BRESCIA L'ARCHITETTO GRASSI RESPONSABILE DEL RESTAURO PUNTA IL DITO CONTRO SOVRINTENDENTE E POLIZIA Nel '95 il primo progetto di recupero dell'edificio vecchio di duemila anni. E persino uno stanziamento di fondi. Poi il nulla BRESCIA - Il progetto di restituzione e riabilitazione del teatro romano di Brescia, in pieno centro storico, fu completato nel 2000, finanziato dal ministero dell'Istruzione e dal dipartimento di progettazione dell'architettura del Politecnico di Milano. I lavori per il recupero della struttura, antica di duemila anni, non sono però mai partiti. Peccato, perché le buone intenzioni c'erano tutte, finanziamenti pubblici e contributi privati compresi: nel 19 5, infatti, erano stati promessi soldi sia da parte del comune di Brescia sia della Banca Popolare di Brescia. Ad oggi, però, il cantiere non è mai stato aperto e il teatro - commenta l'architetto Giorgio Grassi, autore del progetto di restauro - «è una fogna a ciclo aperto». Grassi - curatore dall'85 al 92 del ripristino del teatro romano di Sagunto in Spagna - allarga le braccia e scuote la testa. Sì, perché davanti ai suoi occhi ci sono le 21 tavole del progetto e un plastico in legno, fino a qualche giorno fa in mostra a Milano presso la fondazione dell ordine degli architetti in via Solferino 19. Eppure - viene da dire ripensando a questo gioiello del passato ridotto a «una fogna» - la Costituzione parla chiaro. All'articolo 9 - nei principi fondamentali - si afferma che la Repubblica "tutela il patrimonio storico e artistico della nazione". Tutto questo, però - qui, in pieno centro a Brescia - è lettera morta. Non si tratta di uno scandalo recente, ma antico. Ricorre quest'anno il decimo anniversario del rilievo dello stato di degrado del teatro e dell'annesso palazzo Maggi-Gambara. Fu il comune di Brescia - 10 anni fa - a curare la redazione delle tavole di rilievo. Lo scopo era quello di definire il costo complessivo dell'intervento di restauro, stimato nel ' 9 5 in 8 miliar -di di vecchie lire. Nel ' 96 ci fu l'affidamento a Grassi dell'incarico di progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva: a testimoniarlo è una delibera della giunta comunale datata 18 marzo. Di più: negli anni - gli ultimi risalgono all'83 - sono stati realizzati diversi lavori di risanamento e di consolidamento del sito archeologico, «il restauro di liberazione è stato però interrotto a me- tà». «È uno scandalo -dice Grassi - che, in tanti anni e malgrado gli sforzi, il progetto non sia ancora riuscito a trovare un vero interlocutore». L'indice è puntato contro «l'immobilismo, ottuso e intransigente, di cui danno prova le nostre sovrintendenze»: è un'accusa diretta alla sovrintendenza ai beni archeologici della Lombardia, che nel ' 9 6 espresse parere negativo sull'affidamento del progetto a Grassi. L'architetto, infatti, non prevedeva il puro e semplice restauro conservativo, ma - ad esempio - la ricostruzione della scaenae frons romana che poteva essere fatta rientrare nelle misure d'ingombro del palazzo Maggi -Gambara. L'indice è puntato anche contro i politici bresciani: «L'attuale sindaco Corsini - racconta Grassi - fu tra i primi a entusiasmarsi, assieme allora primo cittadino Martinazzoli, per il recupero del teatro. Negli anni Novanta si erano dichiarati disponibili a combattere contro il divieto opposto dalla sovrintendenza, tramite la presentazione del ricorso a un'apposita commissione nazionale». La via da seguire era quella già tracciata dal teatro S. Carlo di Napoli, il più antico d'Europa: «Successivamente, però, è venuta meno la volontà politica di portare a termine questo progetto». Sono molte le personalità che vorrebbero vedere rinascere questo spazio che, ai tempi del suo massimo splendore in età seve-riana (II-III secolo d.C), arrivò a ospitare 1 Smila spettatori a serata seduti nella gradinata circolare divisa tra zona bassa, media e alta. Il primo è certamente il regista Renato Borsoni, per anni direttore del teatro stabile di Brescia: «Fu grazie a una mia rappresentazione dell"'Adelchi" che, nel luglio del '93, i bresciani entrarono in questo spazio. Questo teatro è un'occasione che non deve sfuggire agli amministratori della cosa pubblica che, su questo progetto utile e affascinante, non si sono mai concentrati a sufficienza».
BRESCIA Hanno ridotto a una fogna l'antico teatro romano
L'architetto Giorgio Grassi ha denunciato l'immobilismo e l'ottusità della sovrintendenza ai beni archeologici della Lombardia per il mancato inizio dei lavori di restauro del teatro romano di Brescia. Il progetto, finanziato nel 1995, non è mai stato completato e il teatro è stato ridotto a una "fogna a ciclo aperto". Grassi ha accusato la sovrintendenza di aver bloccato il progetto con un parere negativo nel 1996 e di aver ostacolato la volontà politica di portare a termine il progetto. Il teatro romano di Brescia è stato costruito nel II secolo d.C. e fu un importante spazio di rappresentazione teatrale.
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