Un fatto gravissimo. Mi chiedo: questo potrebbe accadere in Francia, Inghilterra, Germania, Stati Uniti? Impensabile. Da noi sì. Ebbene, dobbiamo ribellarci. Siamo uno strano Paese: gli sciocchi, o gli interessati suggeriscono di svendere i depositi dei grandi musei, ma se nei primi decenni del '900 avessimo ceduto la pittura realista e barocca, adesso la storia di Caravaggio e di tutto il '600 si farebbe lontano da noi. Per i fondi oro, pittura del '200 e '300 sopra tutto, è andata invece malissimo, l'incetta nel XIX secolo e nel primo '900 è stata terribile. Storie vecchie? Neppure tanto: il patrimonio culturale italiano ha perso, per insipienza, i pezzi più importanti della pittura futurista, Boccioni, Carrà, che adesso stanno al MoMa di New York, del resto anche il De Chirico metafisico sta in gran parte all'estero. Per l'antico le cose non vanno molto meglio: gli scavi abusivi portano via forse il 90 del nostro patrimonio e solo l'impegno del Nucleo di tutela dei Carabinieri riesce a porre un argine a tutto questo ottenendo persino, è storia recente, importanti restituzioni. Adesso ci troviamo davanti a un altro attacco, più sottile, ma in qualche modo più violento: si intende acquistare un archivio, peraltro vincolato, l'archivio di un grande artefice. Ma allora in che cosa consiste la nostra identità culturale? Certo, la lingua, certo, la nostra matrice cristiana, ma cultura è spazio delle strade, colori delle pareti, tipi di acciottolato, cultura è arredo, immagini dentro le chiese e cultura ancora sono carte, documenti, tracce, memoria del passato che gli storici di Les Annales ci hanno insegnato a capire. Una ulteriore perdita, anche se solo ventilata, questo nostro Paese non la può tollerare.