«Il Club Unesco avvia la sua attività in provincia di Caserta con una serie di incontri finalizzati alla conoscenza e alla promozione del nostro territorio che molti, anche residenti, mostrano di aver dimenticato o addirittura ignorano essere uno straordinario giacimento culturale. Da ciò deriva un grave danno per la memoria storica, per le giovani generazioni e per tutta l'economia del turismo». È Jolanda Capriglione, presidente del club di recente costituzione, a sintetizzare il programma che sarà sviluppato a partire dal prossimo 6 novembre con la visita al museo civico di Maddaloni, la località a mezza strada fra i due siti Unesco dell'Acquedotto Carolino e Palazzo Reale- San Leucio, sede anche di un museo archeologico. Il museo civico ha sede nell'ex convento Santa Maria de' Commendatis e custodisce testimonianze importanti a partire dal periodo medievale. «Fra i reperti in mostra dice la direttrice Maria Rosaria Rienzo sono notevoli la collezione di coralli, una rara collezione di ex voto, le riggiole settecentesche e, fra le opere d'arte, l'Ascensione dipinta nel 1600 da Francesco Solimena per la Cappella di Santa Caterina dei Marrocchis ». Le riggiole, ceramiche per pavimentazioni e mosaici di fine fattura, sono di manifattura maddalonese, provengono dalla Faianzera dei Pardo, un laboratorio impiantato verso le fine del 1600 in cui fu realizzato il Paliotto di Santa Caterina situato nella cappella che ne porta il nome. «La visita dei soci del Club Unesco che Arcangelo Correra ha organizzato dice ancora la direttrice è quanto mai opportuna per far conoscere ai tantissimi concittadini che ne ignorano l'esistenza, tesori d'arte di grande valore. C'è anche da visitare a Maddaloni, la Grotta delli Zingari, un antro di grandi dimensioni nella zona dei Formali che è la risultante degli scavi che nell'anno Mille furono fatti per l'estrazione delle pietre con cui furono costruite le torri che ancora sovrastano Maddaloni. La cavèa fu usata nell'ultimo conflitto come rifugio dai bombardamenti, in precedenza ospitava famiglie di nomadi, da cui il nome, che si occupavano del commercio di cavalli e si dedicavano alla forgiatura e riparazione di utensili di rame».