Il caso Vasari. Interviene anche Bonaiuti: «Voglio parlare con il ministro Bondi, questa vendita deve essere fermata» Il ministero dei Beni culturali: cifra fuori mercato. Sgarbi: vale dieci volte meno Una vicenda complicatissima, combattuta attraverso decennali battaglie legali, che però ora si concretizza in una sola domanda: lo Stato italiano alla fine sarà davvero costretto a sborsare 150 milioni di euro pur di evitare rischiosi passaggi di proprietà dell'Archivio Vasari di Arezzo? Dopo la mega-offerta giunta nei giorni scorsi da una holding russa agli eredi Festari, ultimi proprietari delle carte vasariane, anche il Parlamento della Repubblica si interroga. In particolare, con una interrogazione presentata dal Pd, a firma degli onorevoli Nannicini e Mattesini), sta cercando le contromosse da adottare. In sintesi: per non perdere l'archivio è sufficiente confidare sui vincoli imposti dal Ministero nel '94, oppure - se non arrivano clamorose novità dall'indagine affidata alla procura di Roma e ai carabinieri dei beni culturali - bisogna rispondere all'offerta dei russi? «Un Comune delle dimensioni di Arezzo non ha alcuna possibilità di esercitare il diritto di prelazione per il valore di 150 milioni di euro» dice la parlamentare Donella Mattesini, che però aggiunge un dubbio pesante. «La comunità aretina teme che i nuovi proprietari possano trovare il modo di aggirare il vincolo pertinenziale e quindi la permanenza in Italia». E se davvero quella della holding russa fosse una mossa lungimirante e azzeccata? «I 150 milioni messi sul piatto dalla Ross Engineering sono una cifra congrua» ripete l'avvocato degli eredi Festari, Guido Cosulicj. Non è di questo parere Vittorio Sgarbi «Il valore dell'archivio Vasari è di circa 15 milioni di euro. Non esiste alcuna possibilità di trarre un beneficio attivo da un bene il cui vincolo ti pone una serie di limitazioni». Però adesso cominciano a vacillare anche le certezze sulla reale tenuta di vincoli ministeriali apposti nel '94. «I vincoli oggi ci sono, ma tra cinquanta anni possono non esserci più» dichiara il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, preoccupato dall'idea che la sua città arrivi al 2011, nel cinquecentesimo anniversario della nascita di Vasari, orfana delle carte vasariane. «Se legittimamente i proprietari hanno deciso di venderlo, il ministero eserciti il diritto di prelazione e lo acquisti», chiede esplicitamente. Anche l'interrogazione parlamentare del Pd chiede al ministero se vuole avvalersi del diritto di prelazione garantendo così la proprietà pubblica dell'Archivio Vasari. Dal Ministero dei beni culturali nessun commento ufficiale, ma l'ipotesi di acquisto sembra decisamente poco percorribile. Intanto il sottosegretario Paolo Bonaiuti pensa di rivolgersi al ministro dei beni culturali «Voglio parlare con Bondi - dice -. Chiederò di fermare questa vendita». Sì, ma come?
AREZZO. Una follia i 150 milioni per l'archivio
Il caso dell'Archivio Vasari di Arezzo è complicato e coinvolge decenni di battaglie legali. La holding russa ha offerto 150 milioni di euro per l'acquisto dell'archivio, ma il ministero dei Beni culturali ha espresso dubbi sulla vendita. Il Parlamento della Repubblica ha presentato un'interrogazione per esplorare le contromosse da adottare. Il Comune di Arezzo non ha il diritto di prelazione per il valore dell'archivio, ma la comunità aretina teme che i nuovi proprietari possano aggirare il vincolo pertinenziale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo