È una scoperta straordinaria perché liconografia di due animali è attestata per la prima volta in Puglia La scoperta nella basilica di Santa Maria pari a quella del pavone paleocristiano nel tempio di San Leucio Un mosaico rarissimo, realizzato con tessere di color arancio, rosso scuro e blu, in calcare, ciottoli e pasta vitrea, che raffigura due cervi che si abbeverano a un kantharos (una coppa per le libagioni), è emerso dagli scavi che lUniversità di Foggia sta svolgendo nellarea di San Giovanni al Piano. «E una scoperta straordinaria ha dichiarato Giuliano Volpe, rettore dellUniversità e direttore dello scavo perché liconografia di due animali è la prima volta che viene attestata in Puglia ed è poco nota in altri complessi paleocristiani dellItalia meridionale». La decorazione è stata rinvenuta il 20 ottobre scorso, allingresso della basilica di Santa Maria, prima cattedrale costruita a Canosa, che risale alla metà IVV secolo dopo Cristo. Si tratta della scoperta più eclatante della campagna di scavo di Piano San Giovanni, che gli archeologi stanno conducendo da circa due mesi. Gli interventi sono ancora in corso, partecipano circa trenta studenti e dottorandi dellUniversità di Foggia e sono diretti dai docenti Roberta Giuliani e Danilo Leone, in collaborazione con Soprintendenza per i beni archeologici. Comune di Canosa e Fondazione archeologica canosina. «Il ritrovamento acquisirà una centralità pari al famoso mosaico che raffigura il pavone della basilica paleocristiana di San Leucio», ha sottolineato Marisa Corrente, direttore archeologo della Soprintendenza. Le indagini nellarea archeologica, iniziate nel 2006 e interrotte per mancanza di fondi fino a due mesi fa, hanno riportato alla luce la chiesa di Santa Maria, una delle prime cattedrali realizzate in Puglia, pavimentata con un mosaico in bianco e nero. La basilica fu sottoposta nel corso del VI secolo a una ripavimentazione completa delle navate, e forse, a un rifacimento degli ornamenti pittorici delle pareti, di cui restano ampie tracce. Tale ristrutturazione fu voluta dal vescovo Sabino che costruì, accanto alla cattedrale, il noto e monumentale battistero (del VI secolo) preceduto da un ampio atrio che andò a sostituire una precedente struttura battesimale ancora ignota. «Probabilmente ha spiegato Volpe il battistero relativo alla chiesa del IV secolo è nascosto nella parte centrale, tra la chiesa e il battistero del VI secolo». «Tra gli interventi sabiniani della chiesa sono riconoscibili le splendide pavimentazioni, le cui geometrie rimandano ai tassellati ravennati e allarea greco-orientale» ha aggiunto Leone. «Al momento è stata indagata solo una piccola parte della chiesa, larea comprendente il nartece (corridoio-porticato della basilica), parte della navata centrale e della navata meridionale. Solo, quindi, il 20 per cento dellintera chiesa che doveva avere unampiezza pari a 20 metri per 40 ha concluso Giuliani - Accanto ad un urgente piano di consolidamento delle pavimentazioni rinvenute, bisogna concepire un intervento di più ampio respiro che consenta di riportare alla luce lintera basilica, le cui parti più significative, come la zona absidale e il presbiterio, sono tuttora sepolte».