Urbanistica La replica dell'assessore Corsini: «Questa è una invasione di campo» Stadi, stop dei Beni culturali Parere negativo sui siti (vincolati) scelti da Roma e Lazio Un macigno difficile da superare sulla via già lastricata di difficoltà sugli stadi di Roma e del Lazio è la seconda parte - cinque righe in tutto - della mozione approvata dal Consiglio superiore dei Beni culturali: «L'istanza è condivisibile a patto che siano collocati in zone prive di rilevanza paesaggistica, archeologica, storico-monumentale e che rispondano alle indicazioni già previste nel Prg». Un grave problema perché il terreno del «Franco Sensi» in via della Monachina è sottoposto a due vincoli paesistici e sul terreno di Claudio Lotito c'è un vincolo idrogeologico. E comunque, in entrambi i casi, per realizzare i progetti con le annesse aree commerciali e residenziali, servono varianti al piano regolatore. L'assessore all'Urbanistica Marco Corsini rivendica la possibilità di programmare per il Campidoglio: «Così si rischia l'invasione di campo». Mozione del Consiglio superiore: bocciate le aree vincolate dove dovranno sorgere gli impianti Forse non è ancora il colpo di grazia definitivo, ma ha tutta l'aria di essere un macigno difficile da superare, sulla via lastricata di difficoltà degli stadi di Roma e Lazio. Si tratta di cinque righe, in fondo alla mozione - «approvata all'unanimità » - del Consiglio superiore dei Beni Culturali, presieduta dal professor Andrea Carandini: «Atteso che le società calcistiche - si legge - aspirano a vedere realizzati ciascuna il proprio stadio, il consiglio superiore ritiene tale istanza condivisibile a patto che questi siano collocati in zone prive di rilevanza paesaggistica, archeologica, storico- monumentale e che rispondano alle indicazioni già previste nel Prg». Tradotto: qualora si dovesse agire per deroghe, o accordi di programma, il ministero si opporrebbe. E se le aree in questione fossero soggette a vincoli, l'ostacolo posto dal Mibac diventerebbe insormontabile. Un grave problema, per Roma e Lazio: il terreno che accoglierebbe il «Franco Sensi», in via della Monachina, è sottoposto a due vincoli paesistici, inseriti in un Ptp (Piano Territoriale Paesaggistico). Potrebbero essere declassati nel Ptpr (il piano regionale), che però non è ancora pronto. E sul terreno di Claudio Lotito, dove dovrebbe sorgere lo stadio «Delle Aquile», c'è un vincolo idrogeologico: l'area sulla Tiberina è di esondazione del Tevere. Comunque, in entrambi i casi, per realizzare i progetti con le annesse aree commerciali, residenziali, ricettive, servirebbero delle varianti al Prg. Certo, Roma e Lazio potrebbero cercare delle aree che, nel Prg, prevedano delle cubature ma l'ipotesi è assai complicata: la Roma, ad esempio, ha scandagliato 25 terreni prima di arrivare a quello sull'Aurelia, e su nessuno di questi era prevista l'edificabilità. La mozione del Consiglio Superiore dei Beni culturali non è vincolante, ma quello presieduto da Carandini è il maggiore organo consultivo del ministro Sandro Bondi che ha già espresso tutta la sua contrarietà ai progetti di Roma e Lazio. Il Comune, allora, potrebbe in teoria agire per conto suo: andare in deroga al Prg con accordi di programma e far costruire gli stadi, purché le aree non siano vincolate. Ma la procedura sarebbe tortuosa e lo scontro istituzionale diventerebbe molto forte. Per questo, in Campidoglio, fino a ieri si auguravano che diventasse presto legge il testo sugli stadi, «sponsorizzato» dal sottosegretario allo Sport Rocco Crimi in vista della candidatura italiana agli Europei di calcio del 2016, invocato da Alemanno anche alla presentazione del progetto della Roma e osteggiato dal sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro («testo troppo debole sotto il profilo dei vincoli paesaggistici e idrogeologici: è una maxisanatoria »). La bozza, approvata dopo una serie di emendamenti al Senato, ha scatenato molte polemiche e ora rischia di essere affossata alla Camera. Nel ddl in esame, infatti, si parla di «complessi multifunzionali » con «eventuali insediamenti residenziali», di «soggetti pubblici o privati» che li possono realizzare, di «contributi e agevolazioni », di procedure semplificate. Legambiente si è schierata contro, parlando di «via libera alle speculazioni edilizie», e un gruppo di parlamentari dei due schieramenti (da Ermete Realacci del Pd a Fabio Granata del Pdl) è pronto a bocciare la legge alla Camera: «Questo ddl non passerà mai», hanno annunciato.