Speriamo che quando a Firenze arriveranno da tutto l'universo a dirci come si fa funzionare la cultura bene, non solo come funzionano i beni culturali, l'Archivio di Stato dove gli studiosi di tutto il mondo arrivano per consultare rarissimi documenti rinascimentali possa avere i fondi necessari per tenere le porte aperte senza doversi arrampicare sugli specchi per insufficienza di fondi. Speriamo che quando Davos arriverà a Firenze con la terza e inutile fiera sul restauro, l'Opificio delle Pietre Dure che è la Rolls Royce dei laboratori di restauro del pianeta possa avere i soldi necessari per far lavorare e insegnare ai suoi selezionatissimi studenti. Insomma, ci piacerebbe che prima di trasformare Firenze in Davos spendendo un sacco di soldi si investisse nel trasformare Firenze in Firenze finanziando quello che già c'è di molto importante. Certo la Nazionale, l'Archivio e l'Opificio non sono così sexy come una Biennale della Cultura ma sono pur sempre delle pietre angolari di questa città che una volta consumate non si possono certo sostituire. Sarebbe più saggio quindi mettere il denaro e l'energia per far vedere quello che c'è, possibilmente evitando di nasconderlo con un cartellone dell'Esselunga che per altro non ha nemmeno l'orrorifica ed eroica grandiosità delle pubblicità usate per impacchettare il Ponte dei Sospiri a Venezia davanti alle quali il lamento diventa almeno urlo. A Firenze anche il sovrintendente che si vuol far manager lo fa con il buongusto dei fagioli al fiasco e il risultato è triste. Sembra davvero che nel Corridoio Vasariano presto potremo fare la spesa, idea che al dottor Resca del ministero bondiano sicuramente piace. Quando i davossiani arriveranno in massa potremo mostrargli l'avanguardia del marketing culturale o la cultura del supermarket. A Firenze c'è bisogno in realtà di qualcuno che organizzi un «Diamos» della cultura, ovvero insegni agli imprenditori quanto sia importante sostenere finanziariamente l'esistente prima di buttare soldi nel temporaneo, nell'evento mediatico o nelle tasche del manager Deus ex machina capace di moltiplicare i pani, i pesci e la rassegna stampa. Possibile che non esista a Firenze un pool di persone che intenda la filantropia in modo corretto e non solo come filantromia, portando fondi, nemmeno eccessivi, la dove è necessario? Salvando e rafforzando le pietre d'angolo della città? Evitando l'imbarazzo di dover trasformare il Corridoio del Vasari e tante altre importanti istituzioni in reparti di marmellate, detersivi e igiene personale?