Alla fine l'archivio di Carlo Levi se l'è aggiudicato Fabio Freddi, proprietario della omonima libreria antiquaria di Torino. Ma dietro Freddi si nasconde un misterioso personaggio torinese, che vorrebbe donare l'archivio a un ente pubblico. Freddi ha comprato ieri mattina il complesso dei documenti di Levi per 95 mila euro, quasi la metà del valore a cui erano stati offerti da Christie's, che li aveva stimati tra i 120 mila e i 140 mila euro. Il battitore è partito da 60 mila euro e li ha ceduti all'unico concorrente. «Ad abbassare il prezzo ha senz'altro contribuito la notifica arrivata dalla sovrintendenza ai beni archivistici del Lazio - specifica Freddi. - Quando un lotto viene vincolato l'interesse cala di colpo. Il valore stimato all'inizio per l'archivio era infatti più che giusto, senza il vincolo si sarebbe potuto superare facilmente il tetto dei 140 mila euro». Freddi, che da una quindicina di anni gestisce nel centro di Torino la libreria specializzata in letteratura del Novecento, aggiunge che ieri mattina è arrivato a Roma appositamente per acquistare l'archivio di Levi, «su incarico di una persona interessata a questo lotto». Non può dare informazioni ulteriori sul committente, si lascia solo sfuggire che la notizia potrebbe diventare pubblica tra un paio di mesi, quando scadrà il diritto di prelazione all'acquisto da parte della Sovrintendenza. «Se lo Stato rinuncerà alla prelazione, il misterioso acquirente uscirà allo scoperto per annunciare che donerà il lotto a un ente pubblico», precisa ancora Freddi. E aggiunge infine che si tratta di un personaggio famoso e che l'ente pubblico non ha sede a Roma. La deduzione più ovvia è che la sede sia a Torino e allora le carte di Levi tornerebbero nella città di origine dello scrittore. Insomma, in un modo o nell'altro, la raccolta di opere non solo non andrà dispersa, come si è temuto quando è arrivata la notizia dell'asta, ma diventerà di proprietà pubblica. La sua destinazione finale sarà dunque l'Archivio centrale dello Stato, come ipotizza Salvatore Italia, sovrintendente ai Beni archivistici del Lazio, oppure la Biblioteca nazionale, come auspica il sovrintendente al Polo museale romano Claudio Strinati, o ancora l'ente pubblico citato dallo sconosciuto e benemerito acquirente. In quest'ultimo caso lo Stato risparmierebbe anche i 95 mila euro per la prelazione di acquisto. Che a questo punto, probabilmente, non verrà esercitata. «Dobbiamo verificare le nostre possibilità finanziarie, ma soprattutto le intenzioni dell'acquirente», risponde non troppo enigmaticamente il sovrintendente Italia. Comunque vada, gli studiosi potranno in futuro consultare il corposo blocco di opere di Levi, che comprende anche le 34 agende personali, comprese tra il 1933 e il 1974, importantissime perché contengono, oltre a poesie inedite e annotazioni di incontri, anche il titolo e il riferimento dei quadri che dipingeva. Uno strumento fondamentale per studiare la sua pittura e per controllare l'autenticità delle sue opere. Ma è importante anche il complesso delle testimonianze relative all'opera letteraria dello scritto-. re torinese. Solo del «Cristo si è fermato ad Eboli», considerato il suo capolavoro e composto in clandestinità a Firenze tra il 1943 e il 1944 per rievocare il confino in Lucania di dieci anni prima, sono presenti ben due distinti set di bozze, entrambi ricchi di correzioni autografe dell'autore. E sono presenti, in più versioni, un po' tutte le altre opere dello scrittore: da «Paura della libertà», il singolare saggio filosofico e psicanalitico scritto in Francia nel 1939, a «L'Orologio», curioso anti-romanzo pubblicato da Einaudi nel 1950. Un grosso contenitore raccoglie i documenti dell'attività politica di Levi, che fu eletto senatore per due legislature, come indipendente nelle liste del Pci nel 1963 e in quelle del Psiup nel 1968. Ma il dattiloscritto più commovente è senz'altro quello del «Quaderno a cancelli», il diario scritto nel '73, durante un periodo di cecità indotta dal distacco della retina e pubblicato solo postumo, nel 1979, da Einaudi.
Un anonimo torinese si aggiudica l'archivio Carlo Levi
Fabio Freddi, proprietario di una libreria antiquaria di Torino, ha acquistato l'archivio di Carlo Levi per 95 mila euro. L'acquisto è stato effettuato su incarico di un misterioso acquirente che si è rivelato essere un personaggio famoso. Il misterioso acquirente ha dichiarato di voler donare l'archivio a un ente pubblico, probabilmente l'Archivio centrale dello Stato o la Biblioteca nazionale, se lo Stato rinuncia alla prelazione di acquisto. L'archivio contiene opere di Levi, tra cui le 34 agende personali, poesie inedite e annotazioni di incontri, nonché documenti relativi all'attività politica del scrittore.
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