Ispezione dei Beni Culturali sul giallo della vendita a una società russa per 150 milioni di euro Sullaffaire "Archivio Vasari" parte unispezione disposta dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Servirà «a verificare vincoli, inventario e stato di conservazione» delle 31 filze di memorie del celebre umanista, architetto e pittore della Corte de Medici, conservate in una cassaforte nella casa-museo di Arezzo. Intanto si apprende che dal 6 agosto scorso sono stati trasmessi alla Procura di Roma gli atti sulla vendita ai russi delle "carte Vasari". E che i carabinieri del Nucleo dei Beni culturali hanno avviato indagini e accertamenti su tutta loperazione. Il procedimento è partito a luglio, a seguito della "denuncia di trasferimento di proprietà" inoltrata alla Soprintendenza archivistica per la Toscana dal "presunto" proprietario Giovanni Festari, con la «proposta irrevocabile di acquisto per 150 milioni di euro" avanzata dalla società R. O. S. S. Engineering srl di Mosca. «La cifra era esorbitante e dovevamo far chiarezza su varie questioni. Tra laltro il venditore Festari è morto, dobbiamo verificare se il contratto è ancora valido, e ancora gli eredi non si sono qualificati» osserva la soprintendente Diana Toccafondi, rivelando alcuni dettagli. «Una prima denuncia dal proprietario e dal suo procuratore, è arrivata i primi di luglio, ma non è stata presa in considerazione, come abbiamo chiarito nella riposta, e perché non faceva riferimento ai vincoli legati alle carte vasariane - precisa la dirigente - Ne è poi arrivata una seconda corretta e integrata, che ha visto scattare la decorrenza dei 180 giorni di tempo per il diritto di prelazione, come ho notificato al sindaco di Arezzo». Allindomani della mobilitazione di intellettuali e politici per scongiurare la vendita dellimportante apparato di documenti lasciato da Vasari, si scopre così che già prima dellappello denuncia del sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, il ministero era informato ed aveva avviato le sue verifiche. E mentre il ministro Bondi assicura che «larchivio è vincolato e che Casa Vasari è lunico luogo in cui può essere mantenuto», riemergono le intricate vicende legate a passaggi e eredità dellarchivio, rimasto in famiglia fino alla morte dellultimo discendente Francesco Maria Vasari nel 1678. Dopo di che, come aveva prescritto Vasari, il suo patrimonio - la casa che si era costruito, affrescato e tutti i beni contenuti - passò alla Fraternita dei Laici di Arezzo. «Esecutore testamentario fu nominato il senatore Bonsignore di Tommaso Spinelli che trattenne le carte delle memorie di Vasari, forse per un fatale errore, così rimasero inglobate nellarchivio Spinelli» racconta Diana Toccafondi. Carte ritrovate poi dal direttore del Museo del Bargello di Firenze Giovanni Poggi nel 1908, che le fece notificare nel 1917, dopo che nel 1915 lo Stato aveva acquisito Casa Vasari per farne un museo. Nel frattempo, dopo non poche accese polemiche, il conte Luciano Rasponi Spinelli affidò larchivio, tra cui 17 lettere di Michelangelo a Vasari e il carteggio con Cosimo de Medici, Pietro Aretino e vari papi, in "deposito perpetuo" al Comune di Arezzo, a condizione che venisse valorizzato e fosse consultabile. Colpo si scena: lultimo conte Rasponi Spinelli prima di morire sposa la sua domestica Flora Romano che, deceduta nel 1985, passa leredità al nipote Giovanni Festari. Coperte da nuovi vincoli nel '90 e '94, per "il notevole interesse storico" le famose carte, vedono Festari passare allattacco. Fa causa al Comune di Arezzo, vince e ottiene la revoca del "deposito perpetuo". Il Comune non fa ricorso. Festari nel 2004 è indebitatissimo: le carte vengono pignorate dal Tribunale di Arezzo, il giudice ne ordina la vendita allasta con il prezzo base di 2.500.000 euro. Nel 2008 Festari riesce a saldare i suoi debiti e la procedura viene chiusa. Sembrava tutto finito, fino a due giorni fa, quando il sindaco di Arezzo Fanfani ha reso nota la storia delle vendita ai russi.