IL PROGETTO. Il marchio c'è da tre anni, sono pronti anche i cartelli di comprensorio: adesso bisogna farsi conoscere Scrinzi: «Per unire cultura e terra in cui essa si esprime ci vuole una comunicazione integrata» «Creare un marchio per la Val d'Alpone, o meglio, riprendere il lavoro su quello che c'è»: Luigi Frigotto, assessore provinciale all'Agricoltura ha riacceso il faro sul pesce angelo di Bolca che 3 anni fa venne scelto come logo della Val d'Alpone. Lo idearono, come uno degli obiettivi di uno specifico progetto promozionale, i creativi dello studio Niselli di Colognola. Furono realizzati i pannelli che oggi campeggiano all'ingresso di ogni paese della valle, ma anche cartelli di comprensorio che, vuoi le difficoltà nelle autorizzazioni per l'installazione vuoi i cambi di amministrazione, sono nel magazzino comunale a Roncà. «Un marchio per far conoscere il comprensorio e la territorialità, un marchio per ragionare più come vallata e meno come campanili, per promuoversi magari cominciando dalla presenza alle manifestazioni degli altri Comuni veronesi». Fin qui Frigotto, a cui a fine convegno il consigliere provinciale Luciano Marcazzan ha chiesto di fare in modo che nei brindisi ufficiali la Provincia impieghi vini locali. Tre anni fa, a elaborare quel marchio ma anche un progetto, era stato Luigi Scrinzi, responsabile delle politiche di marketing territoriale di Niselli. Scrinzi, esperto in restauro artistico-monumentale, valorizzazione e conservazione del paesaggio culturale urbano e rurale, già docente alla Scuola superiore del Castello sforzesco di Milano e della facoltà di Architettura del Politecnico meneghino, ma anche direttore artistico di uno studio milanese di architettura, ha accolto con piacere l'invito ad intervenire: «Tutela del paesaggio e marketing territoriale passano per un nuovo concetto, quello di agri-cultura, cioè l'intreccio tra territorio e gioielli creati dall'uomo. In Val d'Alpone c'è una unicità, cioè Bolca: approfittiamone. Serve però un marchio e, per unire cultura e terra in cui essa si esprime ci vuole una comunicazione integrata, fatta da esperti, diretta a un target preciso». Non ci sono attrattive da inventare in Val d'Alpone, caso mai risorse da conoscere e veicolare: Scrinzi, anche per via di un approfondito studio sulla chiesetta carolingia di San Salvatore a Castello di Montecchia, ha nel cuore la dinastia dei Maltraversi, ma San Salvatore racconta una storia millenaria che parte dall'antica Roma. Una storia che, secondo le sue ricerche, è la stessa dell'intera valle e che si legge tutti i giorni, anche solo nei toponomi di paesi e contrade. «Ecco cos'è agri-cultura, cioè un'agricoltura attenta alle proprie radici culturali quanto al proprio paesaggio. Marketing territoriale», aggiunge Scrinzi, «vuol dire conferire valore culturale al prodotto». In fondo ci sta anche una tiratina d'orecchi: «Prendiamo il Durello: che bisogno c'era di proporlo come il vino di Romeo e Giulietta? E perché poi relegarlo ad aperitivo quando ha le carte in regola per essere un blasonato charmat?». Fare business con la cultura, allora, si può: «Basta investire su un marchio che rimanda al prodotto e su un prodotto che rimanda al marchio».P.D.C.
VENETO - PAESAGGIO. La scommessa si chiama agri-cultura
Il marchio della Val d'Alpone è stato creato da Luigi Frigotto, assessore provinciale all'Agricoltura, e i creativi dello studio Niselli. Il marchio è stato realizzato 3 anni fa, ma i cartelli di comprensorio e i pannelli sono stati posticipati. Il progetto vuole unire cultura e terra in Val d'Alpone. Luigi Scrinzi, esperto in restauro artistico-monumentale e valorizzazione del paesaggio culturale, ha accolto l'invito ad intervenire e ha proposto un concetto di agri-cultura, che unisce territorio e gioielli creati dall'uomo.
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