Parla lantropologo francese da ieri a Bari ospite deccezione del Public Camp, il meeting dei comunicatori pubblici. I ricordi di un viaggio di anni fa tra gli ulivi per un documentario "Qui cè un paesaggio ricco di elementi tradizionali dove è difficile che prevalga il nonluogo" Memorie dal viaggio in Puglia di un maître à penser. Lui è Marc Augé, il celebre sociologo ed etnoantropologo francese da ieri a Bari come guest star del Public Camp, il meeting dei comunicatori pubblici. «Ho attraversato la Puglia alcuni anni fa - racconta lintellettuale - durante la realizzazione di un documentario. Ne serbo un ricordo vivo. Non ho visitato città ma esplorato il paesaggio naturale, tra le campagne brulicanti di ulivi e la costa: un universo forte, denso di elementi tradizionali. A colpirmi, poi, la costante prossimità del mare. Conservo limmagine di un paesaggio che definirei tellurico, un buon pretesto di conversazione per affrontare temi assoluti come la vita e la morte». Un punto di partenza per un nuovo libro? Augé sorride. «Sarebbe a dir poco imprudente da parte mia, senza ipotizzare prima un tentativo di comprensione dei luoghi che, necessariamente, dovrebbe passare da un soggiorno ben più prolungato di pochi giorni. Conservo limpressione netta di un territorio forte ed evocativo, tuttavia non ne ho per esempio ancora letto le tracce della storia ma sono pronto a ritornarci volentieri». Stamane, intanto, dopo la lectio magistralis di ieri, intitolata "La globalizzazione dellimmaginario e lideologia del presente", il padre concettuale del neologismo nonluogo parteciperà al convegno conclusivo del Public Camp: "La città senza nome. Segni e segnali nel paesaggio contemporaneo". Ma cosè secondo Augé una città senza nome? «Unaffermazione provocatoria che corrisponde però a qualcosa di effettivo, unespressione poetica che nasconde una realtà che definirei triviale. Cè un grande fotografo italiano, Gabriele Basilico, che ha saputo ben sintetizzare lidea di città senza nome. Ha scattato delle immagini, raccontando un paesaggio urbano che, a patto di non leggere la didascalia della foto, si potrebbe pensare praticamente ovunque. A Beirut come a Mosca o in una qualsiasi altra città del pianeta». Inevitabile, alla fine, non resistere alla tentazione di ascoltare dallo stesso Augé la sua teoria sui nonluoghi. «Non si può naturalmente compilare - premette - un elenco separato fra luoghi e nonluoghi, perché cè di tutto in tutto. Quando penso a un luogo intendo riferirmi a un luogo dove la relazione sociale può essere letta proprio attraverso lo spazio. Ed esistono ancora dei luoghi, in Africa o in India, come nella nostre campagne, anche in quelle pugliesi dunque, dove questa lettura è possibile. Lopposto di quanto potrebbe avvenire nei nonluoghi che attraversiamo quotidianamente fra gli aeroporti, gli hotel o le sale di un ristorante. Lì non puoi cogliere alcuna capacità narrativa di un legame sociale. Ma è sempre di una nozione relativa che si parla, visto che chi vive i nonluoghi, come quanti lavorano per esempio in un aeroporto, ne ha una percezione per forza di cose diversa da quella del viaggiatore che li attraversa occasionalmente». Il convegno Due giorni di confronto sui territori senza nome Oggi e domani, ancora a Villa Romanazzi Carducci, levento conclusivo del Public Camp 2009, il meeting dei comunicatori pubblici promosso dalla Regione Puglia. Lappuntamento è col convegno internazionale di studi "La città senza nome. Segni e segnali nel paesaggio contemporaneo" (lideazione è di Bluforma). Ad aprire le due giornate sarà la proiezione in anteprima del progetto Birdwatching di Fulvio Cardarelli, un film documentario «a caccia di immagini delle nuove geografie dello spazio collettivo». Nel video le testimonianze, fra gli altri, dellartista Enzo Mari, dello scenografo Dante Ferretti, del sociologo Alberto Abruzzese e dellurbanista e assessore regionale Angela Barbanente (nella foto). Alle 11, poi, lintervento di Marc Augé sulla trasformazione del paesaggio urbano. Info www.cittasenzanome.com