«I finanziamenti della Legge Speciale per Venezia vanno svincolati dal patto di stabilità, è da settembre infatti che la Regione e il Comune non ci passano un centesimo. Ma con le imprese siamo esposti per venti milioni di euro che nei prossimi mesi saliranno ad almeno ventisei e ad oggi non sappiamo ancora quando e come ci arriveranno i 28 milioni di euro stanziati dal Comitatone. Il che ci impedisce di programmare gli interventi da fare». Dalla Scuola Grande di San Rocco, dove ieri si è svolto il convegno «Manutenzione e Innovazione» voluto dall'Ance in collaborazione con Fassa Bortolo, il presidente di Insula Giampaolo Sprocati ha lanciato l'allarme sul sofferente bilancio della società legato a doppio filo ai fondi pubblici della Legge speciale. Una emergenza rilanciata, ieri, anche dal sindaco Massimo Cacciari che ha ribadito la necessità di «rifinanziare e riformulare la legge per consentirci la programmazione delle opere». Il primo cittadino e il presidente di Insula tornano dunque ad evidenziare il nodo delle risorse quale primo ed effettivo problema cui far fronte per assicurare la manutenzione di Venezia. Quanto già programmato ha aggiunto Sprocati verrà in ogni caso realizzato (dalla manutenzione ordinaria agli interventi al Lido, Pellestrina e Burano) ricorrendo ai mutui bancari: «Ciò significherà indebitarci di altri 150 mila euro per via degli interessi passivi, ma non abbiamo scelta ha spiegato Sprocati, questi sono i problemi all'ordine del giorno che ci impediscono di trasformarci in una società di manutenzione programmata come è nei nostri obiettivi». Mentre dalle istituzioni cittadine arriva un nuovo Sos finanziario. le imprese puntano invece l'attenzione sulla necessità di dare vita ad una «filiera del restauro» che consenta di unire le forze per realizzare le opere necessarie alla città lagunare. A proporla è Lionello Barbuio, presidente dell'associazione veneziana dei costruttori edili: «E' giunto il momento di pensare ad altre forme di finanziamento oltre a quelle di provenienza pubblica ha detto Barbuio ma per farlo occorre che le forze politiche ed economiche facciano fronte comune, servono sinergie e non contrapposizioni. Gli imprenditori capaci e disponibili ci sono solo se indirizzi e obiettivi sono chiari. A questo scopo propongo l'istituzione di un tavolo comune». L'idea di un organo che sovrintenda e coordini tutti gli attori in campo in modo da far fruttare strategie e interventi ha trovato l'appoggio di Paolo Fassa, presidente della ditta Fassa Bortolo che con l'amministrazione veneziana ha in essere una convenzione triennale per la manutenzione della città ma è stata tuttavia accolta tiepidamente per non dire bocciata dal sindaco Cacciari quale «ripetizione» di strutture già esistenti preposte a questo scopo: «Volete fare un ulteriore organo di raccordo? Fatelo ma allora eliminiano tutti quelli che già abbiamo altrimenti invece di semplificare complichiamo ulteriormente le cose. C'è la Commissione di Salvaguardia, c'è la Soprintendenza, mi pare non sia un problema di regia, ma di risorse. E non vedo all'orizzonte grandi spiragli: noi tutti d'accordo continueremo a chiedere e a Roma tutti d'accordo continueranno a non dare».
VENEZIA - La proposta Dall'Ance Tavolo unico per i restauri Cacciari: inutile
La Regione e il Comune di Venezia non hanno più fondi per la manutenzione della città, a causa della Legge Speciale per Venezia. I finanziamenti vanno svincolati dal patto di stabilità, ma non ci sono ancora informazioni su quando e come arriveranno i 28 milioni di euro stanziati. Il presidente di Insula, Giampaolo Sprocati, ha lanciato l'allarme sul bilancio della società legato ai fondi pubblici. Il sindaco Massimo Cacciari ha ribadito la necessità di rifinanziare e riformulare la legge per consentire la programmazione delle opere. Le imprese hanno proposto l'istituzione di un tavolo comune per coordinare gli attori in campo e dare vita a una filiera del restauro.
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