DOPO uno stallo durato quasi due anni, da quando cioè il sindaco Cammarata bloccò senza motivazioni la nomina degli esperti per la revisione del Piano Particolareggiato Esecutivo, il dibattito sul Ppe sembra finalmente avviato. Nei giorni scorsi lassessore al Centro storico Maurizio Carta ha infatti diramato una nota con dieci punti programmatici su cui dovrebbe appuntarsi lopera di rilettura dello strumento urbanistico firmato nel 1990 da Leonardo Benevolo, Italo Insolera e Pierluigi Cervellati, entrato in vigore nel 1993 e nel frattempo giunto a scadenza. Si tratta di un passaggio fondamentale anche per leggere quel Piano in una prospettiva storica. Al momento della sua approvazione, il Ppe venne infatti battezzato da un dibattito acceso tra chi vedeva nel criterio del restauro conservativo esteso allintera città antica, sulla base della mappa catastale del 1881, la strada maestra per preservare il centro storico dalla speculazione e preservarlo nella sua memoria stratificata, e chi accusava invece quella metodologia un eccesso di rigore teorico di imbalsamarlo in un passato astratto. U NA CONTRAPPOSIZIONE NETTA - più di quanto non suggerisse la cultura urbanistica di quegli anni - a cui non giovò il clima polemico che caratterizzava la stagione politica segnata dalle giunte cosiddette anomale guidate da Leoluca Orlando, che del Piano si erano fatte promotrici e garanti. A distanza di quasi ventanni dalla sua presentazione, il Ppe mostra oggi tutti i suoi meriti ma anche i suoi limiti: le norme di salvaguardia basate sullanalogia con i principi generali del restauro hanno infatti preservato i quattro mandamenti da interventi invasivi, sbloccando nel primo periodo una serie di operazioni di recupero, anche di edilizia residenziale minore, che però hanno segnato una mappatura disorganica, a macchia di leopardo; ma lincremento della popolazione residente è rimasto un obiettivo mancato (20 mila gli abitanti attuali, contro i 50 mila auspicati dal Piano sul medio e lungo periodo), e soprattutto lassenza di un piano dei servizi - mobilità, infrastrutture, percorsi, verde - ha finito col concentrare sugli interventi edilizi la maggior parte delle attenzioni e delle risorse. Quella stagione si è esaurita già da anni, senza che si sia prodotta una reale integrazione tra il tessuto del centro storico e quello, più ampio, del resto della città; né questo raccordo è stato facilitato dalla disgraziata vicenda del Piano regolatore generale, affidato dalla giunta Orlando a Cervellati e stravolto dalla Regione al punto da rendere inservibile limpianto originario, coerente sullintera scala urbana alla filosofia conservativa del Ppe. Difficile quindi non concordare con Carta quando indica, tra i punti cardine di una rinnovata strategia per il centro storico, quello di una visione unitaria che lo leghi a una realtà urbana diventata, negli ultimi ventanni, ulteriormente frastagliata e contraddittoria e oltretutto non regolata da nessuna visione dinsieme; anche se il riconoscimento di questo necessità implica, in termini di metodo, una nuova messa a punto di quegli strumenti urbanistici come lo stesso Prg che, benché di recente approvazione, sono tuttavia privi di reali capacità dindirizzo, e un confronto con le altre pianificazioni - il Piano regolatore del porto, il Piano strategico - di cui Palermo dovrebbe dotarsi in tempi relativamente rapidi. Aldilà delle linee generali (una mobilità compatibile con lantico tessuto urbanistico, lavvio dei processi di pedonalizzazione, una politica di incentivazione e di sgravi per la residenza e il commercio) e sugli strumenti atti a perseguirle, quello che la revisione del Ppe dovrà mettere a fuoco è dunque il ruolo della città antica nel contesto urbano attuale e futuro: quali funzioni (residenziali, turistiche, culturali amministrative, commerciali) dovrà ospitare e con quali equilibri, con la consapevolezza di trovarsi di fronte a un sistema comunque fragilissimo: dopo il recupero della stecca di via Beati Paoli che costeggiava il mercato del Capo, le attività commerciali in quel tratto di strada si sono contratte sino a sparire, senza una significativa compensazione degli insediamenti abitativi. Un esempio, questo che illustra la necessità di operazioni di recupero condotte su più piani affidando al pubblico una regia complessiva, magari con dei piani pilota come prevedeva, in passato, il Piano Programma redatto da De Carlo, Di Cristina, Samonà e Sciarra (1980) con una puntigliosa individuazione delle destinazioni duso dei singoli fabbricati. Sotto questo aspetto, il Ppe presenta un impianto tanto severo nella normativa di salvaguardia quanto paradossalmente debole nelle indicazioni progettuali. In particolare per quanto riguarda le ampie lacune del tessuto urbano determinate da bombardamenti e crolli, dove la sola indicazione del restauro conservativo si è rivelata insufficiente a invertire le slabbrature, permettendo nei casi di edilizia minore vere e proprie ricostruzioni "in stile" (delle vere e proprie copie, cioè) e bloccandosi dinanzi ai casi di maggiore importanza storica, quando il ruolo di quinta e cerniera cittadina avrebbe potuto legittimare lintervento dellarchitettura contemporanea e della sua capacità di leggere e ricucire i vuoti, come del resto è avvenuto in molte città europee, più raramente in Italia e ancor più di rado a Palermo (con due eccezioni significative: il palazzo Amoroso a piazzeta Santo Spirito della studio B. B. P. R. e la nuova Pretura dello studio Monaco). Su questo punto, allepoca molto discusso, le note di Carta sembrano aprire a una possibile revisione individuando nei concorsi internazionali tante volte auspicati il meccanismo di controllo qualitativo. Anche se in una situazione di emergenza continua e di degrado come quella attuale, ci sono forse i presupposti perché il dibattito sia finalmente avviato in termini operativi e, si spera, meno rigidi rispetto a ventanni fa.
PALERMO - Quale centro storico nella città nuova
Il dibattito sul Piano Particolareggiato Esecutivo (Ppe) di Palermo sembra finalmente avviato. Lassessore Maurizio Carta ha presentato una nota con dieci punti programmatici per la rilettura dello strumento urbanistico. Il Ppe, approvato nel 1993, è stato criticato per la sua metodologia conservativa e per aver concentrato le attenzioni e le risorse sugli interventi edilizi, senza un piano dei servizi. La revisione del Ppe dovrà mettere a fuoco il ruolo della città antica nel contesto urbano attuale e futuro. Il testo del Ppe presenta un impianto severo nella normativa di salvaguardia, ma debole nelle indicazioni progettuali.
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