Mistero ad Arezzo. Il prezioso Archivio dellumanista Giorgio Vasari, di proprietà di un privato (un aristocratico toscano deceduto pochi giorni fa) e custodito in città nella Casa Vasari, sarebbe stato acquistato per una cifra spropositata 150 milioni di euro da imprecisati «russi». Nemmeno ai tempi di Palmiro Togliatti (i cui rapporti con Mosca, pur cordiali, erano meno febbrili di quelli dellattuale premier italiano) le relazioni e gli scambi tra i due paesi erano stati così notevoli. Peccato che il Comune di Arezzo non ne sapesse niente. Il sindaco Giuseppe Fanfani è stato informato per vie burocratiche, con una lettera, dallautorità regionale preposta, la sovrintendenza archivistica della Toscana. Seguiva un codicillo (abbastanza comico) nel quale si concede al Comune stesso il diritto di prelazione: come se il sindaco di una città come Arezzo avesse 150 milioni di euro pronti in un cassetto. Nella serata di ieri il ministero dei Beni culturali si è fatto vivo con un comunicato che da un lato rassicura il sindaco, perché denuncia allautorità giudiziaria la «presunta compravendita», giudicandola «con evidente perplessità». Dallaltro non rassicura chi ha cuore le sorti del patrimonio culturale italiano, perché rivela di essere al corrente «da mesi» della trattativa in corso: sta di fatto che il ministero ha ritenuto di esprimersi pubblicamente sulla discutibile vicenda (tanto discutibile da meritare la segnalazione alla magistratura) solo dopo che il sindaco di Arezzo lha denunciata ai suoi concittadini e allopinione pubblica. Nella sfortuna, il sindaco di Arezzo è stato però fortunato: proprio nelle ore in cui lArchivio Vasari passava di mano, Silvio Berlusconi era ospite dellamico Putin. Quale migliore occasione per sollevare il problema, e chiedere ai due premier gemelli di intercedere, e lasciare in Toscana ciò che di più prestigiosamente toscano esiste? Si ignora se il premier, magari sollecitato dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, toscano anche lui, abbia raccolto il grido di dolore. Inserendo un lodo Vasari allinterno dello smisurato pacchetto «Tubi e affini» che lo appassiona tanto: 150 milioni di euro, al cospetto delle galassie di miliardi che girano attorno a Gazprom e allassetto planetario dei combustibili, sono appena una trascurabile briciola. Sapendo pochissimo di quei colloqui segreti, nei quali il confine tra pubblico e privato è mirabilmente ignorato, difficilmente sapremo se i due amici hanno avuto il tempo di occuparsi anche dellArchivio Vasari. Pare che una specifica normativa imponga di ospitare quellarchivio (che comprende un carteggio con Michelangelo, corrispondenze con i Papi, manoscritti e appunti, insomma un bel frammento di Cinquecento italiano) allinterno di Casa Vasari. Si chiama «vincolo pertinenziale», e nel comunicato del ministero lo si interpreta come un veto assoluto a spostare lArchivio dalla sua attuale collocazione. Ma gli aretini si chiedono chi spenderebbe mai 150 milioni di euro, in Russia, per mantenere dentro un grande armadio in Toscana un bottino culturale così prestigioso, e acquistato a un prezzo esorbitante. Certamente teme il sindaco Fanfani i nuovi proprietari troveranno la maniera di aggirare i vecchi protocolli di conservazione per portare a casa loro, ovunque essa sia, lArchivio al completo. A questi timori si aggiunge la cronologia piuttosto sconcertante della vicenda: come mai, se il ministero sapeva «da mesi» della trattativa in corso, non ha ritenuto di dovere intervenire? Da quanto tempo la sovrintendenza archivistica della Toscana sapeva dellalienazione dellArchivio Vasari, e perché ha informato il sindaco appena ieri? Conoscendo il nostro Paese, avanziamo un dubbio decisamente maligno, ma perfettamente compatibile con quanto abbiamo imparato in materia di politica culturale. Non è escluso che il proprietario dellArchivio Vasari abbia cercato una soluzione «patriottica» della questione, cercando di venderlo allo Stato o a qualche museo o fondazione. E, non trovando una sponda italiana ai suoi propositi, abbia infine deciso di cedere alla tentazione dei famosi «miliardari russi», che a quanto risulta, grazie alla recente spartizione di un bottino di Stato semplicemente smisurato, possono contare su una liquidità che fa ombra a quella, un tempo proverbiale, degli sceicchi arabi, e stanno comperando mezzo pianeta. Magari per i misteriosi acquirenti dellArchivio Vasari si tratta solamente di uno shopping particolarmente eccentrico. Ma per il patrimonio culturale italiano si tratterebbe dellennesima cicatrice.