Quattro punti chìari e definiti. «Ecco l'elenco di ciò che dovrebbe contenere la legge speciale per Firenze». Li snocciola uno ad uno: col suo modo spiccio di spiegare le cose. Il sindaco non vuoi sentir parlare di baruffe, polemiche, di non condivisioni e di «tecnicismi fuori luogo». Matteo Renzi è completamente soddisfatto e definisce «un ottimo incontro» quello che, alle 15,30, si è concluso in Sala di Lorenzo, a Palazzo Vecchio. Un incontro (che si ripeterà il 19 novembre) al quale Renzi aveva invitato i parlamentari fiorentini e i capi-gruppo in consiglio comunale (di tutti gli schieramenti politici, Lega esclusa perché non ha un rappresentante locale). «Un incontro ottimo con tutti i parlamentari convinti che riusciremo ad arrivare presto a un provvedimento speciale per Firenze», dice Renzi. Che addirittura parla di un asse di accordo fra Pd e Pdl, con le varie proposte di legge, «quella Amato, quella Realacci-Migliori e il lavoro di Nardella, da prendere seriamente in esame». Meno compiaciuti, e scarsamente ottimisti sulla possibilità concreta di realizzaré una legge speciale che contribuisca alla rinascita, della città, i parlamentari Francesco Rosi (Udc), Michele Ventura (Pd) e Fabio Evangelisti (Idv). Ciascuno esprime un'idea, opinioni nettamente diverse fra loro Evangelisti parla addirittura della legge speciale come di «propaganda a basso costo». Bosi, pur favorevole, afferma «che non sarà facile avere risorse per Firenze: oggi è difficile immaginare una legge speciale perché darebbe la stura a una catena di Sant'Antonio di richieste da tutte le altre grandi città». Ventura parla di una legge speciale «di nuova generazione, da collegare non tanto alla Finanziaria ma al federalismo fiscale», definisce l'incontro «uno scambio utile sui vari strumenti utilizzabili», sebbene sia molto scettico sulla risposta del governo riguardo ai 100 milioni di finanziamento annui previsti dalla proposta Amato. Renzi su queste perplessità taglia corto: «A noi non interessa se sarà una legge speciale o una legge quadro, non interessa sapere qual è la soluzione tecnica e giuridica spiega il sindaco. L'importante è trovare risorse e strumenti per restituire a Firenze ciò che la città ha dato e dà allo Stato, come già accade per Roma e Venezia». «Siamo a chiedere che una promessa fatta dal presidente del consiglio Berlusconi e poi ribadita dai sottosegretari Letta e Bonaiuti, si trasformi in un fatto spiega Renzi - Firenze riceve dal governo centrale meno di quanto dà». E qui si arriva al dunque. Non parla di grandi finanziamenti, ma enumera i quattro punti dei quali vorrà discutere al tavolo Comune-Governo «che nei giorni prossimi Bonaiuti dovrebbe convocare con il ministro per i Beni culturali Bondi». «Per prima cosa spiega Renzi chiediamo che i beni del demanio inutilizzati (come le molte caserme) vengano restituiti alla città: la mia idea è di realizzare in quei contesti, centri urbani sostenibili, con appartamenti da dare in affitto alle giovani coppie, asili nido e aree verdi». Al secondo punto; in materia di beni culturali; il sindaco chiede l'istituzione del biglietto unico per i musei (i più frequentati sono statali, Uffizi e Accademia) e che una parte degli introiti torni alla città: «Per fare questa operazione serve una legge del governo centrale». Al terzo punto, la regolamentazione del commercio «con sospensione della legge Bersani» che ha consentito l'apertura incontrollata di troppi esercizi «scarsamente qualificanti» per il centro storico fiorentino. Il riferimento evidente ai vari kebab e minimarket con aperture notturne. Quarta proposta: il capitolo delle infrastrutture che prevede anche le tecnologie e l'Arno. Ma soprattutto (la realizzazione della tangenziale Ovest che Firenze, unica città in Italia, non ha». «Per la tangenziale servirà il finanziamento dello Stato dice Renzi , ma sono briciole per il Governo».