ROMA. La vendita dell'archivio Vasari a una holding russa «va fermata». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, nato a Firenze, scende in campo, deciso ad affrontare il caso con il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi: «Gli chiederò di fermare questa vendita». Oggi l'unico modo per fermare la super trattativa sembra essere quello di far valere il diritto di prelazione. Ovvero che lo Stato tiri fuori i 150 milioni promessi dai russi. Giuseppe Fanfani, il sindaco di Arezzo, spinge per questa soluzione: «Il ministero dei Beni culturali deve esercitare il diritto di prelazione e acquistarlo. I soldi possono essere trovati», sostiene. Dal ministero dei Beni culturali nessun commento ufficiale, ma l'ipotesi sembra decisamente poco percorribile. «Centocinquanta milioni di euro sono una cifra inverosimile, fuori dai parametri di mercato» ribadisce il segretario generale del ministero dei Beni culturali, Giuseppe Proietti «La Corte dei Conti chiederebbe a chiunque di rispondere della responsabilità di un atto del genere». Tanto più , ricorda, «in presenza di un vincolo pertinenziale, definitivo e inoppugnabile, come quello che grava sull'archivio del Vasari», che rende impossibile a chiunque spostare quelle carte dalla casa Vasari di Arezzo. Se lo Stato decidesse di esercitare la prelazione e pagare i 150 milioni offerti dai russi, dovrebbe farlo, secondo il segretario generale, con «una legge speciale». Sulla vicenda interviene anche il ciritico Vittorio Sgarbi. «Il valore dell'archivio è di 10-15 milioni non certo 150», dice, e ipotizza un rischio inquietante: che quello con i russi «sia un finto contratto per indurre lo Stato ad una prelazione, che sarebbe una truffa».