Cinquemila metri quadrati su cinque livelli di cui molti ancora da restaurare. A distanza di dieci anni dall'inizio dei lavori il Museo di Casa Martelli (via Zannetti, 8) fa il suo ingresso nell'offerta museale fiorentina, e già questo rappresenta un successo. «È una sorta di Palazzo Pitti in miniatura ha detto la soprintendente Cristina Acidini uno di quei luoghi che non piacciono al turismo di massa, che corre sempre alla disperata ricerca del Donatello o del Tiziano di turno». Il piano nobile e due locali del piano terra sono stati inaugurati ieri dopo un restauro apparentemente interminabile, lavori di recupero e consolidamento durati dieci anni per via dei finanziamenti statali (700 mila dalla soprintendenza ai beni architettonici e 800 mila dalla soprintendenza al polo museale) arrivati a singhiozzi. Da ora in avanti due giorni alla settimana (il giovedì alle 14, 15.30 e 17 e il sabato alle 9, 10.30 e 12) saranno dedicati alle visite guidate per piccoli gruppi, alle quali si potrà accedere pagando 3 euro di prenotazione (info: 055-294883) Più che un museo una residenza nobiliare rimasta cristallizzata tra il Seicento e l'Ottocento, le cui mura sono state donate nel 1998 dalla curia fiorentina alla soprintendenza al polo museale insieme alla collezione vincolata custodita all'interno. Molte delle suppellettili che si trovavano all'interno della casa sono state vendute o rubate prima che la residenza passasse nelle mani dello Stato (i carabinieri sono ancora alle ricerca degli ultimi oggetti trafugati) ma nonostante questo sono numerosi i quadri e gli oggetti restaurati e collocati esattamente nella posizione in cui venivano tenuti dai padroni di casa. Dai dipinti preziosi (da Piero di Cosimo a Beccafumi, fino a Luca Giordano e Salvator Rosa) ai ventagli delle signore, fino al tombolo per ricamare, a un altare privato e al salotto con le sedie disposte a cerchio intorno ad un piccolo tavolo che sembra venisse utilizzato durante le riunioni massoniche. Entusiasta la direttrice del museo, Monica Bietti, che ha seguito i lavori passo dopo passo. «A questo punto mi piacerebbe che venisse pedonalizzata l'intera zona, è inaccettabile che qui sotto passino continuamente camion», ha detto riferendosi ai grossi mezzi che arrivano da San Lorenzo e che diventeranno un problema quando (e se) il museo funzionerà a pieno regime. «Per terminare i lavori, qualora arrivassero i finanziamenti, ci vorrebbero altri tre anni e un altro milione e 500 mila euro. Abbiamo già in mente una collezione privata da poter esporre al secondo piano, la cui superficie è speculare a quella del piano appena terminato». Nel frattempo libero accesso alle visite e la possibilità di affittare alcune delle sale per ricevimenti, convegni e occasioni speciali. «Mi piacerebbe anche riaprire il collegamento con il complesso laurenziano e mettere una cioccolateria al piano terra ha detto Bietti ma queste sono solo alcune delle tante idee».