittadina una compartecipazione agli introiti dei musei statali, scatenando l'ira della soprintendente Cristina Acidini, Mario Resca, titolare della direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, voluta dal ministro per i beni culturali Bondi, entra nella questione. «Quella di Renzi mi sembra una richiesta molto originale, non l'avevo mai sentita prima, e bisognerebbe discutere approfonditamente di questa originalità. Gli incassi sono una minima parte di quanto lo Stato spende per mantenere i musei, lo sa Renzi quanta ricchezza ne deriva alla città? Trovo auspicabile una legge speciale per Firenze, ma a Roma, che questa legge già ce l'ha, gli incassi dei musei statali non vengono certo divisi con la municipalità». Per Resca «non solo Firenze, ma l'Italia intera si deve rendere conto che investire in turismo culturale è un'esigenza primaria, tanto più in un momento di crisi globale come questo». «Firenze è un marchio riconosciuto e ambito nel mondo, ma non è più permesso a nessuno non sviluppare una cultura dell'accoglienza che non coccoli il visitatore. C'è una caduta dei flussi turistici verso l'Italia, basti dire che lo scorso anno abbiamo avuto novanta milioni di visitatori, contro i cento della Germania, che vanta un patrimonio forse un quarto del nostro. La contrazione di turisti su Firenze è stata ancora più forte. Tutto il patrimonio fiorentino va messo a sistema, e tutti devono fare la loro parte. Non possiamo più vedere muri e saracinesche dei negozi imbrattati di scritte, sono appena tornato da un giro negli Stati Uniti e una delle richieste più pressanti è per una maggiore pulizia e per un rapporto qualità-prezzo più allettante. Chi arriva a Firenze si scontra col problema dell'aeroporto, dei trasporti, delle code, aggiungi anche l'albergatore o il ristoratore che se ne approfitta, e le aspettative vengono uccise». Sotto la giurisdizione dello Stato si trovano tutti i più importanti musei fiorentini, a cominciare dalla Galleria degli Uffizi. «Che è il museo italiano col maggior numero di visitatori prosegue Resta Il problema della Galleria è quello delle code, ma già adesso l'organizzazione dei flussi è al massimo e i visitatori sono tantissimi, come ha spiegato bene il direttore Natali. Bisogna capire come migliorare servendoci delle nuove tecnologie, studiare l'ottimizzazione dei flussi, la compatibilità anche a livello architettonico. Fare un biglietto unico dei musei è obbiettivo primario, anche per portare visitatori in musei pieni di capolavori, ma dimenticati. Organizzando i tempi di attesa agli Uffizi, proponendo in quelle ore delle alternative. Tutti i musei vanno segnalati con evidenza, fatti conoscere e resi accessibili, anche come orari. Per il futuro sogno un museo con sistemi di sicurezza innovativi, dove anche i meno formati non si sentano pesci fuor d'acqua, dove ti servano un caffè con un sorriso e l'abusivismo fuori dal portone sia meno aggressivo». Una card unica che non escluda nessuna realtà, compresi i musei civici, sarebbe una rivoluzione copernicana per una città dove non si è riusciti a fare quanto altrove funziona almeno da un decennio. «Al turista non importa se un museo è comunale o statale. Bisogna mettersi in testa che se non riusciamo a valorizzare certe realtà non è colpa del turista, ma nostra che non riusciamo a parlare un linguaggio per loro. Il tanto declamato ''museo diffuso'' da parte di una certa intellighenzia, troppo spesso è solo un museo disperso. Attualmente stiamo trattando accordi con Google non solo per la digitalizzazione del patrimonio librario delle biblioteche nazionali di Firenze e Roma, ma anche per la valorizzazione, tramite Google Street View, dei nostri siti archeologici » . Si sconta il problema delle risorse e di una legislazione che non aiuta a sensibilizzare il privato. «Solo lo 0,2 della spesa pubblica viene destinato ai beni culturali, a fronte di uno 0,5, per esempio, della Francia. Va avanti così da decenni. Dobbiamo incentivare il mecenatismo, ma uno degli elementi fondamentali per un'alleanza pubblico- privato è che venga introdotto un serio incentivo fiscale. Lo considero uno dei punti prioritari per la mia direzione. Tutti devono aver ben chiaro che investire in cultura significa moltiplicare la ricchezza. Ogni investimento culturale crea un indotto dodici volte maggiore». E su un'ipotetica Fondazione per gli Uffizi? «Lo Stato vuole responsabilizzare di più il territorio, e credo che il veicolo della Fondazione possa essere uno strumento efficace, ma, lo ribadisco, prima c'è la necessità di una seria incentivazione fiscale». Tutela e valorizzazione, i due cardini irrinunciabili. «Il patrimonio va tutelato, ma è anche fonte di miglioramento etico per i nostri cittadini e per gli altri popoli. Dobbiamo portare i nostri giovani all'interno dei musei, con un linguaggio più adatto a loro. Abbiamo il dovere come Stato di avvicinare i nostri cittadini all'esperienza culturale e dobbiamo come nazione aggrapparci alla valorizzazione in senso alto. Per una promozione del nostro Paese all'estero, abbiamo stabilito che è vincente il marchio di un grande museo, gli Uffizi o Brera, piuttosto che un Museo Italia. Per gli Uffizi, sono in corso contatti con tutti i paesi del Golfo, l'interesse c'è, ma arriviamo non secondi, ma buoni terzi. Non solo il Louvre si è mosso, ma anche il British Museum sta stringendo accordi con gli USA e con la Cina. In più, c'è un problema tutto italiano. Questi stati esteri si vedono visitare da un sacco di delegazioni, ogni regione, e non solo, manda la sua, firmano un sacco di protocolli, si stringono la mano, e poi non succede niente. Non fa bene alla nostra immagine all'estero».