Il via libera contestato. Da Empoli furioso. Nardella: nuove regole In poche parole la faccenda sta in questi termini. Il Comune autorizza solo l'impalcatura o lo scheletro del ponteggio. La Soprintendenza di piazza Pitti (quella che tutela paesaggio e beni architettonici) ha visto solo la foto delle posate e non l'intero bozzetto del progetto, fatta salva una mail da cui si capiva poco, «in effetti poteva essere fatto meglio» dice la soprintendente Alessandra Marino. La soprintendenza di Cristina Acidini (Polo museale) vede tutto: ponteggio, scheletro, le posate al centro del bozzetto e il bozzetto. E poi il via libera. Pardon, i via libera, al plurale. Perché la pubblicità che da 48 ore ruba la scena e la visuale del Ponte Vecchio è figlia di tre autorizzazioni. Architetti, studiosi, pubblicitari e supermercati possono dormire tra due guanciali. Il Ponte Vecchio apparecchiato rispetta tutti i criteri burocratici. E la firma finale dell'architetto Gianni Bordoni (12 ottobre), dirigente dell'ufficio Pubblicità, chiude il discorso perché tiene insieme pur senza aver visto le foto delle posate il parere espresso dalla Marino, dall'Acidini e dall'architetto responsabile del cantiere Mauro Linari, che è il più sereno di tutti. Perché in fondo a lui interessa solo che sia fatto il restauro del Corridoio Vasariano. E che i soldi in tutto 200 mila euro garantiti dall'agenzia pubblicitaria Media Firenze che però deve far fronte a un investimento complessivo di 500 mila euro ci siano fino in fondo. «Ci vengono proposti dei bozzetti e noi scegliamo. Una volta abbiamo rifiutato un'immagine di Lapo Elkann a torso nudo e Media Firenze ha perso lo sponsor. Esselunga ci aveva presentato tre opzioni e noi abbiamo scelto. Ma a Firenze ci sono i benpensanti che criticano tutto. Con una sottoscrizione da 200 mila euro togliamo tutto » . Già perché Ponte Vecchio almeno fino a novembre resterà apparecchiato. E quel ponteggio resterà al centro di uno dei simboli di Firenze per altri otto- dieci mesi. «Dopo le posate, ci metteranno un servizio di piatti?», si chiedono dal Comune. Chissà cosa verrà dopo, visto che il restauro ha come termine ultimo dicembre 2010. Intanto però forchette, cucchiai e coltelli corrono un rischio cavilloso, quanto disperato. Palazzo Vecchio ora sta cercando il modo per smontare tutto. I vigili con tanto di squadra e righello vogliono capire se la pubblicità rispetta il vincolo del 20 dell'ampiezza del ponteggio. Linari dice che occupa «il 18», dal Comune sospettano che sia stata montata la pubblicità prima della fine del ponteggio, così potrebbe essere stata superata la soglia del 20. Insomma un bel pasticcio. Per dirla invece con le parole dell'assessore Giuliano Da Empoli «un intervento invasivo e autoritario» che il Ponte Vecchio non subiva dal 1939, quando Mussolini, «per piaggeria verso Hitler» sostituì «i piccoli oblò rinascimentali» con le grandi finestre. «L'ennesima conferma che il sistema di governance dei beni culturali fiorentino sostiene Da Empoli andrebbe rivisto. Paghiamo (l'assessore ce l'ha con il Polo Museale, ndr ) le conseguenze di una burocrazia che si considera sola proprietaria di alcuni tra i monumenti più importanti del mondo». E mentre il sindaco Matteo Renzi dice che quello della pubblicità «sarà uno dei temi principali di novembre » (tradotto: cambieranno le regole), il vice Dario Nardella tende la mano alla soprintendente Marino e solo a lei: «Serve un confronto urgente (ci sarà lunedì, ndr ) con la Soprintendenza per una più consona gestione delle pubblicità su immobili di pregio». Resta la domanda più banale: ma ai protagonisti di questa vicenda il Ponte Vecchio apparecchiato piace o no? Ai lettori di Corriere Fiorentino.it no. Commenti in ordine sparso: «Siamo alla frutta»; «hanno deturpato una bellezza conosciuta in tutto il mondo»; «continuiamo a farci del male», «spero che chi ha autorizzato questa boiata si dimetta ». «Si può fare meglio ammette l'Acidini ma i luoghi di eccellenza sono gli unici da cui ricavare introiti quando serve una manutenzione straordinaria ». Possibile che la Soprintendenza non avesse 200 mila euro per rifare il look nientepopodimeno che a Ponte Vecchio? «Avrei dovuti sottrarli a ville e giardini». Allora ha ragione Renzi quando dice che date più soldi del dovuto a Roma? «Aspetto solo che neghi le cifre, così siamo a posto». Non bada alle posate la Marino: «Guardiamo la sostanza: la finalità di quella pubblicità è terminare un restauro che resterà alla città. La pubblicità tra poco non ci sarà più. Siamo d'accordo con il Polo museale». A Nardella non piacciono: «Avrei difficoltà a sopportarle in luoghi ben più nascosti». Da Empoli s'è capito. Media Firenze la butta sulla filosofia (oltre che sulla necessità di incassare i soldi). «Tutto in regola spiega Gregorio Salimbeni Le posate? L'immagine non è indecente e poi qui c'è la cucina mediterranea al top e la pubblicità cambia stili di vita e consumi». Sì ma quanto ha speso Esselunga? «Non posso rispondere », dice Salimbeni, proprietario dell'agenzia. Risponde Da Empoli. S'è svenduto Ponte Vecchio «per qualche briciola di sponsorship » . Alessio Gaggioli
FIRENZE - Il pasticciaccio del Ponte Vecchio
Il Ponte Vecchio di Firenze è stato oggetto di una controversia per la pubblicità che è stata installata sul ponte. La Soprintendenza di piazza Pitti ha visto solo la foto delle posate e non l'intero bozzetto del progetto, mentre la Soprintendenza di Cristina Acidini (Polo museale) ha visto tutto, comprese le posate. Il via libera è stato ottenuto, ma ci sono dubbi sulla legittimità dell'installazione. L'assessore Giuliano Da Empoli ha criticato l'intervento e ha chiesto una revisione della burocrazia. Il sindaco Matteo Renzi ha promesso di affrontare il tema, mentre il vice Dario Nardella ha proposto un confronto con la Soprintendenza.
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