LECCE Tre arresti per l'affare di via Brenta LECCE È chiamato «L'affare di via Brenta» e si raffigura come la più colossale operazione di speculazione edilizia attuata in città a danno della collettività. A pagare coi soldi dei cittadini contribuenti infatti, dei prezzi salatissimi per un contratto di leasing immobiliare relativo all'acquisto di due edifici (ubicati in via Brenta), è il comune di Lecce. La magistratura leccese ha da tempo avviato un'inchiesta che, in questi giorni, ha portato all'accertamento di responsabilità penali e quindi all'arresto di tre persone: un dirigente del settore economico-finanziario del comune, Giuseppe Naccarelli, già interrogato in carcere dai giudici; un imprenditore edile, Pietro Guagnano, che ha fatto costruire i due palazzi; un funzionario della Selma Bpm di Milano, Vincenzo Gallo, del gruppo Mediobanca. Il primo risponde di falso in atto pubblico e concorso in truffa, gli altri due di truffa. Sei persone inoltre si trovano indagate a piede libero. Gli edifici posti sotto osservazione dalla guardia di finanza sono di costruzione recente e ospitano, nientemeno, il tribunale civile e la corte d'appello, oltre agli uffici del giudice di pace. La speculazione è stata interrotta la scorsa estate allorché il sindaco Paolo Perrone ha deciso, supportato dalla sua giunta, di sospendere i pagamenti delle rate di leasing che hanno dissanguato le casse comunali e rischiato di far finire in bancarotta il comune di Lecce. Realizzati negli anni novanta dall'impresa edile Socoge di cui è amministratore Pietro Guagnano, i due edifici sono stati ceduti successivamente alla società finanziaria milanese Selma Bpm, la quale li ha rivenduti alla stessa impresa edile con un contratto di leasing. Il comune di Lecce li aveva presi in affitto adibendoli a uffici giudiziari. Il denaro versato per il fitto era stato via via rimborsato dal ministero della giustizia fino all'anno 2005. Da gennaio 2006 (dopo la chiusura dei rubinetti ministeriali), con una determina firmata dal dirigente del settore finanze del comune Giuseppe Naccarelli (senza alcuna delibera di consiglio o di giunta) il contratto di affitto si è tramutato in contratto di leasing immobiliare (nel frattempo il comune era subentrato alla Socoge di Guagnano) che prevede, alla scadenza, l'acquisto dei due immobili per una somma di 38 milioni di euro. Solo che, ed è quello che non quadra nell'affare, il valore di mercato dei due edifici non supera la cifra dei 15 milioni. Il comune di Lecce si ritrova così impelagato in delle rate-capestro: due milioni e mezzo all'anno, invece di poco più di un milione che pagava per l'affitto fino al 2005. Finora ha sborsato circa 9 milioni di euro e al riscatto fra venti anni, quando risolto il leasing ne entrerebbe formalmente in possesso, avrà coperto appena il 60 del valore (sovrastimato) dei due edifici. Ma chi autorizza il comune a continuare a recitare il ruolo di babbonatale, dato che sono i cittadini leccesi a pagare gli aumenti di oneri per tasse e balzelli vari? L'opposizione di centrosinistra aveva chiesto la nullità del contratto e, prima dell'arresto di Naccarelli, la sua sospensione cautelare. Chi avrebbe fatto pressione sul dirigente comunale per sottoscrivere il contratto di leasing con costi gonfiati? La magistratura ha già pronta una lista di amministratori pubblici, dirigenti e imprenditori che saranno ascoltati come persone informate sui fatti. Fra questi, verosimilmente, figurerebbero coloro che hanno avallato l'operazione. La giunta di Perrone aveva dato incarico a due esperti di verificare le clausole del contratto per stabilirne congruità e legittimità. Anche se nessun contratto, d'affitto o di leasing, poteva essere stipulato per quei due palazzi: entrambi risultano privi dell'agibilità e peraltro sono stati costruiti con destinazione d'uso per uffici privati e non pubblici. Non è peregrina l'ipotesi che gli uffici giudiziari debbano darsi da fare a trovare nuova casa. Paolo Perrone occupava la carica di vice-sindaco fino al 2007, mentre sulla poltrona di prima cittadina sedeva Adriana Poli Bortone.