Il nuovo presidente, ingegnere ma anche collezionista Non me laspettavo ma mi ha fatto piacere A Venaria sono nato e ho anche ricoperto il ruolo di consigliere comunale per il Pli a cui ero iscritto Amo il Rinascimento, è un interesse che vivo anche come unattività seria iniziata quando ero giovane, ai tempi del grande antiquario Pietro Accorsi «Conosco le problematiche tecniche del restauro, ma cercherò anche di tenere i conti in ordine e di promuovere il Centro fuori dItalia. Uscendo dallautoreferenzialità e tentando strade nuove, per esempio quella dellarte contemporanea». Lingegnere Luigi Quaranta, 67 anni, laurea al Politecnico di Torino nel '69 e titolare dal '70 di uno studio di progettazione coinvolto nei grandi interventi urbani, dallo Stadio delle Alpi allampliamento di Caselle, al cantiere della Metropolitana, ma anche collezionista di arte antica, è da ieri il nuovo presidente del Centro di Restauro della Venaria. La sua nomina, proposta martedì in una lettera del ministro Bondi (Quaranta rappresenta già il ministero per i Beni culturali nel Consorzio della Venaria) e approvata dalla presidente Bresso, è stata confermata ieri dal collegio dei soci fondatori. Si conclude così una querelle che ha contrapposto nei mesi estivi due candidati, il presidente uscente Carlo Callieri, riproposto da Mercedes Bresso, e Toto Bergamo Rossi, veneziano titolare di una ditta di restauro ed esperto di found rising nel settore del patrimonio culturale, voluto invece da Sandro Bondi. Nessuno dei due contendenti era intenzionato allinizio a fare un passo indietro, poi la decisione di annullare il tutto e individuare un terzo nome. Ingegner Quaranta, si aspettava lincarico? «Non particolarmente, avevo detto che ero disponibile ma niente di più. Poi, ieri mattina, mi hanno chiamato lassessore Oliva e quindi la presidente Bresso, per dirmi che il ministro aveva fatto il mio nome. La cosa mi fa piacere, perché a Venaria sono nato e ho anche ricoperto il ruolo di consigliere comunale per il Pli, a cui ero iscritto. E mi diverte anche un po». Per quale motivo? «Guardi, ho fatto lingegnere in tante opere, sono stato direttore dei lavori della Metropolitana e coordino tuttora la linea 1 fino al Lingotto, ho realizzato la pista del bob a Cesana, ma ho due anime. Laltra è quella del collezionista di antichità, in particolare amo il Rinascimento. È per me una passione, che vivo però anche come unattività seria, iniziata quando ero giovane. Allora mi interessava il Settecento, che ho avuto modo di conoscere ai tempi del grande Pietro Accorsi. Finora sono stato fruitore del restauro, ora la situazione cambierà». Quale sarà il suo apporto al Centro di Venaria? «Vorrei portare ossigeno alle casse, cercando di avere una visione più pratica, prendendo decisioni coraggiose e originali. Bisogna insomma osare, cercare lavoro anche fuori dal Piemonte, magari allestero. Ho rapporti con gli ambienti di Parigi, ma si potrebbero avere contatti, faccio un esempio, con il Mart di Rovereto, e se non è una residenza sabauda pazienza». Intende dire che finora si è rimasti un po troppo legati al territorio e allantico e che sarebbe bene rivolgersi al contemporaneo? «Guardi, non sono un esperto di quel settore, sono stato però per due mandati nel consiglio di amministrazione del Castello di Rivoli. E posso dire che il primo dei centri di restauro che riuscirà a mettere le mani sul contemporaneo aprirà la strada per un nuovo mercato. È un settore complesso, ancora un po da inventare, in cui si trova la plastica al posto dei materiali tradizionali. È ora di pensare alle opere dalla metà del '900, come i sacchi di Burri, che possono iniziare ad aver bisogno di cure. Bisogna insomma aprire vie nuove, anche non canoniche, e uscire dallautoreferenzialità».