Il caso La Ross Engineering e i progetti di Putin per l'Olimpiade di Soci DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA La domanda viene naturale: ma cosa c'entrano le grandi costruzioni civili, i centri commerciali e (addirittura) le piste da sci con il Vasari? Già, perché la società russa che si è impegnata a pagare 150 milioni di euro per acquistare l'archivio del fondatore della storia dell'arte italiana, è un grande «conglomerato» che si occupa appunto di costruzioni civili. E che, quasi certamente, si è anche impegnato a realizzare le piste da sci sulle quali si svolgeranno (nel 2014) le Olimpiadi in programma a Soci, sul Mar Nero. Una società che ha un forte legame con il colosso del gas Gazprom, a sua volta legato a doppio filo con il Cremlino e con il primo ministro Vladimir Putin. Ma andiamo con ordine. «Secondo quanto ci è stato comunicato, gli acquirenti sono una grande holding di costruzioni civili che opera a Mosca e in tutta la Russia, con diverse società che si occupano di centri commerciali e altro» ha confermato al «Corriere» l'avvocato romano Alberto Marchetti che cura gli interessi dei venditori dell'archivio Vasari. Il nome della società comunicato al ministero dei Beni Culturali è quello della Ross Engineering, che i russi traslitterano in Rosinzhiniring. Una impresa fondata nel 1992 ma che nel 2008 ha cambiato l'intero management e (forse) anche la proprietà. Oggi è diventata una holding che opera in diversi settori. Costruisce ristoranti, alberghi, centri commerciali. Uno degli impegni maggiori è quello legato alle Olimpiadi. In questo caso, secondo quanto viene rivelato da varie fonti sull'Internet russo, Gazprom finanzia le opere e agisce tramite una sua consociata che si chiama GazpromInvestArena. Da qui i contratti passano alla Rosinzhiniring. Alcune voci sostengono che la società avrebbe, in realtà, una scarsa qualificazione tecnica (alle sue dipendenze ci sarebbero solo cinque progettisti). Allora? La società sarebbe specializzata nel «reindirizzare » i flussi finanziari. E poi si servirebbe di ditte specializzate per realizzare le opere vere e proprie: i norvegesi per alcune piste di discesa; imprese come l'italiana Leitner per gli impianti di risalita. In casi particolari, quindi, questa holding verrebbe utilizzata soltanto perché dispone di ingenti liquidità legate proprio alle opere colossali che Putin vuole realizzare a tutti i costi a Soci e per le quali non bada a spese. Negli ultimi anni il Cremlino ha usato alcuni oligarchi (come ad esempio il petroliere Viktor Vekselberg) per riportare in patria tesori che rischiavano di finire chissà dove: le uova di Fabergè o la collezione d'arte del compositore Rostropovich. E il Vasari? Il dubbio è che i russi abbiano già in mente un qualche escamotage per superare il vincolo posto dal Tar. E contino di portarsi a casa l'archivio. Nel frattempo, però, anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Paolo Bonaiuti ha chiesto esplicitamente di bloccare la vendita. Fabrizio Dragosei