Dopo l'annuncio della possibile vendita, sarà il ministro a decidere sull'archivio di Arezzo Firenze. Sarà un caso, ma proprio mentre Berlusconi si gode la compagnia dell'amico Putin, ad Arezzo salta fuori che una holding immobiliare con sede a Mosca è pronta a comprare le carte cinquecentesche di Giorgio Vasari per la cifra di 150 milioni di euro. Il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, ha ricevuto due giorni fa dalla Soprintendenza archivistica della Toscana gli atti della proposta di vendita tra la famiglia Festari e la Ross Engineerign, società con sede a Mosca. Ed è andato su tutte le furie, seguito a ruota dal presidente della Provincia di Arezzo. Il consigliere regionale Enzo Brogi, aretino del Pd, è "pronto alle catene, per salvaguardare questo straordinario patrimonio". Fanfani ha preso carta e penna: "Ho scritto a Berlusconi che si tratta di un'operazione indegna". Il sindaco ha un sospetto: "Per spendere una tale cifra credo che sia stato promesso ai russi di abbattere i vincoli che obbligano a mantenere l'archivio ad Arezzo. Qualcuno in questa holding deve avere un amico potente", altrimenti sarebbero degli sciocchi, lascia intendere il sindaco. Nell'occhio del ciclone russo il Ministero dei Beni culturali dell'ex sindaco comunista di Fivizzano, Sandro Bondi, che per ora si è limitato a diramare una nota: "Si tratta di un'operazione che ha sollevato notevoli perplessità, informeremo l'autorità giudiziaria". Non ci sta, invece, "ad apparire come una fredda burocrate passa-carte" la soprintendete Diana Toccafondi: "L'autorità giudiziaria l'abbiamo già informata da tempo afferma correggendo il Ministero segnalando tutto alla Procura di Roma. Stanno svolgendo loro le indagini su chi sono questi russi e su eventuali ipotesi di reato. La trasmissione degli atti di compravendita al sindaco Fanfani? È un atto dovuto per noi. Già nel mese di luglio i Festari ci avevano presentato una documentazione analoga, che abbiamo respinto perché non era neppure sottoscritta dai russi". La dichiarazione di trasferimento dell'archivio Vasari è stata perfezionata il 23 settembre, questa volta per la società russa ha firmato tal Stefanov. Poi, sabato scorso, è morto il conte Giovanni Festari, lasciando ai quattro figli questo accordo per vendere l'archivio a 150 milioni (valutato da un perito nella primavera di un anno fa 2 milioni e 500mila euro). Quel che è certo è che fra 180 giorni scadrà il diritto di prelazione da parte dello Stato. Roma tirerà fuori 150 milioni per un archivio contenente 31 documenti tra cui anche 17 lettere autografe di Michelangelo? Il presidente della regione Toscana Martini si è augurato che anche di questo abbia parlato Berlusconi a Putin. I precedenti sono incoraggianti: Bondi ha voluto solo poco tempo fa a tutti i costi un piccolo crocifisso ligneo di dubbia attribuzione, pagandolo addirittura 3,2 milioni di euro, perché convinto fosse di Michelangelo. In questo caso, invece, le attribuzioni sono sicure. La partita a scacchi fin qui è stata condotta dall'avvocato Enrico De Martino, al quale i figli di Festari hanno rinnovato la procura a procedere dopo la morte del conte Giovanni. E il legale dei Festari, Guido Cosulich spiega: "La cifra richiesta è congrua, se si considera che il dattiloscritto della sceneggiatura di Easy Rider qualche anno fa è stato venduto a 2 milioni di dollari".