Zero offerte per il Margherita? Emiliano: "Non voglio negozi" "Mi rivolgerò allagenzia del Demanio per verificare altri modelli" Fuori i mercanti dal tempio della cultura. È del futuro del Margherita che si parla e il sindaco Michele Emiliano respinge con fermezza anche la sola ipotesi che, allinterno del palcoscenico costruito sul mare, possano esserci un giorno dei negozi. «Sarebbe una cosa raccapricciante» dice il primo cittadino, pronto a rimboccarsi le maniche per individuare una soluzione per il recupero del teatro. Sempre che il bando in project financing - in scadenza sabato a mezzogiorno - per il completamento del restauro e la successiva gestione trentennale del Margherita vada deserto. Le ripetute proroghe decise dalla direzione regionale per i Beni culturali sembrano, del resto, prefigurare questo scenario. Ed Emiliano aggiunge di «aver avuto limpressione, attraverso alcuni confronti con degli operatori teatrali e culturali cittadini, che loperazione sia stata giudicata antieconomica. Nessuna compagnia barese, mi è parso, pensa di potersi assumere i costi del restauro e gli oneri della gestione. Nasce da qui, insomma, la mia sensazione che il bando potrebbe andare deserto». E, in questipotesi, anche per il suo ruolo di presidente della Fondazione lirico sinfonica, Emiliano si dice pronto a mettersi al lavoro. «Se il Margherita non dovesse destare gli interessi del mercato, e di questo potremo avere definitiva contezza solo alla scadenza del bando, mi rivolgerò allAgenzia del Demanio per verificare la praticabilità di altri modelli di gestione tra i privati e la stessa Fondazione lirico sinfonica». Che non per caso riporta la dizione "Petruzzelli e teatri di Bari". Ma qui lidea di Emiliano si fa decisamente più strutturata, immaginando un polo nel nome della cultura. «Premesso che sono convinto dellassoluta necessità che il Margherita debba restare un teatro, nulla vieta di immaginarlo come un contenitore culturale multifunzionale. In questo senso credo che potremmo progettare, attraverso un accordo con il Demanio che ne detiene la proprietà, un riuso dello stesso palazzo dellex mercato del pesce, proprio di fronte al teatro». E non solo. «Nelleconomia di questo polo culturale occuperebbe un ruolo anche la sala Murat: sono convinto che questi tre volumi vadano interpretati insieme, secondo uno schema espositivo, museale, teatrale e anche di intrattenimento. La progettualità di questi tre segni architettonici sul territorio urbano va immaginata anche con un occhio ai flussi turistici. Penso, per capirci, che in uno di questi spazi potrebbe trovare una più degna collocazione il museo civico, reinventato a dovere per raccontare la storia della città». (a.d.g.)