È in arrivo una vera e propria rivoluzione per gli artigiani che si occupano dell'appassionante e variegato settore del restauro dei beni culturali, che spazia dagli edifici storici ai dipinti, dal legno alle stoffe, dal comparto orafo aquello librario: un insieme di oltre 29 mila imprese, duecento delle quali nella sola provincia di Bergamo. Una rivoluzione normativa che, se da un lato mira a riorganizzare il companto valorizzando la formazione e l'aggiornamento (auspicati da tempo), dall'altro solleva critiche da parte di Confartigianato Restauri, che evidenzia come la disciplina rischi di mettere in seria difficoltà gli artigiani che da molti anni si occupano del settore con esperienza e professionalità. Alla base del cambiamento vi è il decreto ministeriale 53 del 2009, che giunge dopo un lungo iter e fa seguito all'istituzione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, avvenuta nel 2001, sempre con decreto ministeriale. La novità più importante riguarda l'attribuzione (obbligatoria con l'inizio del 2010) delle qualifiche di «Restauratore di beni culturali» e di «Collaboratore di beni culturali», necessarie per continuare ad operare, e il conseguente inserimento negli specifici albi che ciascuna Regione è tenuta a istituire. Nello specifico, la normativa stabilisce che per le imprese di nuova costituzione, nate dopo il 2004, il titolo di restauratore si potrà ottenere solo dopo avere frequentato un corso biennale professionalizzante, di 800 ore, finanziato dalla Regione e realizzato da istituti di restauro, che rilascerà l'apposito doploma dopo il superamento di un esame. Per le imprese nate prima del 2004 invece la situazione è complessa. Ed è qui che Confartigianato concentra le sue perpiessità. Gli artigiani dovranno infatti dimostrare di possedere un'esperienza lavorativa pluriennale, certificata dalla Sovrintendenza per i beni culturali e per il paesaggio, riferita a lavori di restauro che hanno svolto prima dell'entrata in vigore del decreto ministeriale numero 420 del 2001. Se gli interventi risalgono ad otto anni prima, la qualifica verrà attribuita quasi automaticamente, dietro presentazione dell'apposita domanda al ministero. Se questi interventi dimostrabili sono stati eseguiti invece nei quattro anni immediatamente precedenti il 2001, l'imprenditore dovrà accedere a sua volta a una prova di idoneità per ottenere la qualifica. L'esame però potrà essere sostenuto una sola volta e in caso di esito negativo l'artigiano non potrà essere iscritto all'albo dei restauratori, ma otterrà la sola qualifica di collaboratore. Una situazione, quest'ultima, che operativamente comporteràla necessità di assumere un tecnico esterno per certificare l'attività d'impresa «restauratrice». «La recente pubblicazione di questo decreto - sottolinea il presidente dell'Associazione artigiani di Bergamo, Angelo Carrara - ha evidenziato l'impossibilità per molti dei nostri operatori del settore di fare valere le proprie esperienze lavorative al fine dell'acquisizione della qualifica. Noi ci siamo sempre battuti, sul fronte della formazione e dell'aggiornamento, per combattere gli improvvisati o, peggio ancora, gli abusivi che operano in un settore così delicato. Ma in questo caso si sta mettendo in discussione la grande ricchezza e l'esperienza delle botteghe artigiane che da decenni, da generazioni, operano con grande professionalità, e che rischierebbaro ora di vedere cancellata l'esperienza lavorativa sin qui svolta. Quando è proprio in queste botteghe che sono nate e cresciute professionalità straordinarie, grazie alle quali si sono trasmesse competenze e saperi che oggi si rischiano di perdere». «Anche queste competenze - aggiunge Stefano Stefanoni, vicepresidente dell'Associazione - vanno tutelate. Perché crediamo che occorra davvero guardare alle micro imprese, ai liberi professionisti e alle aziende familiari che operano nel campo del restauro, come a una risorsa importante del nostro tessuto economico-produttivo. Oggettivamente, l'obbligo per queste botteghe storiche di dimostrare le loro esperienze lavorative per un periodo temporale così lontano, al fine di ottenere la qualifica di Restauratore di beni culturali, rischia di mettere in gravi difficoltà buona parte degli artigiani del settore». Per questo motivo, Confartigianato ha chiesto ufficialmente, scrivendo anche una lettera a tutti i parlamentari, che a queste figure sia data l'opportunitàdi vedere riconosciuto un adeguato profilo professionale, ovviamente attraverso modalità e criteri da concordare con il Ministero e le Sovrintendenze. «In particolare - interviene Er mes Mazzoleni, membro di giunta dell'Associazione e capo area Costruzioni, a cui fanno riferimento i restauratori di edifici - sono stati presentati degli emendamenti che chiedono di posticipare al 3D giugno 2009 il termine rispetto al quale far decorrere i quattro e gli otto anni pregressi di attività necessari per accedere all'abilitazione. Non chiediamo una sanatoria, visto che non c'è nessuna trasgressione da sanare. Piuttosto che la norma, di accesso alla professione di Restauratore di beni culturali , riconosca lo stato di fatto delle imprese e dei lavoratori del settore: riconosca cioè la situazione attuale e assegni un tempo equo per il passaggio al nuovo regime rispetto alle effettive difficoltà. Solo successivamente tutti potranno adeguarsi alla stessa norma», Il 29 settembre scorso, una delegazione di Confartigiaiiato Restauro ha incontrato il capo di segreteria del ministero per i Beni e le Attività culturali Enrico Hullweck. E in una nota, la Confederazione ha sottolineato come i margini auspicati di modifica della normativa siano pressoché nulli «anche se - hanno chiarito in un comunicato - il segretario ha precisato che il ministro Bondi sta vagliando alcune ipotesi che possano andare incontro alla richiesta della categoria di non essere, di fatto, estro- messa dal mercato», Intanto però, per venire incontro alle esigenze degli artigiani, l'Associazione artigiani ha attivato a Bergamo un apposito sportello di consulenza e assistenza, nella sede di via Torretta 12, aperto tutti i giorni, da lunedì a venerdì, dalle 8.30 alle 12 e dalle 14 alle 18. «Per ottenere il conseguimento della qualifica e per accedere alla prova di idoneità - precisa Giuseppe Marchesi, funzionario dell'Associazione responsabile dell'area Costruzioni e del coordinamento delle attività politico-sindacali sul territorio - è necessario presentare una domanda esclusivamente per via telematica, attraverso la compilazione on line del modello unico pubblicato sul sito istituzionale del ministero www.beniculturali.it». «Con la nostra iniziativa - precisa inoltre -Vogliamo fornire informazioni e assistenza completa per la presentazione e l'inoltro delle domande, consapevoli che ci sono dei dubbi interpretativi e alcuni problemi da risolvere poiché la legislazione presenta ancora non pochi punti oscuri. In questo modo ci proponiamo di aiutare le aziende anche a scegliere quali documenti raccogliere e consigliarle su quale sia l'iter migliore da seguire al fine di raggiungere la valutazione positiva». «Lo scorso 19 ottobre - dice Marchesi - per illustrare agli artigiani del settore la normativa e le modalità operative abbiamo organizzato a Bergamo un primo incontro tecnico. Ma questa è solo la prima delle azioni di supporto che metteremo in campo da qui a dicembre». Già a novembre, infatti, è in preparazione un grande convegno di rilevanza regionale, a cui parteciperanno autorevoli rappresentanti sindacali e istituzionali, perché anche in questo settore da tutta la Lombardia si guarda a Bergamo.