Tra la fine dellOttocento e i primi anni del Novecento, una delle gite preferite dagli appassionati dellarte e della montagna era il Castellaccio, ovvero il Castello di San Benedetto, edificato dai Normanni sul Monte Caputo nel dodicesimo secolo. La storia di questo sito, che si trova tra Monreale e San Martino delle Scale, è strettamente legata alla fondazione del Club alpino siciliano, che per festeggiare i suoi centodiciassette anni, propone una due giorni di convegni, visite e scoperta, che si terrà sabato e domenica e permetterà di scoprire questo luogo: unica raccomandazione, considerare che il Castellaccio è raggiungibile solo a piedi, con una breve camminata di una ventina di minuti. Il Cas venne fondato da cinque liceali siciliani appassionati darte e natura: tra di loro cera anche il giurista e filosofo Francesco Orestano, che aderì insieme ad alcuni familiari. Si appassionarono alle vicende dellassociazione, anche grazie alla rivista "Sicula", Minà Palumbo, Giuseppe Pitrè, Alessio Di Giovanni. Fu in questo clima e con queste illustri presenze che il Club pose le sue basi patrimoniali nel 1897 e decise lacquisto del Castellaccio, che venne venduto allassociazione dal ministero della Pubblica istruzione. Il Castellaccio che si trova a più di settecento metri daltezza, è oggi un sito quasi totalmente recuperato, grazie anche allintervento dei recenti restauri che ne hanno permesso il ripristino delle pavimentazioni e delle coperture. Una struttura particolare, che domina dalla sua sommità la città di Palermo e che dallesterno appare una fortezza, mentre il suo interno è un luogo sacro. Ledificio, infatti, è diviso in tre parti: la chiesa, il monastero e il chiostro. Sulla sua origine, le notizie sono incerte: alcuni storici ne fanno risalire la sua fondazione al re Guglielmo secondo, alla fine del 1100. Tra le prime destinazioni duso ipotizzate cè quella di infermeria per i monaci convalescenti di Monreale. Dellappartenenza alla Chiesa di Monreale si ha invece certezza, grazie ad un documento importante, la bolla di Papa Urbano V del 7 marzo 1370: documento che è una querela contro Giovanni Chiaramonte, per le devastazioni prodotte nel castello dai suoi soldati, imponendogli di provvedere immediatamente alle necessarie riparazioni. Unaltra data, il 1393, lega la fortificazione alla presenza dei soldati di Re Martino, e dopo tale data ben poco si sa delle vicende del monumento, dove con molta probabilità tornarono successivamente ad abitare i monaci benedettini. Il monumento era già in completa fase di abbandono sul finire del Cinquecento, ed è poco più di un rudere quando viene acquistato dal Cas, che rimuove immediatamente le macerie, riattiva la cisterna dellacqua, ricopre una parte degli ambienti, restaura la torre di levante e ricostruisce la scala dingresso. Consolidate le murature per iniziativa della Soprintendenza, il Castellaccio attende adesso solo i nuovi infissi, e intanto con questa iniziativa ne rilancia la presenza e limportanza. Mario Crispi, presidente del Club Alpino Siciliano dice: «Il Castellaccio sarà inserito nel circuito del Duomo e Abbazia di San Martino delle Scale, e daccordo con Casteldaccia, nel circuito dei Castelli siciliani». Sabato alle 10,30 si terrà un convegno con specialisti, domenica appuntamento a Portella San Martino, la risalita, con linaugurazione della mostra fotografica darchivio curata da Cinzia Garofalo e alle 15,30 il concerto di Oriana Civile e Maurizio Curcio: Lingresso è libero.