CAGLIARI. I consiglieri regionali hanno votato la legge per il rilancio dell'edilizia senza averne letto interi articoli ed emendamenti: l'ha detto senza mezzi termini Giulio Steri, avvocato dello stato e esponente dei Riformatori nell'assemblea regionale, all'incontro organizzato alla sala Cosseddu dell'Ersu da Italia Nostra, Wwf e Legambiente per esaminare effetti e conseguenze di quello che è stato battezzato impropriamente piano-casa della Sardegna: «Il testo non c'è e molti di noi non hanno potuto leggere le modifiche proposte oralmente, inserite durante i lavori dell'assemblea». Quindi è stato votato quasi alla cieca un piano destinato a scaricare - secondo le stime dell'ex assessore regionale all'Urbanistica Gianvalerio Sanna - 15 milioni di metri cubi di cemento nelle zone più pregiate dell'isola, due milioni nella fascia costiera dei trecento metri. «Ma questo piano, così come gli altri dodici approvati in Italia - l'ha liquidato l'urbanista Vezio De Lucia - è incostituzionale e basterà un ricorso perchè venga cancellato». Per una ragione semplice: «Non c'è una nuova legge statale di riferimento - hanno spiegato Gianvalerio Sanna e De Lucia - ma è in vigore il Codice Urbani, di cui il piano sardo non tiene conto». E quella norma sovraordinata vieta espressamente che venga piazzato un solo mattone nella fascia dei trecento metri: «Quindi attendiamo un caso, un ricorso alla Consulta anche da parte di un singolo cittadino perchè questa legge-vergogna fatta per arricchire le imprese in danno dei cittadini crolli fragorosamente». Intanto, con Sanna che ha ribadito l'impegno a ricorrere alla Commissione europea, le associazioni ecologiste si organizzeranno: «Attueremo un monitoraggio costante sugli effetti di questo piano» ha annunciato Vincenzo Tiana di Legambiente. In parallelo s'annuncia una battaglia senza esclusione di carte bollate su ogni progetto cui la legge varata dal centrodestra darà il via libera. Tra questi - grazie a un comma dell'articolo 13, di cui non esiste ancora il testo definitivo - potrebbe esserci Cala Giunco, il villaggio da 180 mila metri cubi del costruttore-editore Sergio Zuncheddu che la legge salvacoste aveva firmato. Ma Steri, protagonista come legale dello Stato di una lunga controversia su quel caso, ha espresso forti dubbi: «In quell'articolo di parla di convenzioni legittime all'agosto 2004, bisognerà stabilire quali lo sono e quali non lo sono». Fra i dubbi, il segretario della Cgil sarda Enzo Costa ha espresso una certezza: «Vogliono contrabbandare questo piano per qualcosa che porterà occupazione, niente di più falso. Per far lavorare le imprese edili si poteva investire sulle scuole, sui centri storici, sulle periferie degradate, invece qui si va ad ingrandire hotel di lusso e seconde case». Senza contare i danni al paesaggio e all'immagine dei quartieri antichi delle città che lo scrittore Giorgio Todde ha illustrato in una bellissima sequenza di immagini corredate da cifre impressionanti: in Italia vengono consumati ogni anni 250 mila ettari di territorio contro gli ottomila del Galles. Tra il 1950 - i tempi dell'ottimo piano-casa di Amintore Fanfani - e il 2005 il 40 del suolo italiano è stato occupato da attività edificatorie. Le seconde case sono un quinto di quelle che esistono, un alloggio su quattro è abusivo e gli hotel dell'isola, vuoti dieci mesi all'anno, saranno premiati con un 35 in più di volumetria senza alcun vantaggio economico per i cittadini. Ancora: i 130 milioni di alloggi disponibili in Italia sono abitati da circa 60 milioni di persone, come dire che in ognuno abita mezzo cittadino. Le case vuote sono otto milioni e negli ultimi cinquant'anni il patrimonio abitativo nazionale è cresciuto del 157 contro il 23 della popolazione. Malgrado questa realtà si continua a costruire ovunque, in Sardegna d'ora in poi anche sulle coste: «Giorgio Bocca ha parlato di rapallizzazione dell'Italia - ha detto Todde - ma forse di dovrà parlare di sardegnizzazione del paese». Un problema economico o politico? Nè l'uno nè l'altro: per Gianvalerio Sanna un «problema di civiltà» che la maggioranza di centrodestra ha eluso per pagare una cambiale al padrone.
SARDEGNA - Piano-casa approvato ma il testo non c'è
I consiglieri regionali della Sardegna hanno approvato una legge per il rilancio dell'edilizia senza aver letto interi articoli ed emendamenti. La legge, chiamata "piano-casa della Sardegna", prevede la costruzione di 15 milioni di metri cubi di cemento nelle zone più pregiate dell'isola e 2 milioni nella fascia costiera dei trecento metri. Tuttavia, l'urbanista Vezio De Lucia ha liquidato il piano come incostituzionale, poiché non tiene conto del Codice Urbani, che vieta espressamente la costruzione di edifici nella fascia dei trecento metri.
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