I legali della famiglia Si tratta di una proprietà privata, e l'offerta della holding russa è stata ritenuta congrua AREZZO. È una di quelle storie, tra il vero e il verosimile, che il Vasari saprebbe raccontare benissimo. Certo oggi non scriverebbe più della mosca disegnata così bene da Giotto, tanto da indurre il maestro Cimabue a tentare di scacciarla. Questa volta il perenne gioco tra il vero e il falso riguarderebbe la complicata storia di un archivio dal valore immenso. Più o meno 150 milioni di euro. E' questa la cifra - giudicata "stravagante" dalla soprintendente ai beni archivistici della Toscana, Diana Toccafondi - offerta dalla holding russa Ross Engineering agli eredi del conte Giovanni Festari per avere la proprietà dell'archivio di Giorgio Vasari. Centinaia di documenti, lettere e disegni racchiusi all'intero di 31 registri custoditi nella Casa-museo in via XX Settembre ad Arezzo. Una compravendita talmente strana che la Soprintendenza ha informato la procura della Repubblica di Roma, competente in materia di Beni culturali. Non solo, il ministro Bondi ha già predisposto un'ispezione all'archivio "per verificare l'aggiornamento e la congruità dell'inventario, lo stato di conservazione dei beni e delle carte che fanno parte del fondo e il rispetto effettivo del vincolo pertinenziale che ne determina l'inamovibilità». Proprio i vincoli posti dal Ministero nel 1994, a seguito una relazione tecnica redatta dalla Soprintendenza fiorentina, rappresentano oggi l'unico freno all'eventuale espatrio delle carte del Vasari. Un vincolo che a suo tempo fu impugnato dai proprietari, ma confermato con sentenza definitiva del Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, che determinò la Casa Vasari di Arezzo come l'unico luogo in cui l'archivio può restare. E a questo punto il mistero s'infittisce, e soprattutto le cifre non tornano: una vecchia perizia di parte stimava il valore dell'archivio tra i 50 e i 70 milioni di euro. Ben lontano dai 2,5 milioni di euro offerti a suo tempo dal Ministero della Cultura, che ha il diritto di prelazione. Infine la clamorosa offerta giunta dalla Russia che ha insospettito tutti. La Soprintendenza ha inviato una informativa alla procura della Repubblica di Roma e, secondo le prime indiscrezioni, sarebbero già al lavoro i carabinieri dello speciale Nucleo di tutela dei beni artistici e culturali dell'Arma. Certo è che 150 milioni di euro rappresentano una cifra impossibile per la Regione Toscana e il Comune di Arezzo che, per esercitare il diritto di prelazione, dovrebbero tener testa all'offerta presentata dalla Ross Engineering. E qui inizia il giallo: davvero oltrecortina c'è gente disposta a tirar fuori un fiume di denaro per avere delle carte destinate a restare per sempre a Casa Vasari? Non è che, per caso i russi già immaginano un eventuale prossimo scioglimento del vincolo che permetterebbe loro di portare l'archivio fuori dall'Italia? "Vincoli o non vincoli, evidentemente questo non interessa alla nuova proprietà" ribatte l'avvocato degli eredi del conte Festari, Guido Cosulich, il quale riassume i così i termini dell'operazione: "La holding ha fatto un' offerta che riteniamo congrua. I proprietari dell'archivio si sono detti soddisfatti, e siccome l'archivio è una proprietà privata non c'è niente di strano che, se messa in vendita, qualcuno voglia comprarsela". Rincara la dose l'altro avvocato di famiglia, Alberto Marchetti, in una lettera al sindaco di Arezzo: "I componenti della famiglia Festari si ritengono assolutamente lesi nel proprio diritto di liberamente disporre della loro proprietà e interpretano le recenti dichiarazioni come l'ennesimo atto di una vera e propria persecuzione perpetrata, fin dagli anni'90, nei confronti della Famiglia Festari, da parte dell'amministrazione. I miei assistiti non sono assolutamente disponibili a tollerare ingerenze di alcun tipo che si pongano al di fuori della legalità". Da qui l'ingiunzione a smentire e chiarire le recenti dichiarazioni. In realtà la vicenda dell'archivio Vasari è ricca di passaggi misteriosi. A cominciare dai tre faldoni pieni di carte che sparirono negli anni Ottanta, durante il restauro, per poi ricomparire in Svizzera prima di volare definitivamente negli Stati Uniti. E ora è in arrivo questa montagna di denaro che pare destinata a finire in tasca ai quattro fratelli (Francesco, Antonio, Tommaso e Lenoardo) eredi di Giovanni Festari, deceduto qualche giorno fa nella sua tenuta di Ghianni a Santa Croce sull'Arno. Il nobiluomo era reduce da una sfibrante battaglia legale scatenata contro il Comune di Arezzo per ottenere la piena disponibilità delle carte (ereditate alla zia Flora Romano Rasponi Spinelli). La vera battaglia legale sull'archivio Vasari sta per iniziare adesso. Il ministro ha 180 giorni di tempo per esercitare il diritto di prelazione. Dopodichè, il diritto decade e la vendita verrà perfezionata. Ma in Soprintendenza ribattono che «è tutto da vedere» e si preparano a una lunga battaglia. La vicenda è approdata anche in Russia. Il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani ha già scritto a Putin per tentare di fermare la holding che lavora nel campo dell'edilizia. E il governatore della Toscana, Claudio Martini, manda un messaggio a Berlusconi "Sono sicuro che in questi giorni, nel caldo della dacia, il Presidente del Consiglio avrà convinto Vladimir Putin a bloccare l'operazione".