ORTIGIA. Sorgerà fra le mura di Sant'Agostino per il quale è stato disposto un importante restauro II futuro museo dedicato al papiro, che dovrebbe sorgere tra le mura dell'ex convento di Sant'Agostino in Ortigia, fa un passo in avanti. I lavori per il recupero del sito sono stati appaltati e cominceranno a breve, per concludersi tra circa un anno e mezzo. L'idea della struttura museale nel convento non è nuova ed è stata prevista per tempo nel piano partico-lareggiato di Ortigia. Il Comune di Sira-cusa, nella definizione del programma Urban del 1994-1999, infatti, aveva individuato nel sito la sede ideale per insediarvi il museo (e anche una scuola del papiro) che esiste a Siracusa dal settembre del 1989 e raccoglie una notevole e pregiata raccolta di documenti e reperti storici ed artistici. L'iniziativa, tuttavia, ha dovuto fare i conti con la funzionalità dell'ex convento, con particolare riferimento alle sue condizioni statiche, che sono state oggetto di un intervento di "somma urgenza" da parte della Soprintendenza aretu-sea. Alla fine degli anni '90 la Regione, proprietaria dell'immobile, firmò un protocollo d'intesa con il Comune e la Provincia regionale proprio al fine di realizzare il museo del papiro all'interno del convento. L'Apit diede incarico a profes sionisti esterni di redigere il progetto esecutivo ma il problema che si palesò fin da subito fu la necessità di reperire i fondi per portare a compimento l'operazione. I lavori di restauro dell'ex convento di Sant'Agostino, sono stati inseriti nel Pit n.9 denominato "Ecomuseo del Mediterraneo" della Provincia regionale e, il Comune di Siracusa, è diventato l'ente beneficiario dell'intervento che oggi è finalmente al via. La gara d'appalto è stata aggiudicata ad una ditta specializzata per un importo netto di 1.323.000 euro e il cantiere è ad un passo, confermano dall'Ufficio Ortigia del Comune aretuseo, dall'apertura ufficiale dei lavori. Dietro questo sito nel cuore dell'isolotto, si cela una storia antica nella quale i grandi protagonisti sono i frati agostiniani che erano dapprima stati relegati fuori dalle mura della città, nel cenobio di San Lorenzo. Sotto a questa manovra si celava il disegno dei regnanti aragonesi che volevano, localizzando i grandi complessi conventuali all'interno della città, definire nuovi rapporti di potere nel tessuto urbano, ponendo sotto controllo la popolazione originaria. Grazie ai grandi volumi architettonici dei conventi dei domenicani, degli agostiniani, delle carmelitane e delle benedettine, furono imposte nuove frazioni urbane, religiose e di rappresentanza, all'interno dei quartieri ebrei, tradizionalmente caratterizzati da un tessuto frammentario, residenziale e commerciale. Sul sito era già presente una piccola chiesa, denominata del San Sepolcro. Essa presentava tre navate e nove altari e vi veniva celebrata la festa dell'Addolorata e la Domenica della Passione, riti molto seguiti dal popolo, celebrati con grande sfarzo. Il terremoto del 1693 causò gravissimi danni alla struttura, ci furono estesi crolli in tutto il complesso tanto che oggi, è rimasto solo qualche piccola traccia dell'antico chiostro e qualche piccolo frammento a testimonianza dell'antico sito. Nel 1866, il convento fu abbandonato dai frati e il complesso venne occupato dall'Intendenza di Finanza e da altri uffici finanziari che comportarono cambiamenti anche radicali alla struttura. Quando anche questi uffici vennero trasferiti altrove, l'edificio venne adibito a scuola per poi essere abbandonato a se stesso. Fatta eccezione per l'intervento della Soprintendenza che ha avviato anche le indagini preliminari per il restauro, l'ex convento attende la sua rivincita sulla storia che si giocherà sulla carta del papiro.