Le associazioni scendono in campo per la rinascita della parte antica Una storia iniziata col sacco edilizio e arrivata alla moria delle palme La proposta di creare una rete monumentale che metta in comunicazione la Cattedrale con i Quattro Canti Un processo che ha cambiato i connotati del tessuto urbano La riscoperta degli scorsi anni che ha attirato nuovi residenti sè fermata davanti al degrado Palermo, lo abbiamo scritto più volte, è brutta sporca e cattiva. Scollata, urbanisticamente e socialmente. Le "cento città" tenute forzatamente insieme dentro la tramatura urbanistica continuano a esistere senza coesistere. Ognuna per conto proprio in ordine sparso. Lunico amalgama è quello dei disservizi e della sporcizia. Poco per intravedere un futuro possibile. Uno dei primi obiettivi individuati da Italia nostra, capofila dellincontro, è la saldatura della faglia che allontana sempre più il centro dalle periferie, e le periferie tra loro. «Palermo deve tornare a essere una e policentrica», dice Piero Longo presidente della sezione palermitana. Ogni luogo cambia i connotati - spesso in maniera invisibile e indolore, talvolta in maniera vistosa e violenta - giorno dopo giorno. Fissando i paletti agli albori della seconda metà del secolo scorso, Palermo può essere un utile laboratorio per studiare le tappe del degrado. Tutto comincia con limpetuoso sviluppo edilizio degli anni Sessanta, il sacco orchestrato da Lima, Ciancimino e compagnia brutta. Nel giro di pochi anni la città Liberty, ammirata da tutta Europa, nonostante fosse di recente edificazione, viene azzerata. Cancellata con la forza delle bombe e delle minacce, per fare posto a orrendi casermoni, funzionali a quellinurbamento selvaggio iniziato con "lapertura" di mamma Regione. E il cemento come si sa, trascina dietro profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali. Poi negli anni Sessanta sono le automobili a invadere ogni spazio, contendendo alla gente le arterie viarie e perfino i marciapiedi; negli anni Ottanta i bar e i negozi storici vengono sfrattati dalle jeanserie. Gli anni Novanta sono caratterizzati dai silos, dai recipienti sui tetti e dalle rivolte per la sete. Questo mentre il territorio costiero viene devastato dalle migliaia di ville, in gran parte abusive. Il terzo millennio si presenta con le fauci devastatrici del punteruolo rosso che cancella in pochissimo tempo migliaia di palme simbolo della nostra mediterraneità, mentre sul fronte della notte, il buio dei secoli precedenti lascia il posto ai luccichii di centinaia di pub e locali vari, che se da un lato rivitalizzano i quartieri vecchi e nuovi, dallaltro lato, portano un fastidioso strascico di decibel; musica a tutto volume, schiamazzi e karaoke contro cui è impossibile difendersi. In questa sorta di scadenzario del degrado mancano un paio anelli: i rifiuti e i crolli nelle strade fatiscenti, perché ci sono sempre stati. Una sorta di ritornello che fa da sottofondo alla nostra quotidianità. Come la mafia - con il suo rosario di stragi, intimidazioni e sporchi affari - terzo elemento di eterno disturbo. Il quarto, è il traffico, puzzolente e rumoroso, e il quinto, la smisurata quantità di dibattiti e chiacchiere sul risanamento del centro storico. Per fortuna le parole accumulate sul tema sono di materia degradabile, altrimenti ne saremmo rimasti irrimediabilmente sommersi. Nellultimo scorcio di secolo - in cui si è registrato un qualche risveglio dovuto alle iniziative delle giunte Orlando, seppure con i limiti degli interventi a macchia di leopardo - molti hanno fatto la scommessa di trasferirsi nel centro storico, convinti che il processo di migliorie avviato fosse irreversibile. Molti di loro oggi denunciano che la vivibilità è peggiorata, mentre sul fronte complessivo si assiste al rallentamento nelle ristrutturazioni private. Le varie discariche disseminate in piazze e vicoli visualizzano bene questo malessere. Lemblema è piazza Magione, dove accanto al prato verde ben curato fa mostra di sé una bella catasta di rifiuti nella parte non rifinita. La quantità di immondizia è il termometro che misura il livello di civiltà di un luogo. E di questi tempi Palermo ha un febbrone da cavallo. Il forum delle sei associazioni - con Italia nostra, Salvare Palermo, Fai, Dimore storiche, Amici dei musei e Anisa - ora torna alla carica per dettare nuove regole e innovative modalità di intervento. A cominciare dalle iniziative a costi sostenibili, come la creazione di una rete delle piazze per rendere fruibile quella stratificazione culturale che fa di Palermo un luogo della multistoria visibile (ad esempio Indipendenza, Parlamento, Cattedrale, Bologni e Vigliena-Quattro canti; oppure Politeama, Olivella, Massimo, San Domenico, Meli, Cala e piazza Marina). E ancora, spostare la centralità del futuro di Palermo dal centro antico a tutto lagglomerato; mettere in moto politiche di intervento armonizzando le problematiche con i vari assessorati che se ne occupano (giardini, viabilità, urbanistica, edilizia, annona, cultura). Il nuovo presidente nazionale di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino, che definisce Palermo la sua seconda città, ha tirato fuori una cartellina con lelenco di interventi che ritiene prioritari per ritornare sulla retta via: investimenti nelle strutture culturali; autonomia nella gestione dei musei e delle biblioteche, con la qualificazione di un intero quartiere contenitore di arte; finanziamenti alle compagnie teatrali e realizzazione di una sorta di casa degli artisti dove poter creare; il rilancio dei Cantieri culturali della Zisa; un ente autonomo pubblico-privato per sostenere il sistema delle duecento ville cittadine, e così via sognando. Anche la luna era un sogno. Chissà.
PALERMO - valorizzare le ville per risanare Palermo
Palermo è una città in declino, caratterizzata da un degrado urbano e sociale. La città è stata devastata dagli sviluppi edilizi degli anni Sessanta, che hanno cancellato la sua bellezza liberty e sostituito con casermoni funzionali a un urbanizzazione selvaggia. Negli anni successivi, la città è stata invasa dalle automobili e dai negozi di jeans, e negli anni Novanta è stata colpita dalla crisi economica e dalla devastazione del territorio costiero. Oggi, la città è caratterizzata da una grande quantità di rifiuti e crolli nelle strade fatiscenti, e da un traffico puzzolente e rumoroso.
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