Don Giuseppe Marchi non è d'accordo perché servirebbe il nulla osta della Soprintendenza e della Diocesi Il «maestro» da 40 anni cerca di realizzare il suo sogno Stavolta propone di raccogliere tutti i pezzi storici nel porticato E siamo a due: Luigi Bertamè, conosciuto da tutti come il «maestro», ci riprova - i primi tentativi risalgono a 40 anni fa - a istituire il «Museo della Pieve di Garda» con i pezzi storici divisi in vari settori tra pesca, agricoltura, archeologia, arte medioevale e biologia lacustre. Un'idea la sua per niente condivisa dal parroco don Giuseppe Marchi ma, lo stesso, Bertamè ha inviato una lettera all'arciprete e per conoscenza al sindaco in cui annuncia la sua proposta. «Ritengo di fondamentale importanza la conservazione e la valorizzazione delle testimonianze della nostra storia. Per ogni sito della Pieve, indico i pezzi che a mio avviso sono da acquisire al museo», scrive. E giù con un lungo elenco di opere davvero pregiate, di cui alcune murate sul fronte strada del campanile e che Bertamè vorrebbe trasferire nel porticato della Pieve, dove ora si trova il Circolo Noi. La sede dell'associazione della parrocchia infatti, si sposterà nell'ex oratorio, una volta finiti i lavori di ristrutturazione dell'edificio. Don Giuseppe però è di tutt'altro avviso: «Sono fermamente contrario perché le opere dovrebbero essere tolte dal luogo dove sono e anche la Soprintendenza non credo autorizzerebbe. L'arredo sacro non si può spostare. Siamo anche in attesa di un Museo diocesiano a Verona, che però chissà quando sarà realizzato. E poi chi lo gestirebbe questo museo della Pieve?». Anche per la sede il «no» è secco: «Per il locale dove si trova adesso il Circolo Noi ho altri programmi». Non svela però quali e Bertamè replica senza indugio: «Propongo di acquisire i pezzi non funzionali alla Chiesa, anche perché molti si trovano esposti alle intemperie e si danneggiano. Questo è patrimonio di tutti i gardesani e come tale deve rimanere a memoria. Il mio desiderio è che i cittadini conoscano questa proposta: saranno loro poi a giudicare se è fattibile o meno», conclude Bertamè deciso a non mollare. CAPITELLI E STEMMI Le opere che Bertamè propone vengano acquisite al museo della Pieve di Garda si trovano in vari punti. Dal campanile vorrebbe trasferire l'albero della vita, lo stemma dell'ospedale Maggiore di Brescia e l'Angelo di Matteo. «L'angelo», spiega, «faceva parte di un gruppo di quattro rilievi, uno per ogni evangelista e quello di Matteo è l'unico ritrovato». Trasferimento dalla Sacrestia dell'affresco strappato Sant'Antonio di Padova mentre dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore il Crocefisso sorretto da una mano; l'epigrafe che riproduce la bolla del 4 novembre 1138, emanata da Papa Innocenzo II, con la quale si risolvevano le decime tra la Pieve di Cisano e di Garda. Quindi la Loggia superiore del Chiostro; l'Archivolto di Ciborio, posizionato sopra la porta della canonica e di origine longobarda; basi e capitelli, blocchi lapidei scolpiti e l'avello delle genti Giulia e Cornelia. A.S.
GARDA. Il parroco dice no a Bertamè. Niente Museo della Pieve
Don Giuseppe Marchi, parroco di Garda, è contrario all'idea di istituire un museo della Pieve di Garda, proposta di Luigi Bertamè, maestro di 40 anni. Bertamè ha inviato una lettera all'arciprete e al sindaco con la sua proposta, che prevede l'acquisizione di opere storiche e artistiche nella sede del museo. Tra le opere proposte ci sono l'albero della vita, lo stemma dell'ospedale Maggiore di Brescia, l'Angelo di Matteo e altri pezzi storici. Don Marchi è contrario perché ritenga che le opere dovrebbero rimanere nella chiesa e che la Soprintendenza non autorizzerebbe il loro trasferimento.
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