PRIMA o poi doveva accadere, vista l'incuria e il disprezzo con cui i beni culturali - e quelli archivistici in particolare - vengono trattati nel nostro Paese. Ma nessuno avrebbe pensato che la questione sarebbe esplosa in modo così clamoroso. Ovvero con la vendita dell'Archivio Vasari alla holding russa Ross Engineering per l'astronomica cifra di 150 milioni di euro. Uno schiaffo alla cultura e allo Stato italiano, che ha subito scatenato reazioni e proteste, diventando, nel giro di pocheâ??ore, anche un caso politico. Il prezioso fondo è conservato ad Arezzo, nella casa che fu di Giorgio Vasari ed era di proprietà del conte Giovanni Festari che, poco prima di morire, lo ha venduto ai russi. L'archivio di Vasari (1511 - 1574), pittore, architetto e padre della storia dell'arte grazie al trattato sulle "Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri", pubblicato nel 1550, racchiude documenti rarissimi, tra cui diciassette lettere di Michelangelo ed è ovviamente sottoposto a vincoli da parte della Soprintendenza. Il materiale non può essere in ogni caso spostato da Casa Vasari e lo Stato può far valere - entro 180 giorni - il diritto di prelazione, anche se il prezzo pattuito dai russi sembra al di là delle possibilità del ministero. «Centocinquanta milioni sono una cifra congrua» ha spiegato l'avvocato Guido Cosulicj, il legale degli eredi di Giovanni Festari «gli acquirenti dell'archivio sanno perfettamente che non potranno trasferirlo, ma questo non è stato un problema per loro. Magari ne faranno un'esposizione e lo apriranno al pubblico». Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha subito ordinato un'ispezione «al fine di verificare l'aggiornamento e la congruità dell'inventario, lo stato di conservazione dei beni e delle carte facenti parte del fondo e il rispetto effettivo del vincolo che ne determina l'inamovibilità dal luogo in cui sono attualmente depositate». Una iniziativa approvata dagli stessi eredi: «Sarà l'occasione per fare emergere tutte le responsabilità di quanti oggi gridano allo scandalo creando ingiustificati allarmismi». Per Diana Toccafondi, soprintendente ai Beni archivistici della Toscana, la cifra concordata è«stravagante» e ha tanti dubbi sulla trasparenza di tutta l'operazione che ha deciso di segnalarla alla Procura della Repubblica, gesto che prelude a una lunga battaglia. «Sono vent'anni che combattiamo» spiega Toccafondi «a tutela di quell'archivio contro certi "appetiti". L'abbiamo restaurato tutto e tutto con i soldi dello Stato. Vediamo chi vincerà». «Sono sicuro che in questi giorni, nel caldo della dacia» ha invece osservato il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, «il presidente Berlusconi si è subito attivato nei confronti di Vladimir Putin in modo da bloccare l'acquisto dell'archivio Vasari. Se una vendita così assurda non fosse bloccata sarebbe una sconfitta grave per il nostro Paese. Non tutto è in vendita e non tutto può essere comprato».
È guerra per l'archivio del Vasari. Il ministro Bondi ordina un'ispezione dopo l'acquisto da parte di una società russa per 150 milioni di euro
L'Archivio Vasari, un patrimonio culturale italiano, è stato venduto alla holding russa Ross Engineering per 150 milioni di euro. L'archivio, che contiene documenti e lettere di Michelangelo, è stato conservato ad Arezzo e sottoposto a vincoli per garantire la sua conservazione. Il ministro dei Beni culturali ha ordinato un'ispezione per verificare l'inventario e la conservazione dei beni. I responsabili della vendita hanno spiegato che il prezzo era congruo, ma la soprintendente ai Beni archivistici della Toscana ha segnalato la transparenza della transazione e ha deciso di segnalarla alla Procura della Repubblica. La vendita ha scatenato reazioni e proteste, diventando anche un caso politico.
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